Un thiller distopico in puro stile Avoledo, i cui pilastri portanti sembrano essere una versione a Nord-Est del Condominio di Ballard (le Zattere) e la società liquida di Ballard. Il protagonista è, come spesso in questo tipo di opera, un poliziotto (ex) che ha la tendenza a commettere più reati di quanti ne impedisca e si porta addosso il facile nazifascismo di chi pensa per slogan perché evita di affaticare la mente. E tutto, per il protagonista, sembra funzionare bene finché la sua mente confusa dal mix tra ideologia, droga e alcol non gli permette di distinguere gli amici dai nemici e azzera del tutto il suo istinto di conservazione. Per questo finisce, più morto che vivo, alle Zattere, dove altri cercheranno di servirsi di lui, per scopi e interessi contrastanti, cercando di aumentare la confusione della sua mente che invece, paradossalmente, poco a poco si schiarisce. Nel viaggio che lo porta a risolvere il suo ultimo caso, Stokar incontra un po' delle verità alternative che vanno per la maggiore, dai poteri forti ai rettiliani, ai laureati all'università della vita, agli psichiatri alternativi, a tutta la facile propaganda contro gli immigrati, un'ignoranza che si rivela più difficile da combattere della buona, vecchia delinquenza.
Un libro, insomma, che accompagna il lettore attraverso molti temi recenti e pressanti, scritto senza mai perdere la rotta in un'immensa mole di spunti e senza una parola di troppo. Non mi sento quindi di condannare l'autore, ma la casa editrice sì, per un paio di ausiliari sbagliati che mi si sono conficcati in gola come lische di pesce.