Marco ha appena sedici anni quando scappa di casa: della scuola non gli importa nulla, la famiglia la sente lontana, le regole sono gabbie dalle quali fuggire. Ha un furgone che non potrebbe guidare, spray e marker per lasciare il suo tag e davanti a sé un senso di infinite possibilità. Gira la periferia romana, tra palazzi grigi e campi rom, manicomi abbandonati e depositi di treni, cercando nuovi posti dove tracciare la sua firma e fermarsi per un po'. Gli amici diventano la sua casa: con loro condivide i pochi soldi e i progetti, i sogni e il fumo. E poi la droga: tanta, diversa, confusa, tra le pasticche dei rave e le notti con i compagni di viaggio, fino all'incontro con la compagna più dolce ed esigente, l'eroina. Per lei, per averla e mantenerla, si dà al taccheggio e al piccolo spaccio, finisce in prigione e in giri pericolosi, ogni giornata è vissuta alla ricerca di una nuova dose. Finché l'amore assume i contorni chiari di una dipendenza e Marco si ribella. In questo libro crudo e poetico, racconta la sua discesa nell'inferno e ritorno, sempre in bilico tra seduzione e autodistruzione, folle libertà e annientamento, sullo sfondo di una Roma cupa e brutale. Una storia vera che ha il ritmo dell'hardcore e l'immaginario de "L'odio", di "Trainspotting" e di "Stand by me". Una storia che affonda le sue radici esattamente nel punto in cui Marco ha rischiato di perdere se stesso.
Questo libro è una testimonianza, ma non è solo il racconto di una discesa all'inferno con un rivedere le stelle finale. Marco Ubertini è un artista, sa scrivere. Nel libro ci sono pagine di vera poesia, capaci di una sintesi potente, graffiante e iconica. Anche lo sforzo grafico nell'impaginazione contribuisce all'insieme.
In un microcosmo piccolopiccolo anche i nani si sentono giganti ed un EROinomanE può illudersi di essere EROE. Il puerile trucchetto di un utilizzo indiscriminato di un'interlinea sovrabbondante non riesce poi a celare l'assenza di contenuti.