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Percussor

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Reame Pisano, anno 1637. Trecentocinquanta anni dopo la vittoria di Pisa nella Battaglia della Meloria.

Un gruppo di nobili ordisce un complotto per rovesciare Banduccio III della Gherardesca, attuale sovrano ed erede di quell'Ugolino che trasformò l'antica repubblica marinara in un regno. Per metterlo in atto, convocano un potente negromante e incaricano Percussor, il più famoso sicario del reame, di recuperare gli "ingredienti" necessari a lanciare il sortilegio.

Spetta al colonnello dei Reali Moschettieri, il prode Manfredi Gambacorti, e al suo fido aiutante, il mago giudiziario Gentilini, risolvere l'intrigo, coadiuvati da una giovane sensitiva e da un sergente delle Guardie di Città.

214 pages, Paperback

Published January 1, 2019

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Marco Bertoli

106 books

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Displaying 1 - 4 of 4 reviews
Profile Image for Alessandra Les fleurs du mal blog.
371 reviews15 followers
February 21, 2020
Non so se tutti voi sapete che una delle mie passioni, oltre la lettura di horror e di gialli è quella per la storia.
Gli eventi cosi complessi spesso concatenati tra loro, forieri di conseguenze sociali ed economiche, mi hanno sempre affascinata.
Per me la storia segue un andamento affatto lineare, ma piuttosto una sorta di spirale che, quindi, può innalzarsi sia verso l'alto che verso il basso.
Questo comporta che in realtà accadimenti, fatti, prospettive e decisioni, si possano ripetere in modi sempre differenti all'uomo protagonista di questo viaggio, con la possibilità costante di effettuare, di volta in volta, scelte diverse.
Ecco il senso dei corsi e ricorsi storici di Gianbattista Vico.
E' la possibilità collegata al creativo talento umano, di superare le soglie della nostra avventatezza, delle nostre ossessioni proponendo decisioni diverse capaci, quindi, di creare scenari differenti e insegnamenti difformi.
Il concetto di ricorso storico ha quindi una valenza pedagogica; è l'intento di qualche arcana energia di insegnarci a vivere, di insegnarci la strada verso la consapevolezza dei nostri talenti e di mostrare anche la parte più oscura di noi stessi nella speranza che, una volta compresa, accettata e analizzata, possa essere superata e purificata.
La storia cosi considerata, non è affatto un insieme di fatti, seppur coerenti, totalmente slegati dall'uomo; non è una provvidenza o un elezione che ci tocca e ci sfiora.
E' piuttosto il palcoscenico laddove l'attore tenta, a volte senza speranza, di proporre una recitazione sempre più realistica, in cui possa finalmente emergere la verità dell'uomo.
E divenire quindi reale.
Fino a che non prendiamo coscienza del nostro essere protagonisti, la recita diviene artificio, illusorietà transitoria e una grottesca commedia dell'arte portata avanti da “sempliciotti”.
Da questa considerazione strana e forse “mistica” della storia ne consegue un fatto determinante per la letteratura mondiale: i corsi e ricorsi storici, ponendo di fronte sempre nuovi bivi, diventando sempre più simili a un libro game dove un dado lanciato nell'etere può decidere la nostra sorte, spiana la strada a una domanda annosa e foriera di interessanti spunti di riflessione: cosa sarebbe successo se?
La possibilità di immaginare una deviazione temporale alternativa è causata dalla concezione elastica appunto degli avvenimenti e del destino che, non è fissato con uno scalpello sulla pietra, ma è scritto da una matita che noi possiamo cancellare.
E per questo il nostro bravissimo menestrello (inizierò a chiamare ogni talento con questo nobile appellativo) elabora una realtà creata, appunto, da scelte diverse e che quindi, non è affatto alternativa, ma possibilità reale.
Due sono le linee temporali evidenziate.
La prima riguarda un contesto politico sociale diverso da quello che noi studiamo sui libri di storia: un diverso finale per la battaglia della Meloria.
Come dite?
Non la conoscete?
E cosa ci sto a fare io mio adorabile lettore?
Non solo per allietare queste fredde giornate ma, nel mio piccolo per erudirti!
La battaglia suddetta, da quel nome cosi evocativo fu una storica, nel senso di grandiosa e importante, battaglia navale che coinvolse la Repubblica di Genova e quella repubblica marinara di Pisa. Tutto avvenne nel remoto agosto del 1284 alle coste del porto pisano.
E perché è cosi storica?
Perché cotale battaglia indebolì di molto la nobile flotta pisana dando inizio, udite udite, al declino della sua potenza, durante tutto il medioevo. Questo declino non causò direttamente la decadenza della repubblica ma ne minò le fondamenta, facendo in modo che, le conseguenze più nefaste, poterono sbocciare un secolo dopo, con il fetido tradimento di un certo Giovanni Gambacorta.
Ecco che una semplice disfida dalle conseguenze non proprio brillanti, diede l'avvio a una seria di eventi decisero, in un secondo tempo, di un popolo.
E' il cosiddetto effetto farfalla.
E questo è il primo interessante insegnamento da ricordare: anche il più picoclo, inutile, miserevole evento, può creare uragani devastanti.

E cosi Pisa, indebolita nella reputazione inizia la sua lenta decadenza che la porta nel 1406 a essere assoggettata alla potenza di Firenze.
E fin qua ci muoviamo nel terreno impervio ma conosciuto dei fatti storici.
Il nostro Bertoli però, immagina un altro sfondo foriero di ulteriori cambiamenti sociali e politici: ossia che tale famosa battaglia riusci a onorare la meraviglia di Pisa e portandola a fondare un vero e proprio reame pisano retto dalla dinastia dei della Gherardesca.
E questa dimostrazione di forza avrebbe sortito un effetto farfalla al contrario: è Pisa a assoggettare la nostra Firenze governata dai mitici Medici.
Ecco che, il reame cosi raccontato, ha l'alone della forza indomita del mito.
Cosi come la Battaglia di Lepanto fu utilizzata per fini propagandistici, cosi la battaglia della Melora unisce il reame sotto l'egida del potere navale che rende Pisa regina dei mari a scapito della sua antagonista Genova.
E sapete qual'è la conseguenza sociale di un tale sicumero orgoglio?
Che non si teme più l'ignoto.
Un regno cosi forte, che ci vanta di una superiorità militare, è pronto si a cacciare ogni insidia nemica ma quella esterna, non interna.
Un popolo assoggettato a un mito si compatta e si rivolge infuriato a chi, quel mito tanta di demolirlo.
E' una sottile ma importante conseguenza.
Il popolo che si riconosce nella forza della bandiera, non ha bisogno di nemici interni per ricompattarsi, non si lacera internamente, ma sostiene il reame ostentando la sicurezza del vincitore. E sottomettendo le sue personali libertà in favore di tale orgoglio “nazionale”.
Un popolo che, a causa delle condizioni economiche non floride, rose dalla costante perdita di consenso e di lettiggitimatà del potere, vanno riportati all'ovile usando la formidabile arma del dissenso internmo; ogni alleanza per la rivendicazione dei diritti, è stracciata dall'idea che, un corpo pernicioso cresce nel suo interno.
Zitti tutti e palla al centro.
E' la spavalderia che permette al nostro regno di non demonizzare per nulla le forza arcane, ma anzi a usarle a proprio vantaggio.
Pisa o meglio il nostro reame pisano non disdegna per nulla la magia. Anzi assoggetta anch'essa in nome della conservazione di questo stato forte, sicuro e concentrato sulla meta: risplendere nella sua fulgida bellezza.
Ora, mi direte voi virgulti curiosi, ma la magia nel seicento era bollata come eretica!
Si e no.
Caria adorabili miei lettori, la verità è che, nel contesto del cattolicesimo, persino della controriforma furono due la concezioni della magia: una approvata dalla chiesa e messa al servizio dell'onnipotente, e una rifiutata come satanica.
E ovviamente la definizione di alta e bassa magia, dipendeva da un solo incredibile fatto: il ceto sociale.
La chiesa, infatti, durante tutto il 500 e il 600 si interessò di magia.
O meglio si interessarono le alte personalità di intellettuali cattolici, i nobili e le gerarchie ecclesiastiche di alta magia, contrapposta a quella popolare e dei settori considerati inferiori.
Un esempio?
Athanasius Kircher. Un gesuita.
Michelangelo Lanci. Diacono e prete.
Alessandro VII. Papa.
Giordano Bruno (nonostante la sua pessima fine) fu un domenicano.
Nonostante taluni veti sulla conoscenza (come si dimostra nella storia di Bruno) lo studio dell'ars proibita era accettata dai vertici del vaticano purchè restasse entro le rassicuranti mura delle sua dottrina, che essa non fosse diffusa a tutti, e non fosse usata come riconsiderazione dei ruoli sociali e come contestazione della stratificazione sociale.
Quindi restasse soltanto un mero diletto intellettuale.
Qualora lo studio esoterico potesse essere considerato mezzo per contestare la gerarchia sociale ( si pensi allo gnosticismo che demoliva l'idea di infallibilità papale e metteva in discussione il ruolo della confessione), beh allora doveva esser taciuta.
Pertanto, l'idea che la magia fosse accettata, non è affatto una fantasia. Solo che era tollerata dentro le mura del regno vaticano.
Trasportare tale regno, florido, sicuro, unito, compatto nel reame pisano è il solo unico volo pindarico di Bertoli.
Un regno che non temeva nulla poiché aveva dato prova e sfoggio della sua potenza.
E che però viene costantemente mincciato da cospirazioni, vendette, odi e tentativi di rovesciamento regio.
Ovviamente la ribellione era confinata nei ristretti lidi dei ceti alti.
Mai, mai dalla popolazione, sempre, sempre arrivata dall'elite al potere. Che un giorno si svegliava bella convinta di dover cambiare le carte del gioco.
Apparentemente.
O meglio cambiare il suonatore. Mai la musica.
Ecco che Percurssor inizia questa sua narrazione, raccontando, in fondo, ciò che ancora succede oggi: cambi di poltrone, omicidi di stato, duelli tra fazioni,, tutto a scapito dello spettatore medio.
Che anzi è marionetta nelle mani del potente.
Precurssor diviene, quindi, più di un libro di semplice evasione: è una narrazione romanzata sull'essenza della conoscenza storia, ossia la teoria dei ricorsi storici e narrazione del contrasto eterno tra potenti che litigano, che ci combattono, osservati da una popolazione che li osserva ma che resta sempre relegata agli angoli.
E sono contrasti osservati come fenomeni arcani, con riverenza, curiosità e meraviglia ma consci che sono troppo lontani da un vivere quotidiano abbellito da stenti e tentativi di sopravvivenza.
Il popolino è il pubblico che assiste allo spettacolo, capace di fissare il dito e mai la luna che lo stesso indica.
I miei complimenti a Bertoli per aver creato non solo una perfetta ucronia, ma anche per aver colto perfettamente quel senso si sconfitta di un popolo reso, costantemente e volontariamente, una massa disperata, che emerge lieve dal dal forte grido, tra le pieghe di un romanzo indimenticabile.



Profile Image for Caterina Franciosi.
332 reviews4 followers
October 23, 2020
LE RECENSIONI DE IL SALOTTO LETTERARIO
"Percussor" di Marco Bertoli è un appassionante giallo storico/fantasy ambientato nella Pisa del 1600, tra complotti, negromanti e duelli "cappa e spada" tipici dell'epoca. L'autore ha immaginato che Pisa avesse battuto Genova nella famosa Battaglia di Meloria, dando così vita ad un passato alternativo in cui Pisa ha acquisito sempre più potere fino a trasformarsi nel Reame Pisano, ora estesosi fino a comprendere quasi tutta la Toscana e governato dai discendenti di Ugolino della Gherardesca. In questo mondo ucronico, la magia fa parte della vita quotidiana, anche se non è affatto alla portata di tutti. Come spiega Marco Bertoli nella prefazione all'opera, la magia di "Percussor" non è "onnipotente, ma approvata e controllata dalla Chiesa, nonché regolata dalle leggi definite da un tal Galileo Galilei che, invece dell'astronomia, si è dedicato a studiare i fenomeni arcani".

Un romanzo particolare, dunque, quello di Marco Bertoli. L'autore mescola e dosa con estrema perizia dettagli storici ed elementi fantasy, creando un'opera sì fantastica ma totalmente verosimile. La magia fa parte del quotidiano, certo: Manfredi Gambacorti fa coppia con un mago e i nobili congiurati non esitano ad affidarsi alle arti negromantiche per detronizzare il Re. Tuttavia, ciò che appassiona e coinvolge maggiormente nel romanzo, è la storia vera e propria. Muovendoci nella Pisa del 1600 (l'autore si è infatti basato sulle mappe dell'epoca per ricreare l'ambientazione cittadina), i lettori non potranno fare a meno di appassionarsi al caso, agli intrighi di corte e alle indagini condotte da Manfredi e Gentilini. Insieme ai protagonisti, daremo la caccia al sicario Percussor, villain affascinante e senza pietà alcuna, e ci ritroveremo coinvolti nei famosi duelli "cappa e spada". Anche i dialoghi riecheggiano con eleganza e mai in maniera caricaturale lo stile e la parlata dell'epoca.

"Percussor" è un perfetto connubio fra storia, fantastico e "poliziesco", in cui emerge tutto lo studio e la passione di Marco Bertoli riguardo a Pisa e allo scenario alternativo che l'autore le ha cucito intorno con la precisione e la perizia di un sarto. Bertoli arricchisce l'opera di innumerevoli dettagli storici ma senza mai appesantire la narrazione o il ritmo degli eventi. Le scene descritte sono sempre vivide e immediate, ogni personaggio viene tratteggiato con empatia e con caratteristiche proprie.
"Percussor" è dunque il volume ideale per tutti quei lettori che amano tornare indietro nel tempo tra le pagine di un romanzo storico ben costruito e dalla trama ben architettata, senza disdegnare un'incursione nel fantastico.

Recensione completa: https://salottoletterario20.blogspot....
Profile Image for Franco Giacoia.
Author 5 books7 followers
June 19, 2022
La genesi di questo romanzo è riassumibile in un "what if?".
Sì, perchè l'autore (Marco Bertoli) ha immaginato un esito alternativo della battaglia della Meloria (lo storico scontro navale tra le repubbliche marinare di Genova e Pisa avvenuta nel Tirreno nell'agosto del 1284 e che portò al declino della seconda come potenza navale), secondo la teoria per cui il destino non è scolpito sulla roccia. Ed è così che Pisa è divenuta un reame potente sotto l'egida della famiglia Della Gherardesca, capace di sconfiggere Genova e assoggettare persino la medicea Firenze. Considerando i natali dell'autore, che male c'è in un pizzico di sano campanilismo?
L'originalità di questa ucronia sta soprattutto nella natura della magia, riconosciuta addirittura dalla Chiesa (e questo è tutto dire, visto che siamo nel 1600, quando per le pratiche occulte si rischiava il rogo come niente), purché circoscritta in una ristretta cerchia di "uomini degni".
Tra intrighi, omicidi, rapimenti, tradimenti e pratiche negromantiche c'è Percussor, l’assassino. "Un mito di cui nessuno conosceva età, aspetto e dove si nascondesse. Voci insistite lo volevano risiedere nella capitale, ma in ogni città o vico sperduto era possibile lasciare l’offerta d’ingaggio. Il suo stiletto intinto nell’aconito aveva condotto a morte prematura mogli fedifraghe e rivali d’affari, risolto dispute dinastiche e successioni a importanti cattedre ecclesiastiche. Un uomo apparso dal nulla e asceso all’empireo dei sicari di professione. O forse una guerriera proveniente dal leggendario Zipangu?"
Profile Image for Debora Parisi.
Author 29 books32 followers
May 13, 2023
Conoscevo Bertoli grazie ai suoi racconti e fon da subito ho percepito il suo amore per la storia.
"Percussor: i delitti del reame pisano" è un interessante patchwork che mescola poliziesco, fantasy e uctonia storica.
In questo mondo Pisa è diventata una superpotenza del mediterraneo e la Chiesa ha accettato l'introduzione della magia nella vita quotidiana purché le pratiche siano approvate dalla legge.
La storia gira attorno a dei misteriosi delitti in cui è implicato Percussor, il sicario più famigerato del regno, e una società segreta di nobili dalle intenzioni non proprio sante.
L'autore ha saputo ricreare un'ambientazione unica, si riesce a percepire tra le pagine la città seicentesca, e lo stile accattivante cattura il lettore fino sull'ultima pagina.
Un punto che potrebbe risultare problematico per alcuni lettori non avezzi riguarda i diversi punti di vista che donano un panorama ampio della psicologia di ogni personaggio.
Nel complesso un fantasy interessante è originale per il panorama italiano.
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