Giudicare: un compito necessario e impossibile. Necessario perché una società non può lasciare senza conseguenze comportamenti incompatibili con la sua ordinata sopravvivenza. Impossibile perché non possiamo mai avere la certezza di riuscire a conseguire la verità. Da questa contraddizione nasce l’esigenza di stabilire un itinerario conoscitivo, il ‘processo’, ritenuto il metodo meno imperfetto per pronunciare una decisione giusta, che siamo disposti ad accettare pro veritate.
Una preziosa riflessione sul processo penale che ne analizza l’irrinunciabile funzione sociale, le scelte epistemologiche qualificanti, gli snodi fondamentali, le distorsioni della sua rappresentazione mediatica.
Limpido per chi approccia la materia, illuminante per chi opera nel settore. La prima lezione non ha carattere didascalico né meramente divulgativo: é un discorso elastico, critico, attualissimo. Ad esempio, davvero interessante é il rapporto tra processo e cognitivismo, tra cronaca giudiziaria e democrazia. Se ancora può parlarsi di giustizia senza ipocrisia e disillusione, le parole di cui abbiamo bisogno sono quelle di Glauco Giostra. Solo chi sa, può spiegare con orgoglio, può farsi capire con passione. Un minuscolo asse del ponte tibetano.