L'abbiamo vista crescere, imporsi già con un capriccio in tenera età, fin quando, il passaggio di una monetina da una mano grande e autoritaria, ad una minuscola e delicata, decreta Matilde protagonista indiscussa…
“Bene, Antonia Maria Matilde, da questo momento sei sotto la mia protezione”
Bella da togliere il fiato, da bambolina – in tenerà età – a ragazza algida e seducente. Per Fausto Carbiana è impossibile nascondere il debole per la primogenita, che non dà solo soddisfazioni in ambito scolastico, ma anche molto attenta alla cura della casa e della famiglia. Per i suoi fratelli è una seconda mamma, e lo sarà sempre, per tutta la vita.
La posizione sociale dei Carbiana non contempla una figlia che lavori, ma il sogno di Matilde è comunque diventare maestra, perseguibile solo frequentando un istituto a Bari.
“Non farai la maestra. Ti lascio studiare perché sei una ragazza intelligente e te lo meriti. Sono stato sufficientemente chiaro?”
Lasciar andare la sedicenne, dal paese verso la grande città, non è semplice, specialmente se in Italia a dettare le regole della vita, è il fascismo. E’ il 1943, si inizia a sentire il vociare degli americani… insieme a cieli che iniziano a mostrare sprazzi di sereno.
Una nuova vita lontana dall’amica del cuore. Nuove conoscenze e una inaspettata, pronta a ribaltare anche le “grandi” convinzioni. L’amore non bussa, sfonda una porta chiusa a chiave e penetra fin dentro le viscere, scoprendo tutto il tenero di Matilde. Gregorio è taciturno, ma sa tenerle testa. Due motivi validi per metterselo in antipatia, e per renderlo “affascinante”. Complicità mentale, attrazione fisica che vorrebbe sfociare…
La “storia” evolve in maniera repentina. Un’Italia ancora troppo in fermento e che non dà certezze. Non è più così semplice neanche realizzare quel sogno, che la riporta lontano da Bari e che apre nuovi scenari. Un palco, la vita di Matilde, sipari che si aprono e si chiudono, con tende rosa, che si tingono di nero… fino a diventare bianche, come la pace, la tranquillità. Serenità, che dista da felicità. Vivere comporta fare delle scelte, e spesso si fanno quelle più convenienti e semplici… Maestra, mamma felice o zitella incallita come il primo sogno da bambina? Gregorio, tra quale opzione è stato incasellato?
Ho quasi compiuto un viaggio lungo circa sessant’anni in pochissime ore, volate come a bordo di un freccia rossa, guardando passare scenari che cambiano in concomitanza a nuove scoperte. In ogni tappa ho assaporato una pagina diversa, scritta da Omero o dipinta e “appesa” al Louvre. Ho ascoltato Edith Piaf, immaginando la Vie en rose in mano ad un rapper di oggi, e sorridendo. Cinzia Giorgio ci ha fatto percorrere un periodo storico che un giovane oggi crede sia solo scritto su un qualche pezzo di carta, e che ha lasciato traccia sull’etere, quasi per capriccio e impossibile che sia stata vissuta. Romanzi come “I migliori anni”, non raccontano solo di una bella e travagliata storia d’amore, ma lascia spazio ai vari spunti. Non ditemi che non avete sentito, anche ultimamente, discorsi del genere:
“Sostenete che l’Italia non è arretrata? È una barzelletta vero? Tra qualche mese sentirò dire: «Almeno con Mussolini i treni arrivavano in orario!» (…) Pensi che il progresso sia rappresentato dalle porte che possono non essere chiuse a chiave perché c’è l’onnipresente duce, in persona, a sorvegliarle? Questa è l’Italia di domani?”
“No. (…) ma almeno ha portato l’Italia a un livello altissimo di occupazione, di industrializzazione. ..”
Perché in qualche modo questi discorsi si adattano alla realtà odierna, cambiando i soggetti… Un romanzo che non può lasciare indifferente chiunque lo legga, per tuffarsi nella storia o crearne una daccapo. Matilde rappresenta la maggior parte delle donne del tempo. Donne che hanno lottato, anche per accaparrarsi il diritto al voto. Donne come la nonna dell’autrice, lo erano le mie, di estrazione sociale diversa l’una dall’altra, ma ugualmente straordinarie… che hanno lasciato un segno nella vita e un solco nel mio cuore.
Definire questo romanzo un capolavoro, è quasi offenderlo. Cinzia Giorgio, seguendo le tracce della nonna, ha creato “la storia” con delicatezza, con il giusto distacco e la freddezza necessaria quando la guerra ha preso il sopravvento, raccontandoci l’amore con il rispetto che Matilde ha meritato fino alla fine.
Un amore che non è stato sporcato con scene necessarie ad accaparrarsi il pubblico.
Un amore puro, che ha seguito i sani principi della giovane, rispettando le “etichette” del tempo. L’autrice non si è limitata a mettere su carta stralci di vita vissuta. Ha saputo trasmettere al lettore ogni sfumatura caratteriale dei suoi protagonisti. Matilde è la mia indiscussa eroina, ci vuole coraggio per fare certe scelte… ma soprattutto portarle avanti, fino alla fine. I tormenti, anche da giovane nonna, diventeranno i vostri. Sentirete di essere lì, anche trasformati in una lacrima, in una corsia dell’ospedale. Un momento unico, e un tonfo nel petto sembrerà destarvi… Mettendo un punto definitivo.
Grazie a Cinzia Giorgio per aver condiviso tutto ciò. Grazie per averci permesso di sbirciare anche attraverso le ultime righe, consentendo ad una definitiva stilla di umore, di uscire. L’ho detto vero?, un capolavoro assoluto.