Noia e solitudine trafiggono un gruppo di giovani che non sanno cosa fare nella vita, che non sanno se ci sarà futuro. A Lako, città del futuro, tutti hanno tutto ancora prima di chiedersi se ne hanno bisogno. Grace, Lumi, Michael, Zac, Marissa sono adolescenti alla ricerca di qualcosa che dia loro un senso: è una generazione ingabbiata in un eterno presente. Ma qualcosa si muove, il “Freedom is a State of Mind” è un nuovo Partito che si ribella al consumismo in cui sono cresciuti. Ci saranno scontri con la polizia, ci saranno morti. Grace, però, è diversa dagli altri, si sente fuori posto ovunque, anche tra una folla di coetanei, e conosce il potere delle parole. Una storia in presa diretta, raccontata senza censure: lʼalcool e le droghe presi con leggerezza, lʼamore che diventa violento, lʼamicizia che si complica, i genitori assenti e una sorella dai capelli blu scomparsa da casa...
Un libro molto confuso non solo per come viene esposta la storia, ma anche per l'intenzione. Se c'era un senso, sono certa di non averlo né trovato né colto. Non riesco a spiegarmi nemmeno grandi buchi di trama, come l'uscita di Grace dalla clinica. Non doveva essere un momento importante? Oppure la ritrovata sorella... E tutto si consuma in poche pagine in cui è ben difficile capire cosa stia accadendo. Non apprezzo la scelta di ambientarla in una sorta di Italia con nomi diversi, perché è una cosa risultata goffa ai miei occhi di lettrice. Quale sarebbe dovuto essere il messaggio da mandare ai giovani lettori? Che bisogna stare attenti a chi si frequenta e a chi si vota? Quali sono le correlazioni tra i numerosi elementi che ci vengono posti senza essere risolti. Ad esempio: Lumi dov'è? Grace ne era innamorata, tutto il primo capitolo si concentra su di lui e quelli successivi sull'invidia nei confronti di Marissa. Ok, ma poi? Ma dopo la clinica? Ha così tante falle questo libro che per me è assurdo anche stare ad elencarle. Bello lo stile dell'autrice, ma la storia è un po' troppo raffazzonata male.
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Personalmente non l'ho capito molto. In un futuro distopico ma neanche troppo, che tristemente si avvicina alla.nostra realtà anche se estremizzata, una adolescente della classe borghese cerca il proprio posto in un momento politico molto particolare.
Ci si può ritrovare, sopratutto per il panorama politico rappresentato ma manca la svolta, il risultato, l'evoluzione dei personaggi. Sinceramente sembra troppo la situazione attuale che possono vivere tanti.giovani e per questo non mi da la soddisfazione di viaggiare verso un mondo letterario diverso
Non c’è posto per me di Laura Bonaiuti, romanzo di narrativa young adult pubblicato il 15 gennaio da Giunti.
Vi è mai successo di concludere una lettura e sperare che da qualche parte ci fosse la spiegazione dell’autrice sul perché abbia scritto quel romanzo e che cosa volesse trasmettere, che messaggio volesse veicolare? A me è successo oggi per la prima volta e potete immaginare la mia delusione quando mi sono resa conto che non solo non c’era uno straccio di spiegazione, ma non c’erano nemmeno i ringraziamenti che tanto adoro. Ebbene sì sono una di quelle lettrici che non mette la parola fine fino a quando non ha spulciato i ringraziamenti. I ringraziamenti sono preziosi quasi quanto il romanzo stesso per me, perché mi dicono tanto di chi lo ha scritto. Amo. Ringraziamenti lunghi, prolissi, amo le persone che ringraziano anche per una stupidaggine. Grazie è una delle mi parole preferite. E quindi cosa succede? Succede che io di Laura Bonaiuti ho capito poco, probabilmente nulla e che Non c’è posto per me resterà un’incognita senza soluzione.
Fin dalle prime pagine mi sono sentita respinta, come se l’autrice non volesse far identificare il lettore nei protagonisti di questo romanzo e ci sta perché i protagonisti non hanno nessuna qualità. Sono privi di vita, privi di ideali, non sanno cosa sia l’amore, non sanno cosa significhi essere solidali uno con l’altro. Sono negativi, annoiati, soli. Tutta la loro vita ruota intorno ad alcool, droga, sballo. Potrebbe essere uno spaccato estremizzato dei giovani d’oggi, ma io che li frequento so che sono molto più di tutto questo, hanno i loro difetti, come tutte le generazioni prima di loro e tutte quelle in divenire, ma hanno tanto da dire e da dare.
I ragazzi descritti in Non c’è posto per me sono abominevoli, così come lo sono gli adulti, l’ambientazione è distopica, ma non siamo nel futuro, l’anno è il 2020, quello che abbiamo cominciato a frequentare da qualche giorno. Se l’autrice voleva sconvolgere non ci è riuscita perché lo sconvolgimento vero è quello della realtà, ricordo ancora quanto rimasi scossa dalla lettura di Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino di Christiane F., quello è stato un libro potente, questo è un romanzo che porta all’interno di una finzione elementi della quotidianità rendendoli grotteschi e questa scelta in me ha fatto sbocciare una sensazione di fastidio, non di sorpresa e di certo non mi è sembrato trasgressivo come era con ogni probabilità negli intenti (attenzione le mie sono tutte supposizioni e pensieri soggettivi perché l’autrice non ha lasciato nessuna spiegazione alle sue scelte, come dicevo a inizio recensione).
Grace è diversa dagli altri per un motivo, anche se ha paura della solitudine, anche se vorrebbe essere parte di qualcosa di più grande di lei per sentirsi viva, non è una che segue la massa. Anche lei beve e si stordisce, anche lei accetta di stare accanto a persone che non sempre le piacciono per essere parte di un gruppo. Anche lei commette errori, inciampa e si rialza ma, quando vede che le cose non sono esattamente come appaiono, mette in moto la sua testolina e non si getta in un dirupo per seguire il gruppo. Grace ha una coscienza, ha degli ideali che non sapeva di avere, vuole cambiare le cose, ma non con la violenza, non insieme alla massa, perché per cambiare bisogna partire dal piccolo e Grace compie gesti che già di per sé rappresentano una rivoluzione. Grace ha una coscienza che pulsa sotto la cenere di azioni deplorevoli, ha un animo ingenuo e acerbo che potrebbe trasformarla in un adulto giusto del domani. Deve solo dare sfogo alla sua voce interiore, quella che grida Non c’è posto per me, perché lei il suo posto al mondo può ritagliarselo, perché dentro ognuno di noi c’è la forza necessaria per fare la cosa giusta senza l’appoggio degli altri, perché Grace è l’unica ‘nota positiva’ nonostante faccia tutto per uniformarsi al nulla dei personaggi che le ruotano attorno.
Nelle mie riflessioni personali ho letto molti riferimenti alla politica di oggi, il partito “Freedom is a State of Mind” gioca sulla paura, utilizza un linguaggio che parla a chi non è felice di ciò che è stato fatto da destra e sinistra negli ultimi anni, si rivolge alla massa, parla alla pancia delle persone, mostra nemici visibili e invisibili (aumento delle tasse e immigrazione su tutti). Vi ricorda qualcosa? Che Laura Bonaiuti abbia voluto far vedere il mondo d’oggi in un romanzo destinato ai ragazzi? Che abbia voluto fare una critica al modo di fare politica di certi soggetti che utilizzano la paura e l’odio per ottenere voti e approvazione?
Non so se la mia lettura sia corretta, non sono una critica letteraria, sono una semplice lettrice che mette la propria natura nelle recensioni che scrive. Le perplessità sul messaggio restano ma, se siete curiose, se vi piacciono le sfide, se nulla riesce a scandalizzarvi, vi invito a leggere Non c’è posto per me di Laura Bonaiuti e dirmi cosa ne pensate. Io sono qui disponibile ad accogliere tutte le vostre interpretazioni.