Tresa è stata educata dal padre al silenzio e al rigore. In tutto lei deve assomigliare a Gero, il suo fratello gemello: stessi abiti e stessa compostezza. Del suo essere femmina a nessuno sembra importare, fino al giorno in cui suo padre parte per lavoro e lascia lei e Gero da una zia. Da quel momento il rapporto con il fratello si fa turbolento: la zia infatti riconosce in Tresa il suo essere futura donna creando distacco tra le loro immagini e i loro corpi. Gero non sembra accettare questo mondo di femmine e si sottrae con rabbia all'abbandono del padre. La casa della zia assomiglia a un antico museo e né Tresa né Gero capiscono bene che lavoro faccia, sanno solo che esiste un terreno dove un giorno lei li porta e li fa lavorare durante l'estate. Per Tresa è quasi una liberazione, la scuola infatti è diventata gabbia e supplizio, tutti lì la chiamano Masculina, perché come le acciughe non è aggraziata né adatta alle tavole dei ricchi. Il terreno e la casa saranno per Tresa le scenografie del primo pericoloso innamoramento, della scoperta del corpo, della vergogna e soprattutto dei segreti. Continua infatti a vigere in famiglia una regola solida: non dire. Tresa dovrà nel silenzio costruire sé stessa, capire cosa è il dolore e cosa il confronto, cosa è una donna e cosa la crescita.
Tre stelle che possono anche essere considerate tre e mezza, perché Lorena Spampinato è un’autrice giovane (benché anagraficamente sia già intorno ai trent’anni) al suo primo romanzo importante con una casa editrice seria e di ottimo livello qualitativo, con la quale esordisce con una storia ben scritta e costruita che pone le premesse per una crescita autoriale significativa.
Quello che però manca a questa storia, per essere più convincente, e che potrei sintetizzare in due punti, sono sia una voce più personale e meno acerba - che ricorda a tratti sia quella della Donatella Di Pietrantonio de L'Arminuta che quella della Elena Ferrante dell'Amica geniale - che un’autenticità più convincente della voce della protagonista: Tresa, una bambina siciliana di dieci anni, che insieme al fratello gemello Gero viene affidata alla zia materna dopo che il padre, vedovo, decide di andare a lavorare all’estero, è una bambina che sembra troppo grande rispetto ai pensieri che si attribuisce, soprattutto se si considera che le vicende sono ambientate nella provincia siciliana alla fine degli anni Sessanta del secolo scorso, in luoghi, non solo geografici, dove la voce di una bambina (una masculina, l’acciuga del titolo, a significare non solo un'assenza di forma estetica, ma anche di peso e voce rispetto agli adulti, ma anche ai coetanei maschi) non conta nulla; insomma, è vero che Tresa narra da adulta del cambiamento avvenuto durante la sua infanzia (non sappiamo quando, ma in qualche frase riusciamo a trovarne cenno e a comprendere che a narrare è la donna o la ragazza che è diventata), ma tanti dei pensieri che rielabora li attribuisce alla bambina fra i dieci e i dodici anni che è stata, che per quanto possa essere matura (ma non lo è, ce lo dimostra in tante situazioni) mi sembrano sbagliati, soprattutto quando orbitano intorno alla sfera non solo emotiva e affettiva, ma anche a quella sessuale di una bambina di quell’età. Aspetto lo prossima prova, per scoprire se Lorena Spampinato sarà cresciuta e sarà riuscita anche lei a trovare un guizzo per distinguersi dalle altre voci.
“Forse era questo che accadeva le donne, pensai. Si trovavano d’un tratto avvolte da un occhio sconosciuto: un grande occhio maschio che imponeva il suo sguardo ovunque.”
Sicilia, a sud del sud, anni Sessanta. Tresa è una ragazzina di appena undici anni, gemella di Gero, quando il suo piccolo mondo subisce una radicale trasformazione e lei dovrà affrontare le prove crudeli della crescita, impaludata com’è nel pregiudizio sociale, avvolta nel silenzio ancestrale a cui le donne da secoli sono state costrette. Il vento della liberazione è ancora lontano e la bambina imparerà a sue spese qual è il prezzo della libertà.
“Volevo agire da femmina libera, senza il bisogno di raccogliere le parole feroci degli uomini che mi stavano attorno.”
Intorno a Tresa, narratrice ormai grande, la sbilenca storia famigliare cresce, si espande, si complica; il suo sguardo accigliato e spaventato, incapace di sciogliere i nodi della realtà degli adulti, ne assorbe tuttavia l’ombra e i misteri; sbagliando a decodificare i segni si applica a comprenderne i significati. Sarà un cammino aspro, doloroso, essenzialmente solitario. Pericoloso.
La bolla di silenzio in cui Tresa si trova rinchiusa è quella dell’ ignoranza, della mala educazione, dell’indifferenza ai sentimenti, quella delle occhiate storte, della rabbia malcelata, delle risposte compulsive agli istinti peggiori.
Uscire dal marasma della pubertà può essere, a volte, un puro gioco di sopravvivenza. Un gioco grave però, dove l’equilibrio della vita futura rischia di essere irreparabilmente danneggiato in poche fatali mosse: violenza, omertà, sottomissione. Sconfiggere “la liturgia della paura” che si nutre di silenzio e si radica nell’immobilità sociale è il messaggio potente di questo libro.
Il silenzio di un padre padrone. Il silenzio di Tresa, quella che a scuola tutti chiamano “Masculina” per il suo aspetto allampanato e la sua indole debole. Il silenzio di Gero, che si trova catapultato in una famiglia di sole femmine e vede la sorella allontanarsi da lui e forse per difesa l’allontana lui stesso. Il silenzio di zia Rosa che abituata a stare sola ora si trova con due bambini da crescere. Il lavoro nei campi d’estate, il corpo che cambia e lascia spazio ad una femminilità acerba che però attira le attenzioni di Giuseppe. Il silenzio di un amore nato per caso o forse per istinto e che ora deve funzionare per salvare le apparenze di una società che giudica senza comprendere. Il silenzio di chi se ne approfitta, della tua giovane età, dei tuoi sogni, della tua carne. E tu nell’illusione di essere amata, tu che non sai proteggerti perché affronti quello che ti capita con il silenzio, entri in un mondo che ancora non ti appartiene, con forza, con violenza, con rumori soffocati. Parla, Tresa, parla, non tenerti quell’illusione dentro, che l’amore non è questo e tu lo devi capire perché lo troverai e ti si chiuderà di nuovo lo stomaco ma non saranno bruciori o dolori sarà la gioia di un’emozione pura.
"La verità era un'altra: nessuno di noi coltivava il silenzio per diletto personale o per abitudine. Il nostro mutismo stizzoso aveva radici meno profonde: trovavamo più semplice tacere sulle cose, sui pensieri, sui nostri corpi stanchi. Era il nostro modo di sotterrare, di dimenticare per sempre". •
Mia nonna è siciliana, l'ho sempre sentito nella sua voce, nell'attaccamento a quella terra da cui non torna da anni, ma che porta sempre nel cuore. La sua Sicilia, l'ha sempre messa nei racconti di mani che scavavano la terra, di donne che non potevano disobbedire ai padri e di lei che quando era oggetto del complimento di un uomo si vergognava. •
Tutto questo l'ho trovato ne' "Il silenzio dell'acciuga" di Lorena Spampinato, un libro che mi ha colpito tanto per la potenza della non comunicazione che accumuna i suoi personaggi. •
L'acciuga del titolo - masculina in dialetto - è Tresa, una bambina di 10 anni che viene lasciata da suo padre alle cure della zia Rosa, insieme a suo fratello gemello Gero. •
Tresa non ha mai conosciuto sua madre, perché morta pochi mesi dopo la sua nascita, ma in quella zia tanto buona vede finalmente una complice, qualcuno che la ama, qualcuno da amare. •
Finalmente, infatti, Rosa le mostra il modo di essere femmina, cosa che il padre e il fratello non le hanno mai consentito. Può mettere gonne, farsi crescere i capelli e sentirsi finalmente libera di essere chi vuole. •
Però, non è così semplice. Tresa da sempre nota che gli uomini hanno atteggiamenti diversi con lei: si sforzano di non parlarle in dialetto, non gesticolano e a volte neanche la guardano negli occhi. •
La ragazza è consapevole di ciò che succede, ma non scappa, non si ribella, usa un unico potere: il silenzio. •
Il silenzio è il vero protagonista di questo romanzo, colui che decide i risvolti più tragici e quelli più inaspettati. Un elemento che si respira in tutta la narrazione e nei rapporti tra personaggi e che rende quest'opera davvero più che apprezzabile. •
Il silenzio dell'acciuga di Lorena Spampinato, esplora brillantemente sia sul piano filosofico e provocatorio che su quello tematico, un destino particolarmente crudele dato che il modo esplicito di trattare argomenti come il sesso e la classe sociale, è attuale ora come allora. Quando, un giorno Tresa, incontra lo sguardo ipnotico di un uomo, sicuro di sè, non sospetta che la sua vita sta per cambiare in modo radicale.
E' una ragazza nell'età adolescenziale, e tutti la chiamano Masculina, perchè è allampanata come un'acciuga e debole di indole. Tresa sta crescendo senza amore, senza punti di riferimento o di una guida, o un'ala protettiva in cui rifugiarsi.
Quel mattino uscì dall'infanzia nella quale si era trovata ancora la notte prima. Per la prima volta nella sua vita, Tresa sospettò che ogni fenomeno nascondesse qualcosa dentro di sè oppure, decidendo di svelarsi a qualcuno, lo facesse solo agli uomini che sanno gridare e punire e a quelli che fumano e chiudono la porta col catenaccio.
Per la prima volta, ella non aveva rivelato tutto ciò che pensava e, anzi, fatto più significativo e inquietante, lo aveva tenuto nascosto dentro di sè.
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<< ... Dovevo crescere come mio fratello - uguale a lui. Era per questo che ci aveva fatti insieme, perchè crescessimo l'uno lo specchio dell'altra.>>
Passarono gli anni. Ai viaggi del padre i bambini: Tresa e il fratello gemello Gero, fin dalla loro nascita, erano così avvezzi, che la sua abitudine di consumare con loro raramente un pasto si era trasformata ai loro occhi in una prerogativa paterna. Sempre più spesso abitavano nelle stanze vuote e deserte e i freddi insegnamenti della zia Rosa, non riuscivano a sostituire l'assenza, il vuoto della madre.
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Ambientato negli anni Sessanta, il libro si apre con Tresa che in una Sicilia, luogo pieno di vita, ma anche carico di pericoli, Tresa, fiera e intelligente, è convinta che si tratti solo di una tappa temporanea nel suo cammino verso il superamento della povertà e della mancanza di opportunità.
Dopo averci parlato del trasferimento di Tresa e del fratello gemello in un angusto apartamento di zia Rosa, Spampinato fa un passo indietro per spiegare come la sua eroina sia arrivata a quel punto. Dapprima, Tresa affronta la vita con la convinzione che restando nel silenzio, come le aveva insegnato il padre, tutto sarebbe tornato al suo posto. Confida nel sogno di una vita migliore, di conquistarsi una fetta.
E' vero che vive come una prigioniera, ma altre donne siciliane erano riuscite ad avere successo, quindi perchè non lei? L'autrice ammira l'ingenuità e la determinazione della protagonista, ma ci fa anche capire chiaramente che il modo in cui tende a sottovalutare i pericoli che ha di fronte è alquanto imprudente.
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Questi rischi si manifestano immediatamente nei rapporti con il sesso.
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In un istante decide di seguire Gero, e di abbandonarsi con lui a una torrida seduta di sesso, senza parole, e pensa tra sè e sè, che non ci sarà un seguito. Invece, un seguito ci sarà: la relazione continua, dal mistero dei fili che intreccia il destino, dal mistero che circonda la professione del seduttore.
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Il romanzo che leggiamo "Il silenzio dell'acciuga" by Lorena Spampinato, è la cronaca di quello che diventa presto passione, poi amore, e che Tresa per pudore, per vergogna, non riesce a parlarne. Lui, l'amante il signor A o suo figlio, coltivano l'idea di poter controllare la relazione adulterina e condurre una doppia vita sentimentale si rivela presto illusoria, perchè entrambi adorano fare sesso nei luoghi più impensati, anche pubblici.
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Tresa finisce in trappola e viene violentata. Poi, l'uomo dà inizio a un vero e proprio stalking, terrorizzando la sua vittima, che si crogiola nella sua natura equivoca, con conseguenze tragiche, fino allo svelamento di una verità nascosta sotto un velo di ambiguità per tutto il romanzo. A casa di zia Rosa, anche lei è attratta dalla bellezza di Tresa, perchè capisce che la nuova arrivata, con il viso fresco e le lunghe gambe, sarebbe un'aggiunta molto apprezzata e redditizia per il suo futuro. Per quanto questi incontri di Tresa siano minacciosi, nessuno di loro è paragonabile al vero e implacabile nemico, la società sicula.
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Spampinato riesce a vedere l'umanità anche nei personaggi senza cuore, ma la storia che sta dietro le loro terribili cicatrici pulsa di umanità e pathos. Anche se le hanno vietato il sogno di vivere. A lei piace l'amore, l'amore come lo celebravano nelle canzoni, nei fotoromanzi. Tresa è stordita a cospetto di tanta femminilità, del suo profumo brado: <>.
La ragazza deve ricredersi su tutto, deve imparare (e perdere) ogni cosa, deve diventare una spia e una ribelle. La complessità del carattere di Tresa, rendono la storia più interessante e commovente. Il silenzio dell'acciuga è un romanzo che può competere con le opere migliori di autori. Ci ricorda che nessuno può estinguere la fiamma dell'umanità che brucia con uguale intensità in ogni anima umana.
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Questo libro, scorrevole e molto leggero, vede come protagonisti Gero e Tresa, due bambini di dieci anni che, alla partenza del padre per motivi di lavoro, si trasferiscono dalla zia Rosa vicino Taormina. Tresa è da sempre abituata ad essere uguale al fratello in tutto e per tutto: nel modo di vestirsi, negli atteggiamenti, perfino nel taglio di capelli.
Questo aspetto comincia a crearle qualche problema nel periodo scolastico. Oltre al silenzio, ormai divenuto il suo migliore amico, l’unico con cui si apre è Sasà, il suo compagno di banco. Tutti gli altri la prendevano in giro, per via del suo aspetto, chiamandola “Masculina” che nel dialetto significa “acciuga”.
Quel soprannome le rimane impigliato addosso come una macchia, ma lei non se ne preoccupava, cercava sempre di ignorare tutti e di non essere mai al centro dell’attenzione, rifugiandosi al banco con Sasà e con i loro racconti.
Inizia però in Tresa un cambiamento vorace, un cambiamento che non vede l’ora di uscire fuori, ma seppure i suoi pantaloni vengono sostituiti da una gonna, e i suoi capelli rasati crescono fino alle spalle, lei rimane fedele al suo compagno, il silenzio, che non la abbandona mai.
In questa fase di crescita Tresa vede entrare nella sua vita nuovi personaggi, il Signor A. e Anna, Donato e Giuseppe, tutte persone significative nel suo percorso. Scopre cos’è l’amore degli e negli adulti, come si può parlare senza sembrare fuori posto, cosi come ridere, gesticolare.
Ho amato il cambiamento di Tresa, seppure avrei voluto che avvenisse molto prima. In alcuni punti del libro ho provato una tale rabbia: avevo voglia di parlare dove Tresa taceva, di urlare dove Tresa voltava le spalle, mi domandavo “perché? Perché non lo dici? Perché tralasci tutto e non prendi una posizione?”
Un racconto leggero, in cui è facile empatizzare con i personaggi e immaginare le scene a volte anche troppo “crude”. Un racconto che ha come punto chiave il cambiamento, la conferma che quando tutto ciò che ti circonda cambia allo stesso modo cambi tu.
Un libro veramente impressionante. Attraverso gli occhi della giovane protagonista il lettore entra in contatto con il mondo controverso e a tratti spaventoso degli adulti. Un esperienza di lettura che non lascia indifferenti anche grazie allo stile scorrevole e intrigante dell’autrice.
Tresa e Gero, la storia di due gemelli che vivono con il padre, finché per motivi di lavoro, quando i bambini compiono dieci anni, vengono affidati alla sorella della madre, in un altro paese, in un'altra casa.
I ragazzi crescono e mentre Tresa rimane silenziosa ed in disparte, Gero tira fuori una rabbia repressa nei confronti della sorella e della zia. Una furia inaspettata che a lungo andare fa dubitare anche Rosa della sua buona volontà nell'ospitare i nipoti in assenza del padre ancora in Francia, del quale non si hanno più notizie.
Tresa si affeziona a Sasà, l'unico compagno di classe che le rivolge la parola e tra i due nasce un'amicizia ossessiva di lui nei confronti di lei.
Pagine fatte di silenzi, di cose non dette. Lorena Spampinato narra vicende cariche di pathos, situazioni troppo scomode per essere accettate negli anni Sessanta. Un libro composto da mancanze affettive e sguardi fraterni, azioni veloci e sentimenti lenti. Dai colori freddi, dal tatto essenziale e dall'odore acre, che ti penetra senza chiedere il permesso.
Torno ad aggiornare le mie letture Ho scoperto Lorena Spampinato con l'ultima uscita per Feltrinelli ma l'ho amata con questo romanzo, Il silenzio dell'acciuga. E mi continua a far sorridere che il telefono mi corregga acciuga con acciaio perché, come ho detto all'autrice, questa sua personaggia, Tresa, mi ricorda una delle ragazze di acciaio finissimo di Maria Messina. C'è molto in questa storia di mal-formazione di Messina, nell'atmosfera, nel silenzio forzato delle ragazze, del coraggio e della lucidità con cui affrontano i dolori inflitti dagli uomini. La scrittura in prima persona è travolgente, trascinante, dolorosa, ma c'è al fondo una tenerezza che ti spinge a voler bene a questa storia dalla prima riga. È veramente uno dei più bei romanzi letti quest'anno
Libro importante e per questo anche le tre stelle, perché affronta temi importanti sul consenso, sulla violenza sessuale, sulla solidarietà femminile e lo fa con semplicità e senza troppi spiegoni. Poi il libro non è perfetto, ma credo sia un debutto - nella fiction per gli adulti, se non sbaglio l'autrice ha già pubblicato da giovanissima romance YA. La seguirò, per la mia nuova decisione di sempre sostenere autrici italiane (se non sono proprio pessime)