Wadhams è fondamentalmente un glaciologo con una forte preparazione in fisica. Questo saggio, a tratti pesante per gli argomenti, mai per la scrittura, è estremamente rigoroso e non fa che rimarcare quanto da tempo il mio spirito critico mi dice: non c'è più tempo per evitare l'eccessivo riscaldamento globale. Per eccessivo intendo ben oltre i 4°C che sono lo scenario peggiore del IPPC. Dovendo adempiere per lavoro al protocollo di Kyoto, strumento estremamente inefficace nel combattimento contro il riscaldamento globale di origine umana (in fondo è la compravendita dell'aria fritta, estremo successo del capitalismo finanziario) seguo da oltre un decennio la faccenda. Sebbene le previsioni di Wadhams possano apparire eccessivamente pessimistiche e in parte non si siano ancora avverate (prevedeva la riduzione della copertura del ghiaccio artico sotto 1 milione di kmq entro il 2020, cosa che non è ancora avvenuta) credo che non sia molto lontano dalla verità.
Specialmente quando parla della grande minaccia dei clarati, della liberazione nell'atmosfera di questo metano al momento trattenuto da gelo e pressione nell'artico. Il feedback positivo del riscaldamento globale che questa liberazione genererà nei prossimi due decenni, forse meno, avrà devastanti impatti su tutte le società umane.
Perché il bello dell'antropocene è che comunque vadano le cose, a essere minacciate sono le società umane, non la vita sulla Terra. Quella sopravviverà, ma quando saranno molto più diffuse di oggi le guerre e le migrazioni di decine di milioni di persone per fame e sete (oggi Siria, Libia, Mali, Ciad; domani Marocco, Bangladesh, Pakistan, Indonesia, Brasile, Filippine e probabilmente Spagna, Portogallo, Italia, Grecia) e una guerra nucleare sarà più di una concreta possibilità, non ci sarà via di fuga.
A differenza dell'autore, che propone interventi concreti e effettivi di sottrazione di CO2 dall'atmosfera, io non credo che questi saranno sufficienti ad evitare il riscaldamento globale o a contenerlo sotto i 6-8°C medi, ed oltre alla attiva riforestazione, specialmente nelle zone tropicali del mondo, nonché alla bioingegneria e al massiccio controllo delle nascite nelle nazioni sottosviluppate (brutto termine, ma rende bene il concetto dell'universalità della stupidità umana) servirà lo sviluppo di una diversa consapevolezza della vita e dell'evoluzione, e l'abbandono di ogni forma di religione, per uscirne più forti come umanità.
Insomma, ci attendono un paio di decenni interessanti, nel senso della maledizione cinese associata a questa affermazione. Oltre non mi pronuncio, perché non credo che camperò così a lingo.
Comunque, almeno in Italia, prepariamoci a dire addio all'abitabilità delle alte valli alpine e delle basse pianure. Prepariamoci a dire addio a Venezia (non serve il Mose, servirà il Noe) e alla pianura pontina, a Chioggia come a Comacchio, a Pisa come a vedere il mare fuori dalle mura di Lucca e di Milano.
Una ultima considerazione riguarda il perché non credo che verranno effettuati interventi di riduzione della CO2 e del metano emessi in atmosfera. Forse è un'idea un poco da complottari, però, chi ci guadagnerà dal cambiamento che sta sopravvenendo? Dove sono le grandi distese di terra che diventeranno abitabili nei prossimi decenni, col surriscaldamento globale? In Siberia e in Canada principalmente, e nessuno al momento ha la possibilità di sfidare o di contrattare da un punto di vantaggio o parità quelle che sono ancora le due maggiori potenze militari e nucleari del mondo, gli USA e la Russia. Ci hanno avuto in pugno per oltre mezzo secolo, e ci avranno in pugno anche in futuro, alla faccia di Cina e India.