In una Milano attualissima e brillantemente descritta, Paolo Roversi muove con maestria personaggi dalla doppia faccia, sbirri senza scrupoli e fuori dagli schemi, donne affascinanti e pericolose.
Milano è scossa da una serie di omicidi. Un assassino riprende le proprie vittime mentre le soffoca per poi spedire i video dei loro ultimi istanti di vita alla polizia. Il destinatario dei macabri filmati è il tormentato commissario Diego Ruiz, un “sopravvissuto”, alcolista e fumatore incallito, che insieme alla sua squadra si trova a dover indagare con-temporaneamente su questo killer e su una strana rapina in banca. Ben presto la Questura chiede aiuto a Gaia Virgili, una giovane e brillante profiler, arrivata da poco a Milano per seguire un altro caso, quello del “killer delle donne sole”. La dottoressa disegna il profilo di un uomo instabile e pericoloso, una sorta di vendicatore solitario molto astuto che ha lanciato apertamente una sfida agli inquirenti invitandoli a catturarlo prima che uccida ancora. Inizia così una lotta contro il tempo, mentre il piano dell’assassino assume via via contorni sempre più definiti. Ma ogni volta che l’indagine sembra giungere a un punto di svolta, una mossa a sorpresa del killer spinge Ruiz a rivalutare l’intera lista dei sospetti.
Paolo Roversi è nato il 29 marzo 1975 a Suzzara (Mantova). Scrittore, giornalista, sceneggiatore e podcaster, vive a Milano. Collabora con quotidiani e riviste ed è autore di soggetti per il cinema e per serie televisive, spettacoli teatrali e cortometraggi. Ha scritto undici romanzi e i suoi libri sono tradotti in Francia, Spagna, Germania, Polonia, Serbia, Repubblica Ceca, Repubblica Slovacchia e Stati Uniti. Ha vinto diversi premi letterari tra cui il Premio Selezione Bancarella 2015 col romanzo Solo il tempo di morire (Marsilio) È fondatore e direttore del NebbiaGialla Suzzara Noir Festival e del portale MilanoNera. Il suo sito è www.paoloroversi.me Twitter e Instagram: @paoloroversi
Un testo molto scorrevole, con sequenze quasi cinematografiche. Tiene attaccati fino alla fine. Ecco, a proposito del finale: è sicuramente un punto sul quale le opinioni dei lettori si divideranno. Nel mio caso non l'ho apprezzato, a malincuore ammetto che mi ha rovinato la lettura (sigh).
Ho ricevuto questo libro dall'editore in cambio di una recensione onesta. Potrei definire questo libro come un libro in cui tutto è al giusto posto e quanto basta. Dico questo perché durante la lettura ho avuto più volte la sensazione che gli elementi non fossero lasciati al caso ma fossero inseriti tra gli altri in modo da creare il giusto mix capace di interessare il lettore e tenerlo incollato alle pagine. Una volta finito il romanzo, tolte e metabolizzate tutte le emozioni e le informazioni, diventa davvero difficile provare a raccontare la sua trama senza anticiparne il finale, per questo mi sento di dire, a chi si fosse incuriosito davanti alla sinossi, di buttarsi nella lettura di questa storia senza pensarci troppo su. Lo stile di scrittura è davvero piacevole e scorrevole. Punto di forza di questo romanzo sono i vari punti di vista dei personaggi che l’autore utilizza per mettere accenti differenti sui particolari che il lettore dovrebbe cogliere. Per quanto riguarda il finale, invece, mai sarei riuscita ad anticipare una conclusione del genere, capace di sconvolgere il lettore facendogli capire che nulla è mai davvero solo ciò che sembra.
Un buon poliziesco, scritto con mestiere. Prima apparizione per la profiler Gaia Virgili, tre sottotrame che si incrociano. Peccato per il finale un po' troppo all' "americana".. tutto sommato però gradevole. Lo consiglio.
Se scrivi una storia che si risolve a due pagine dalla fine devi avere un’idea originale o almeno scritta bene. Dopo quasi duecento pagine Roversi, che ha scritto di meglio, fallisce entrambi gli obiettivi.
Uno di quei libri che vedi in libreria e pensi: "cavoli, bella trama", ma hai il presentimento che sia una ciofeca. Semplicemente GENIALE e MIND-FUCK. Un racconto scritto con abilità e una penna che tiene con il fiato sospeso fino alla fine. Ebbravo Paolo!
Usare la malattia mentale come plot twist di un romanzo giallo era già una pessima idea negli anni ‘90. Farlo in un romanzo uscito nel 2020 è fra l’aberrante e lo stupido.
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“Se si esige che tutto ciò che accade nella psiche debba per forza esser noto alla coscienza, si avanza in effetti una pretesa insostenibile.” (SIGMUND FREUD)
Sono pienamente d’accordo con questa frase, anche se piuttosto datata. In noi possono albergare dinamiche psicologiche delle quali non siamo consapevoli, ma che ci condizionano; in taluni soggetti possono risultare addirittura devastanti. E’ proprio questo il tema dell’ultimo libro di Paolo Roversi, una storia dai contorni ambigui, nella quale la ricerca del colpevole assume i contorni inquietanti di una sfuggente caccia ai fantasmi.
Psychokiller è il racconto di un disturbo mentale che porta il soggetto compromesso a compiere azioni crudeli e seriali.
La trama racconta le vicende di Gaia Virgili, una donna molto determinata che ha dedicato gran parte delle energie per riuscire ad entrare a far parte dell’Unità Analisi del Crimine Violento (UACV), unità d’elite della polizia italiana con sede nella capitale. E’ sempre stata relegata nelle retrovie, mai un caso importante, mai un’indagine grazie alla quale dimostrare le proprie qualità, fino a quando non le viene chiesto di occuparsi del killer delle donne sole a Milano. Per Gaia è il momento di dimostrare il proprio valore.
Questo è un piccolo assaggio della trama, in realtà molto più complessa e articolata. Non ho voluto dire di più per non rischiare di fare spoiler; aggiungo soltanto che siamo di fronte a un intreccio che abbaglia il lettore, lo conduce all’interno di alcune dinamiche per poi farlo ritrovare nel finale, in una situazione completamente differente. Protagonista assoluta è la follia che si nasconde dietro una parvenza di normalità. Per la criminologa Gaia Virgili e il commissario Ruiz si profila un caso dagli sviluppi sempre più misteriosi. Una rapina, un furto e un omicidio apparentemente slegati, hanno invece un unico denominatore, sta a loro scoprire quale.
"Milano è scossa da una serie di omicid1. Un assassin0 riprende le proprie vittime mentre le soffoca per poi spedire i video dei loro ultimi istanti di vita alla polizia. Il destinatario dei macabri filmati è il commissario Diego Ruiz, alcolista e fumatore incallito, che insieme alla sua squadra si trova a dover indagare su questo killer e su una strana rapina in banca. Ben presto la Questura chiede aiuto a Gaia Virgili, una giovane e brillante profiler, arrivata da poco a Milano per seguire un altro caso, quello del “killer delle donne sole”. La dottoressa disegna il profilo di un uomo instabile e pericoloso, una sorta di vendicatore solitario molto astuto che ha lanciato apertamente una sfida agli inquirenti invitandoli a catturarlo prima che uccid@ ancora. Inizia così una lotta contro il tempo..."
In questo noir Roversi conduce il lettore, attraverso intrighi e suspense ,verso un finale inaspettato consegnandoci un epilogo che lascia inaspettatamente sorpresi.
É una fine "non prevista" e siccome non voglio certo spoilerare un romanzo che vale la pena di leggere , mi limiterò agli aspetti essenziali. Tra questi il fatto che sia stato vincitore del premio Scerbanenco 2020 dei lettori .
Interessante la figura di Gaia Virgili nota profiler, di cui avrei voluto sapere qualcosa in più nell'ultimo capitolo...ma più di questo non posso aggiungere.
Fate comunque molta attenzione al sottotitolo "Nella mente dell'assassino ", Il perché lo capirete alla fine della storia.
Come vi dico sempre é estremamente difficile parlare di thriller senza fare rivelazioni inadeguate, pertanto se la trama vi sembra sufficientemente appetitosa , ci sono già tutti gli elementi per concedervi questa lettura.
Quanto alla profiler Gaia Virgili, adesso mi leggerò la sua seconda indagine perché sono proprio curiosa di capire come riuscirà a "rigenerarsi "!!!
E qui, lo so ci capiamo solo io, @Paoloroversi e chi ha già letto questo libro. 😉
Milano è scossa da una serie di omicidi in cui l’assassino riprende le vittime mentre le soffoca e ne spedisce le riprese alla polizia, anzi al commissario Diego Ruiz, alcolista e fumatore incallito, scheletri nell’armadio in quantità e un matrimonio fallito alle spalle. Oltre a questo, un killer uccide donne sole e una super banca d’affari è vittima di una rapina (quasi) del secolo è piuttosto strana, La Questura è parecchio in difficoltà e per il killer delle donne sole chiede la partecipazione della dott.ssa Gaia Virgili, brillante profiler, che in pochissimo tempo riesce a individuare, stanare e uccidere il killer delle donne sole, guadagnandosi la partecipazione anche all’altra indagine, quella sul vendicatore. In una Milano attualissima e brillantemente descritta, tra eccessi di alcool e fumo, poliziotti corrotti o dalla doppia vita, alcuni personaggi senza scrupoli e altri con doppia personalità, Paolo Roversi muove con una certa maestria. Il colpo di scena finale è degno del miglior “Schegge di paura” di Diehl, peccato per la risoluzione un po’ frettolosa della vicenda che finisce per perdersi la protagonista per strada, lasciando non poche perplessità.
Leggere questo libro è stata una meravigliosa avventura! E ringrazio la casa editrice per avermi omaggiato della copia.
Questo romanzo mi ha portata in una Milano diversa, più cupa, più solitaria. L'autore l'ha anche descritta come una città ricca di segreti e misteri.
Questo libro parla di un Serial Killer che prende di mira un'agente della polizia e lo minaccia attraverso dei biglietti scritti con una macchina da scrivere e gli dice che se lui non riuscirà a capire chi è ucciderà ben presto altre vittime.
Così inizia la caccia a questo Serial Killer, cercando di capire e analizzare chi potrebbe essere, perché uccide queste persone e poi le filma e soprattutto perché minacciare un'agente della polizia?
Entrerà in gioco un Profiler che aiuterà nell'indagine e trovo personalmente che questo personaggio sia stato uno dei miei preferiti.
Per quando riguarda l'ambientazione trovo che sia ben delineata, anche se non ci sono molte descrizioni. Il romanzo è ambientato a Milano e in Svizzera (soprattutto nel finale)
Ci sono parecchi colpi di scena, infatti è un po' grazie a questo che riesci a entrare in sintonia con la storia e non smetti mai di fermarti.
Consigliato a chi ama il Giallo con alcune sfumature Thriller.
Un thriller intrigante che ti tiene incollato alle pagine fino alla fine, ma il finale, l’epilogo in particolare, mi ha deluso parecchio perché sembra quasi annullare del tutto il senso dell’indagine e del libro stesso.
I personaggi mi sono piaciuti molto, invece, sebbene quelli femminili siano un po’ ipersessualizzati e il commissario protagonista impersoni il cliché di poliziotto tormentato e alcolizzato. Tutto sommato, mi sono affezionata a loro e alle loro vicende, anche se avrei voluto vedere più protagonista la dottoressa Virgili - che, a tutti gli effetti, dovrebbe essere la protagonista della serie.
Mi è piaciuto molto come si sono svolte le indagini e come tutti potessero avere un movente, verso la fine avevo anche azzeccato chi fosse il colpevole, però l’epilogo va davvero a rovinare tutto.
Consiglio la lettura solo per il doppio fattore WTF
Libro che scorre bene. Bello il colpo di scena finale anche se, leggendo bene alcuni punti, lo si poteva prevedere. L'unico punto che mi ha lasciato perplessa é che il sottotitolo del libro viene indicato che questo é il primo caso di Gaia Virgili. Virgili però sembra quasi un personaggio secondario, il personaggio di Ruiz è molto più centrale. Soprattutto nella seconda parte del libro il personaggio della profiler scompare quasi. Ruiz diventa il vero perno. Mi aspettavo una dinamica forse più marcata fra i due personaggi.
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La prosa non mi dispiace, tant'è che penso che proseguirò la serie, ma la vicenda in sé non mi ha convinto fino in fondo, soprattutto il finale, un po' troppo prevedibile (nella persona colpevole). Inoltre, la cosiddetta protagonista della serie è quasi marginale, vedremo nel prossimo libro. Versione audiolibro coerente col testo.
Fino a 10 pagine dalla fine era un 3 stelle (scarse, forse più un 2 stelle e mezzo) ma dopo gli ultimi 2 capitoli 1 stella è già troppo. In conclusione, secondo me, il finale ha rovinato il libro. Volendo tenere questo finale sarebbe stato necessario approfondire quelle ultime pagine e articolarle meglio (non c'è nessuna vera spiegazione)
A me è piaciuto questo thriller, forse non originalissimo, ma scritto bene. In qualche punto magari poteva scorrere meglio ma nell'insieme un ascolto convincente anche grazie alla suadente lettura di Fabrizio Martorelli.
Ultimamente sto ascoltando diversi audiolibri, di questo mi ha catturata la copertina e il titolo. Da appassionata di thriller non potevo non ascoltare. Il libro mi è piaciuto anche se ho scoperto dopo che è una trilogia quindi vedrò di recuperare gli altri due. Il finale non me lo aspettavo.
Pessimo.1) roba purtroppo già fatta e strafatta.2) nei gialli vi sono regole che vanno rispettate se no si prende in giro il lettore.3) tutto è farraginoso, improbabile e infine stupido.
Primo libro letto di Paolo Roversi. Godibilissimo, ti fa staccare dalla routine quotidiana, veloce ed essenziale senza essere banale. Bello il finale ... nulla è come appare.
Conoscevo già Paolo Roversi, anche se sotto le vesti di Lorenzo Visconti, autore della serie Il Drago che avevo letteralmente divorato. Stavolta ho voluto scoprirlo “senza maschera”, leggendo un romanzo firmato con il suo vero nome.
Complice un titolo che cattura subito l’attenzione, ho iniziato Psycokiller, il primo capitolo di una serie con protagonista Gaia Virgili, giovane profiler uscita da Quantico e pronta a mettersi alla prova sul campo. Un incarico importante la porta a Milano, dove si trova coinvolta in un’indagine complessa e piena di incastri. Al suo fianco, tra altri colleghi, spicca Diego Ruiz, commissario fuori dagli schemi, spigoloso, imperfetto, ma con un intuito che sa fare la differenza.
Ho ritrovato tra le pagine il Roversi che conoscevo: diretto, crudo, capace di creare scene che non fanno sconti, né ai personaggi né al lettore. La storia ti trascina, seminando indizi qua e là, fino a farti sentire parte attiva dell’indagine.
Eppure… c’è stato un momento in cui la mia esaltazione si è incrinata. Non posso entrare nei dettagli, ma il finale mi ha lasciata perplessa. Una scelta narrativa che per alcuni sarà un colpo di genio, ma che per me ha spezzato un equilibrio costruito con cura fino a poche pagine prima. Era davvero necessario? Il romanzo aveva già avuto una conclusione degna di nota poche pagine prima, era davvero così necessario inventare una storia assurda per giustificare cose già giustificate e che fino a quel momento avevano avuto un filo logico?
Detto questo, la mia fiducia in Roversi resta intatta. Ha scritto molto e so già che continuerò a seguirlo, curiosa di vedere dove mi porteranno le prossime indagini e, soprattutto, come deciderà di chiuderle.