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Nietzsche, il politeismo e la parodia

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Nella sterminata serie di esegeti di Nietzsche che si sono susseguiti, Klossowski ha qualcosa di per la libertà, per la capacità rabdomantica con cui si inoltra negli ingannevoli meandri degli scritti di Nietzsche. Qui, con gesto risoluto, sgom­bera subito il campo da interpretazioni tanto diffuse quanto fuorvianti, come quella erronea «del “superuomo” deliberatamente separato dal suo corollario, ossia la dottrina dell’eterno ritorno»: occorre infatti, anzitutto, «liberare opportunamente l’esperienza che porta il nome di Nietzsche sia dal suo contesto storico sia dalle manipolazioni di cui è stata fatalmente oggetto presso la posterità» – l’inevitabile prezzo che doveva pagare «un’anima condotta all’incandescenza». E incandescenti sono anche queste pagine di Klossowski, in una lettura di Nietz­sche dove s’intrecciano il recupero della dimensione mitica, il legame di reversibilità tra verità e finzione, la tensione tra il poeta, il filosofo e il profeta. Una lettura contrassegnata dalla complicità, e dalla piena identi­ficazione con un aforisma della «Gaia scienza»: «Noi senza patria siamo per razza e provenienza troppo multiformi e ibridi» – vale a dire, precisa Klossowski, «troppo legati a tutto ciò che è stato vissuto nel corso del tempo, esperito in luoghi diversi; insomma, troppo ricchi e quindi troppo liberi per rinunciare a questa ricchezza e a questa libertà in favore di un’appartenenza concretamente determinata dal tempo e dallo spazio».

116 pages, Paperback

First published January 1, 1963

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About the author

Pierre Klossowski

98 books141 followers
Pierre Klossowski (August 9, 1905, Paris – August 12, 2001, Paris) was a French writer, translator and artist. He was the eldest son of the artists Erich Klossowski and Baladine Klossowska, and his younger brother was the painter Balthus.

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Profile Image for Antonietta Florio.
85 reviews5 followers
April 21, 2021
PREMESSA. Ho letto la traduzione in italiano pubblicata da Adelphi Edizioni.
«Nietzsche è in balìa di una rivelazione inesplicabile dell’esistenza che non può esprimersi se non attraverso il canto e l’immagine. Dentro di lui è in corso una lotta fra il poeta e l’uomo di scienza, fra il visionario e il moralista, che cercano di screditarsi a vicenda. Questa lotta è suscitata dal senso di responsabilità morale nei confronti dei contemporanei; le diverse tendenze, le diverse inclinazioni che si contendono la coscienza di Nietzsche dureranno finché non si produrrà un fatto d’importanza capitale: Nietzsche si esteriorizza in un personaggio, una vera e propria dramatis persona: Zarathustra – personaggio che non è soltanto il risultato di uno sdoppiamento fittizio, ma è anche, in qualche modo, una sfida che il Nietzsche visionario lancia al Nietzsche accademico e uomo di lettere.» (P. Klossowski, Nietzsche, il politeismo e la parodia)

Il mito dell’eterno ritorno, il concetto della volontà di potenza, “Dio è morto”, sono alcuni degli argomenti per i quali Friedrich Nietzsche è noto. Argomenti che tuttavia – come osserva chiaramente lo scrittore e pittore francese Pierre Klossowski in Nietzsche, il politeismo e la parodia – contengono in essi altre tematiche, fra loro interdipendenti e, per ciò stesso, inscindibili.

Klossowski si richiama ripetutamente alla Gaia Scienza, pur appellandosi anche ad altri scritti del filosofo, la cui operazione esegetica risulta talvolta complicata e contraddittoria. Sin da subito, l’autore passa in rassegna il concetto di modernità nel modo in cui Nietzsche lo intende e che non ha nulla ha che vedere con il cosmopolitismo, bensì è inteso nel senso di una nuova possibilità di vivere. Anzi, «la conquista di una nuova possibilità di vivere».

La detta conquista s’intreccia con i conflitti sociali dei tempi moderni che hanno come unico, drammatico esito, la decadenza dei valori, il nihilismus, ragion per cui agli occhi di Nietzsche, il mondo moderno appare come «un intermezzo di tenebre». Una sorta di codice criptico, la cui decodificazione condurrà alla salvezza o, seguendo il pensiero degli umanisti, alla veritas. Questo salto temporale dal passato al sole dell’avvenire si regge sulla triade dell’istante, dell’oblio e del volere, che è l’origo del sapere e che, quindi, giunge a una gaya scienza

«che coincide con un recupero del passato, ma la cui gioia è quella della riscoperta non già di un passato storico propriamente detto, ma di un passato non storico dell’avvenire nel passato, del presente nell’eterno.»

Passato e presente si compenetrano e non possono emendarsi, giacché è impossibile vivere senza oblio e il presente si costruisce inevitabilmente sulle ceneri di ciò che è stato. Onde ne deriva che la storia si costruisce tramite atti di oblio e volontà creatrice.

In ciò s’inscrive l’eterno ritorno e l’esistenza condotta a un tempo nella storia e al di fuori di essa. Ciò che è stato una volta, potrebbe ripresentarsi ancora, e ancora. In tal senso il passato e il presente sono «la stessa e identica cosa», detentori di un valore e di un significato eternamente costanti, immutati.

Klossowski insiste sull’oblio nietzschano, in quanto proprio perchè l’io dimentica, esso vive la stessa vita innumerevoli volte, nello stesso identico modo e secondo le medesime modalità. E dell’eternità di questo modus vivendi non solo non ne avrà ricordo, ma non ricorderà neppure di averlo voluto:

«io non posso essere me stesso se non volendo liberamente la mia vita necessariamente rivissuta.»

Volere. Ma volere cosa? si chiede l’autore francese. Volere se stessi, nel quale trova legittimamente posto l’amor fati e la missione di Zarathustra consisterà nel conferire un senso nuovo a un mondo che dovrà essere nuovamente creato. A svolgere un ruolo cruciale, secondo Nietzsche, sono gli uomini contemplativi, i filosofi appunto, che spianano il cammino ai cosiddetti uomini d’azione, poiché questi, senza quelli, non potrebbero apporre un solo mattone nella costruzione di un fabbricato.

Tale pensiero acquista maggior forza se si considera che il filosofo dell’eterno ritorno – insignito della responsabilità morale nei confronti dei contemporanei di insegnare “l’ininsegnabile” – sostiene che la conoscenza trae la sua propria forza non nel baluginio della verità, bensì nella sua condizione inveterata, nel suo essere ormai profondamente radicata nella coscienza. La veritas rappresenta il massimo scopo che il pensiero cosciente (o gregario) debba prefiggersi di raggiungere, giacché è proprio questa aspirazione a costituire la ragione d’essere di detto pensiero.

Nella diatriba tra coscienza e pathos, e in definitiva fra impulsi la cui antitesi è ineliminabile, l’io vi si trova in mezzo credendo di avere libertà scelta, ma essendo in realtà costretto recitare una parte,

«poiché non siamo ciò che siamo; quindi a recitare la parte di ciò che siamo fuori di noi. Non si è mai dove si è, ma sempre là dove si è soltanto l’attore di quell’altro che si è.»

Allora, la domanda già posta del “volere che cosa?” si arricchisce di una risposta ulteriore, ovvero “il non voler altro che un ruolo”. E se la recitazione è l’esistenza stessa, se l’esistenza non è altro che l’eterno ritorno dell’identico di tutte le cose, di conseguenza vivere significa dovunque, nell’hic et nunc, fare dei sacrifici.

© Antonietta Florio
170 reviews1 follower
June 14, 2024
In queste pagine molto dense e ispirate K. tenta di unificare i vari momenti della filosofia di Nietzsche (eterno ritorno, volontà di potenza ecc.). Ne risulta l'esposizione di un pensatore che - in parziale accordo con la tesi di Lou Salomè - descrive la propria situazione esistenziale. S'intuisce che N. voleva giungere a una nullificazione dell'esistente per giungere a un perfetto stato dionisiaco, e che far questo egli dovesse sacrificare se stesso, al modo del Cristo crocifisso. In questo nulla del pensiero occidentale gli opposti si sarebbero fusi, distruggendo ogni sintesi razionale hegeliana per giungere, attraverso la nullificazione di Schopenhauer, a quella impronunciabile e indescrivibile cosa-in-sé indicata da Kant.
Profile Image for Graziano.
920 reviews4 followers
July 29, 2024
Accogliamo con favore ogni lettura o interpretazione o tradimento di Nietzsche, ma per elevarci nella nostra perenne amicizia stellare è sempre a lui, Nietzsche, che dobbiamo tornare.

"Continuamente un foglio si stacca dal rotolo del tempo, cade, vola via - e rivola improvvisamente indietro, in grembo all'uomo."

"Non si è mai dove si è, ma sempre là dove si è soltanto l'attore di quell'altro che si è."

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