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272 pages, Paperback
First published January 27, 2020

Il libro che mi ritrovo a commentare per voi del bunker è stato scritto da un’autrice di tutto rispetto: Nicoletta Vallorani. Una donna dai mille talenti che si è distinta nel campo della scrittura sperimentando diversi generi: noir, fantasy, saggistica, libri per bambini e, ultima ma non per importanza, la fantascienza.
Con il romanzo “Il cuore finto di DR” è stata la prima donna ad aggiudicarsi la vittoria del Premio Urania del 1992.
Con queste premesse capirete che le mie aspettative sono schizzate alle stelle e non vedevo l’ora di colmare questa mia lacuna.
Milano. La città è buia e assediata da una fitta nebbia che genera un’atmosfera nefasta. Nigredo ha il doloroso compito di investigare sul ritrovamento di decine di corpi di donne ammassati nella zona dei campi industriali. Coinvolgerà Olivia, una sopravvissuta ad esperienze inenarrabili e sua anima affine, il freddo distacco che la caratterizza le permette di analizzare la situazione guardando in faccia il degrado di una società che si trincera dietro leggi “giuste”, ma fomentando l’illecito.
Presto si troveranno in una spirale di violenza e drammaticità che li guiderà a scoperchiare un vaso di Pandora dagli orrori indicibili.
Sulla trama non mi dilungo ancora perché altrimenti verrebbe a mancare quel pathos dovuto all’aspetto investigativo del romanzo, tuttavia vi dico che è ben organizzata.
L’aspetto distopico è dato – in particolar modo - dall’ambientazione: funestata da una lunga scia di sangue una Milano futuristica e funerea è la cornice ideale, una cittadina divisa dalla “Cinta” ovvero dall’edificazione di svariati muri che segnano il limite di demarcazione tra i bassifondi e i quartieri alti. È un whodunnit incline al lato fantascientifico o viceversa un distopico dalle tinte fortemente noir.
Olivia è un’eroina anticonvenzionale si barrica dietro ad una facciata impenetrabile che si è costruita a causa di un passato problematico, ma grazie all’alternanza tra prima e seconda persona singolare, riusciamo a scorgere una piccola scalfittura che nasconde una sensibilità senza pari.
Di Nigredo posso anticiparvi che è un personaggio coscienzioso e di grande carisma, mi ha sorpresa in positivo anche per i saldi principi e l’etica che lo contraddistinguono.
Anche se gli argomenti trattati non sono dei più lieti è innegabile il fascinoso nitore della scrittura della Vallorani pur avendo la brutalità di un proiettile, che colpisce rapido e micidiale, a tratti, sfiora il poetico. Personalmente non mi sono dispiaciute le elucubrazioni mentali della protagonista sul piano esistenziale, la Vallorani usa l’amarezza della voce (e delle esperienze) di Olivia per farsi portavoce di alcuni sacrosanti diritti della donna.
Mi rendo conto che un lettore in cerca di un libro dove colpi di scena e azioni si susseguono frenetici, potrebbe trovare questa scrittura ridondante e prolissa, sempre per lo stesso motivo, vi avverto che non troverete descrizioni dettagliate di squartamenti sanguinolenti o efferatezze, l’autrice semina allusioni e riferimenti abbastanza evidenti, poi sta al lettore mettere in moto l’immaginazione.
L’ambientazione italiana, il connubio vincente di noir e distopia, l’intreccio avventuroso e profondo per i messaggi che divulga fanno di “Avrai i miei occhi” un romanzo di straordinario pregio. Imperdibile.