Perché alla fine del 1999 non fu possibile costruire un corridoio umanitario per far rientrare in Italia da Hammamet Bettino Craxi, gravemente malato, e farlo operare e curare in un centro specializzato senza che fosse arrestato? «La mia libertà equivale alla mia vita», dirà fino all’estremo il leader socialista per spiegare il rifiuto di accettare il carcere e la decisione di restare in Tunisia, dove muore il 19 gennaio 2000. Nel resoconto della trattativa, oltre ai familiari del leader socialista si affacciano il governo, il Quirinale, il Vaticano, l’America e la Cia, i magistrati di Mani pulite e i socialisti dispersi dall’inchiesta su Tangentopoli. Il caso Craxi rappresenta l’ultimo scorcio del Novecento italiano, sospeso tra la caduta del Muro di Berlino, il crollo della Prima Repubblica e l’alba dei poteri forti che s’impongono all’inizio del nuovo secolo.
Marcello Sorgi (Palermo, 31 marzo 1955) è un giornalista italiano. Ha conosciuto e intervistato quasi tutti i leader della Prima, Seconda e Terza Repubblica. Scrive per «La Stampa», giornale che ha diretto per sette anni. È stato direttore anche del Tg1 e del Giornale Radio Rai. Ha pubblicato La testa ci fa dire. Dialogo con Andrea Camilleri (Sellerio 2000), Edda Ciano e il comunista (Rizzoli 2009), Le amanti del vulcano (Rizzoli 2010), Il grande dandy (Rizzoli 2011), Le sconfitte non contano (Rizzoli 2013) e Colosseo vendesi (Bompiani 2016). Nel 2008 ha curato la mostra fotografica Il secolo dell'Avvocato, dedicata a Gianni Agnelli. Per Einaudi ha pubblicato Presunto colpevole. Gli ultimi giorni di Craxi (2020)
Risvolto Perché alla fine del 1999 non fu possibile costruire un corridoio umanitario per far rientrare in Italia da Hammamet Bettino Craxi, gravemente malato, e farlo operare e curare in un centro specializzato senza che fosse arrestato? «La mia libertà equivale alla mia vita», dirà fino all'estremo il leader socialista per spiegare il rifiuto di accettare il carcere e la decisione di restare in Tunisia, dove muore il 19 gennaio 2000. Nel resoconto della trattativa, oltre ai familiari del leader socialista si affacciano il governo, il Quirinale, il Vaticano, l'America e la Cia, i magistrati di Mani pulite e i socialisti dispersi dall'inchiesta su Tangentopoli. Il caso Craxi rappresenta l'ultimo scorcio del Novecento italiano, sospeso tra la caduta del Muro di Berlino, il crollo della Prima Repubblica e l'alba dei poteri forti che s'impongono all'inizio del nuovo secolo. «La morte di Craxi conclude gli anni Novanta e consegna alla storia del Novecento il principio del primato della politica, mettendoci una bella pietra sopra».
Come promesso, sono tornata sul luogo del delitto. E ci tornerò ancora.
Cento pagine e poco più: da un osservatore navigato della realtà italiana come Marcello Sorgi, su un argomento così intrigante ed ancora tutto da esplorare, ci si aspetterebbe molto altro. Vale come un aperitivo, qualcosa che stuzzica la voglia di approfondire quello che accadde in Italia trent’anni fa intorno ad una figura complessa come quella di Craxi troppo frettolosamente liquidata dalla consueta smania giustizialista che assale le persone che cadono in disgrazia nel nostro paese.
Il libro è sicuramente un ottimo spunto, ma non può essere esaustivo per chi non conosca già la storia che ha caratterizzato le vicende di Craxi e dell'Italia in quel periodo. Si può utilizzarlo come punto di partenza per trovare spunti da approfondire poi autonomamente.
È un libro breve, quindi non mi aspettavo chissà quali approfondimenti, però ci sono alcuni aspetti che mi hanno lasciata dubbiosa. Ad esempio, agli eventi di Sigonella sono dedicate meno di due pagine, il lavoro fatto da Craxi per stabilire legami con il mondo arabo è citato sempre superficialmente, e non si va un minimo a fondo nell'esporre quello che avrebbe significato, per l'indipendenza e l'economia italiana, se si fosse continuato a tutelarlo in un certo modo.
Il capitolo sulla CIA e gli Stati Uniti ci dice chiaramente che gli Stati Uniti sono stati presenti negli eventi di Tangentopoli, con i magistrati che andavano all'ambasciata Americana, come dovessero riportare qualcosa. Ci dice chiaramente che vennero mandati da noi personaggi americani specializzati nei regime change, che gli Stati Uniti finanziavano la DC e decidevano di cedere o meno sulla loro collaborazione con i comunisti. Tuttavia, poi si minimizza tutto dicendo "probabilmente volevano solo stabilità". Come se la manipolazione di un sistema politico ed economico di un'altra nazione fosse una cosa normale. Tant'è che Craxi fa valere l'indipendenza italiana e poi, magicamente, paga per la vita.
Non si insiste, nemmeno, sulle responsabilità di D'Alema nel non farlo rientrare per potersi curare. Si menzionano, sia inteso, ma non si associa nemmeno il fatto che, in quel periodo, D'Alema dimostrava apertamente quanto l'Italia fosse un mero giocattolo americano, mentre dava l'ordine di bombardare la ex-Jugoslavia. Tra l'altro, avere uranio impoverito avanti le nostre coste, forse, era considerata dal capo di stato una cosa benefica per l'Italia.
Non dico che nel libro si dovessero trarre le conclusioni che a me sembra normale trarre, dico che i fatti di quegli anni andavano oltre e non erano necessariamente indipendenti da ciò che avvenne a Craxi, e quindi forse sarebbe stato bene presentarli.
Non ho assolutamente apprezzato il commento finale fatto sugli italiani che non vanno a votare "perché tanto si vota su Facebook e Twitter". L'autore sminuisce, in maniera veramente superficiale, la forte espressione di contrarietà per la classe politica espressa da chi non va a votare. Decidere di non votare è espressione di preferenza esattamente come lo è mettere una X su un simbolo. Purtroppo, però, questa non solo non viene riconosciuta, viene anche ridicolizzata.
Ho apprezzato il parallelismo con Moro ed il capitolo dedicato agli eventi che portarono all'assassinio dello stesso. L'immobilità di uno Stato che sembra non capire come agire, o che sa benissimo cosa sta facendo, e decide di uccidere, in entrambi i casi.