Tra il 1965 e il 1978 un vento di tensione percorre il mondo. In Italia la spirale di violenze culmina con la bomba di piazza Fontana, e il terrorismo fa dell'odio il motivo dominante di questi anni. Montanelli e Cervi prendono posizione in modo deciso su questo periodo, provando anche a fare luce su avvenimenti che li hanno toccati da vicino.
Indro Alessandro Raffaello Schizògene Montanell (according to some sources Cilindro) (April 22, 1909 - July 22, 2001) was an Italian journalist and historian, known for his new approach to writing history in books such as History of the Greeks and History of Rome.
Unanimously considered one of the greatest Italian journalist of the 20th century, he was among the “50 press freedom heroes of the past 50 years” in the list compiled by the International Press Institute in 2000.
Letto per la prima volta diversi anni fa, mi era molto piaciuto; quest'ultima volta di meno. Montanelli non credeva all'ipotesi di un terrorismo rosso eterodiretto o quanto meno strumentalizzato, così come per il caso Moro. Forse è il limite più grande di questo libro, ma non se ne può fare una colpa al vecchio anarchico di destra.
Nell'introduzione di questa opera Montanelli si augura di essere riuscito a narrare in modo obiettivo e distaccato gli eventi degli anni trattati: "nei limiti, si capisce, di quell'angolatura da cui nemmeno lo storico più obiettivo e imparziale può prescindere". Ebbene, dopo aver letto per intero il libro, posso dire che gli autori hanno miseramente fallito in questo proposito. Probabilmente influenzati dall'aver vissuto in prima persona gli eventi il testo si rivela pesantemente fazioso e corredato da uno snobismo asfissiante. Questi difetti potrebbero anche essere tollerabili nell'ambito di un'operetta firmata da qualche giornalista contemporaneo ma in un libro scritto da quello che dovrebbe essere uno dei più grandi giornalisti italiani del ventesimo secolo e che rivendica più volte il proprio distacco storico li trovo decisamente fuori luogo. Superflue sono le pagine dedicate all'autocelebrazione del proprio giornale e della propria integrità morale (che portano echi degli storici antichi, costretti a scrivere sotto il volubile imperatore di turno), così come difficili sono state da digerire quelle dove cerca di far passare un individuo come Herbert Kappler come un povero vecchietto malato strumentalizzato dalle "sinistre", per non parlare poi dell'intero capitolo dedicato a Craxi (importante a tal proposito notare come il libro sia stato pubblicato nel '91, un anno prima dell'inizio "ufficiale" di tangentopoli). Per concludere: il libro è certamente interessante per gli argomenti trattati e la prosa è indubbiamente degna di lode, ma non ritengo assolutamente che possa venire additato come un testo storico di qualità, troppo coinvolti sono stati gli autori nei fatti narrati e in modo troppo evidente esprimono i propri ideali e la propria linea politica. Forse qualcuno che pure ha vissuto quegli anni in prima persona potrà apprezzarlo di più, per me che, mi vien da dire fortunatamente, in quegli anni non ero nato, non è stato il caso.
Prosa ricercata ma chiarissima, onestà e trasparenza nelle analisi e nelle conclusioni. Si può obiettare su qualche opinione, ma nel complesso uno spaccato sulla società, la politica e le sensazioni di un periodo torbido. Non guasta che leggere di personaggi ed episodi orecchiati nella mia infanzia mi ha riportato indietro di 40 anni. (barzelletta che circolava tra noi delle elementari: perché l'italia va male? Perché ha i ministri Piccoli, Malfatti e Storti...) Manca oggi nel nostro giornalismo una voce, sicuramente di parte, ma coraggiosa e intellettualmente onesta.
Libro complesso da scrivere come ci anticipa nella prefazione lo stesso Montanelli. Chirurgico e liberale excursus su 13 anni di storia italiana tra le più nere e drammatiche. Lo scritto di Montanelli ha un taglio prettamente giornalistico, di pregevole fattura e oro colato per chi lo legge. Scindere il vissuto, soprattutto per tali temi, non sempre viene facile e in alcune parti forse lo si denota.
Cronisti bravi a raccontare uno dei periodi più tumultuosi della storia repubblicana. Da persona che ricorda a solo gli eventi più ricordati degli anni settanta questo è un ottimo libro per farsi un'idea per chi, come me, non ha vissuto quel periodo così vicino a noi.
Qué libro de Indro es malo? Ninguno! Una crónica casi sin respiro de una época de revolución mundial. Sin perder de vista el detalle humano. Con el estilo del gran maestro. Inolvidable.
Per sua stessa ammissione nella sentita (e orgogliosa) introduzione, questo e' stato un libro difficile per Montanelli, avendone egli vissuto tutti gli eventi in prima persona, e contro corrente. La prosa del libro tuttavia non ne risente molto, e il nostro riesce a mantenere un certo distacco, pur restando fedele al suo stile senza peli sulla lingua. La mano di Cervi pero' un po' si sente, a mio avviso, nel bene e nel male. Rispetto alla Storia di Roma che ho letto di recente (scritta senza collaborazioni) la prosa mi sembra leggermente meno chiara e priva di quel certo gusto letterario proprio di Montanelli. Ma forse Cervi ha contribuito a placare la foga Montanelliana, che secondo me emerge nell'introduzione, firmata dal solo Indro, e nei capitoli su Gladio e su Pertini, che hanno uno stile piu' acceso.
Il resoconto e' molto dettagliato e a volte sorprendente. Non mi sarei aspettato un elogio di Berlinguer (neanche tanto tra le righe). Dallo sfascio politico di allora, e che purtroppo non fara' altro che peggiorare, Berlinguer emerge come l'uomo piu' integro e ragionevole, in grado di bacchettare sia i russi sia gli eccessi della sinistra armata. La stima, nonostante le differenze ideologiche, e' evidente.
Il capitolo su Moro fa luce, con dettagli anche impietosi, su una figura politica a me totalmente oscura. Per esepmpio, Moro nella sua prigionia rinnego' infatti la DC, che esitava a trattare con i brigatisti, e chiese di essere messo nel gruppo misto. Grande attenzione viene posta anche alle lettere scritte da Moro.
Nel complesso, davvero un ottimo resoconto di quegli anni sanguinosi.
La lettura del libro di Montanelli e Cervi lascia sgomenti per la ferocia che ha caratterizzato quegli anni, e spiega fin troppo chiaramente come anche la più accesa convinzione ideologica di chi in quegli anni si fronteggiava con molotov e P38 non nascondesse altro che una sovversiva, inutile e ingiustificata violenza, i cui frutti marci sono ancora presenti nella nostra società, votati alla religione universale, quella del dio denaro. http://www.piegodilibri.it/narrativa/...