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Non superare le dosi consigliate

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«Non c’è un problema che un farmaco non curi, mamma lo dice sempre. A casa nostra non si parla, si prendono medicine. Così lei mi dà il Dulcolax ogni sera perché sono una bambina grassa. Due compresse, quattro, otto. E io non so che legame ci sia tra il Dulcolax e una bambina grassa, visto che non dimagrisco…» C’è un peso che non si può perdere, anche quando l’hai perso tutto. Matilde lo sa: la mamma, bulimica, passa le giornate a vomitare; lei ha cominciato a ingrassare quando aveva sei anni ed è affamata da una vita. A scuola elemosina biscotti, a casa ruba il pane, e intanto sogna che le taglino la mano. Ottanta chili a sedici anni, a diciotto quarantotto; Matilde va in America a studiare, splende, ma la fame e la paura le vengono dietro. Finché, dopo la morte della madre, il tracollo finanziario del padre e una relazione violenta, supera i centotrenta chili. E quando esce, c’è sempre qualcuno che la guarda con disprezzo. Allora Matilde si chiude in casa per tre anni, e sui social si finge normale. Ma che vuol dire normale? Un romanzo crudo e potente tra due lingue e due culture, tra gli anni Settanta e oggi. Un libro vorticoso tra perfezionismo, autolesionismo, menzogna e dipendenze.

250 pages, Paperback

Published January 30, 2020

10 people are currently reading
249 people want to read

About the author

Costanza Rizzacasa d'Orsogna

6 books8 followers
Costanza Rizzacasa d’Orsogna è laureata in Scrittura alla Columbia University di New York e ha vissuto per dodici anni negli Stati Uniti, dove ha lavorato come giornalista per varie testate e pubblicato racconti e poesie. Da oltre dieci anni si occupa di cultura e letteratura americane per il “Corriere della Sera” e il supplemento culturale “la Lettura”.

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1 star
19 (7%)
Displaying 1 - 30 of 47 reviews
Profile Image for Come Musica.
2,066 reviews630 followers
February 20, 2020
Matilde, quarantasei anni, quasi quarantasette, 130 kg, quasi 131 kg.


I primi due capitoli di questo romanzo sono un colpo allo stomaco: la tematica trattata è importante, il body shaming. Matilde decide di mettersi a nudo, per cominciare ad accertarsi e a farsi accettare per quello che è, indipendentemente da come si presenta agli altri.

“Ogni persona obesa che conosco ha il suo bagaglio di storie agghiaccianti. Lo chiamano fat shaming, è un bullismo quotidiano che la maggior parte delle volte passa sotto silenzio. Perché il bullismo è perdonato, se a scatenarlo è il tuo peso. Come se la g di grasso fosse una lettera scarlatta. E allora abbozzi e dici: «Hai ragione» o «Capisco».”

Questo libro ha il coraggio di affrontare più temi importanti, come il bullismo legato al peso, l’essere donna, i rapporti famigliari che anziché farti spiccare il volo, tarpato le ali.

“Cosa rimane a una bambina geniale che non riesce a farcela? Quando sei grassa, la gente non si aspetta che tu sia una perfezionista. Il perfezionismo viene associato all’anoressia, ed è per questo, al di là del canone estetico, che alle anoressiche è perdonato quasi tutto. Perché si sforzano di essere migliori, lottano per un ideale, e ne portano i segni sul corpo. Ma anch’io porto i segni sul corpo. Nessuno ha mai pensato, quand’ero obesa, che fossi una perfezionista. Le persone grasse si sforzano di essere peggiori. Io sono così perfezionista che per scrivere di cibo in questo libro mi sono rimangiata tutto.”

“Dov’è finita, quella ragazzina? Ve lo dico io: è tornata in Italia. La morte della mamma l’ha destabilizzata e non ha retto. E ha creduto scioccamente che, con una laurea americana e stage di prestigio, in Italia si potesse far carriera. Ero una bambina viziata, non sapevo quanto potesse essere dura la realtà.”

Questo libro sarebbe potuto decollare e invece si avviluppa su se stesso, come fa Matilde, che ha un’unica dipendenza, quella dal Dulcolax.

Ogni essere umano nasce, cresce, si evolve oppure si avviluppa: Matilde sceglie di avvilupparsi, inconsciamente; si attorciglia come l’intestino umano (che è l’organo protagonista di questo romanzo). Matilde resta ferma, fissa, immobile, a quando aveva tre anni. Non si è perdonata. Non ha scelto relazioni che le permettessero di vivere amori felici. Ha deciso però di guarire: “Quando decidi di guarire, la prima cosa importante è darsi delle regole, e poi sapere che se le infrangi non è la fine del mondo.”

Questo libro trasmette il disagio vissuto da Matilde. E quando lo si finisce, si prova un senso di liberazione.


Sarebbe potuto essere un romanzo potente.

“Write
for yourself.
I
would rather
Not”

Ma ha preferito di no.
Profile Image for Laura Gotti.
591 reviews610 followers
May 11, 2020
In primis sono grata alla mia biblioteca che ha un fantastico prestito in ebook, ma veniamo al libro.
Leggo l'anteprima e ne sono curiosa, così com'ero stata curiosa di leggere Fame. Non so perché mi attirino tutti questi memoir di dipendenze da cibo, io non sono grassa, non ho mai avuto disturbi alimentari, mangio e bevo con discreta serenità, faccio sport e, orrore, non mi piace né la carbonara né la cacio e pepe. Comunque volevo leggere anche questo, e mi è sembrato di leggere un duplicato dell'altro. Donne che si raccontano, intimamente, e si avviluppano su se stesse e sulla loro narrazione, Matilde poi qui è davvero bipolare, perché da un lato ti dice quanto si ingozza e quanto fa schifo, e dall'altro che nessuno è intelligente come lei. Prima della classe devo averlo letto almeno venti volte, per dire. La scrittura è quella di una giornalista che racconta e non credo avesse altre ambizioni, ma, davvero, è: come sono ingrassata, come mi trattava male mia madre, com'è stronzo quello stronzo, come ho abortito, come mi hanno molestata, come sono dimagrita. Non voglio essere insensibile, perché non lo sono, e trovo ci voglia coraggio per raccontarsi così, in primis a se stessi. Ma io voglio leggere altro, per me la letteratura è un'altra cosa.

Sia chiaro, nessuno mi ha puntato la pistola alla tempia obbligandomi a leggere, ho scelto io e continuo a dire che scelgo male, che devo leggere meno i consigli sui social e più ascoltare i miei gusti, cosa mi piace, i miei autori. Questo libro non è da buttare, per carità ho letto di gran peggio, ma mi sono domandata se in qualche modo possa aiutare qualcuno, se qualcuno ci può trovare dentro un consiglio, un'identificazione, un'analisi, un appiglio. Ecco, io credo di no ma qualcuno può tranquillamente smentirmi.

Io l'ho letto bevendo Ichnusa non filtrata e mangiando pezzi di pizza che avevo avanzato dalla sera prima. Forse ho sbagliato l'approccio.
Profile Image for La Libridinosa.
605 reviews239 followers
January 30, 2020
"Non superare le dosi consigliate" è un romanzo sfiancante, che costringe il lettore a fare i conti con una storia senza un senso logico e un personaggio che soverchia ogni cosa. Un romanzo che, all'ultima pagina, lascia addosso un senso di ritrovata libertà.

La recensione completa qui: https://www.lalibridinosa.com/2020/01...
Profile Image for Morgana.
132 reviews14 followers
February 10, 2020
Libro letto tutto d'un fiato. E in effetti, ripensandoci, non si può fare diversamente, perché la narrazione è talmente incostante, sempre in bilico tra presente e passato, saltellante tra periodi dell'esistenza diversi, che se stacchi un attimo rischi di dover tornare indietro per riprendere il filo del discorso.

C'è un bene e un male in questo libro di Costanza Rizzacasa D'Orsogna.
Il bene è che un pugno allo stomaco, soprattutto all'inizio (che poi appena lo scrivi, ti rendi conto che nel modo di dire scelto c'è la parola stomaco, che ha a che fare con il corpo, con il cibo e con il dolore...). Il bene è che è libro coraggioso, che affronta il problema dei disturbi alimentari in modo crudo e diretto, senza giri di parole, senza nascondere o edulcorare nulla, e chi ci ha avuto a che fare in qualche modo sa che è così. Coraggioso perché parla apertamente delle relazioni disfunzionali e di come la famiglia giochi un ruolo fondamentale nell'insorgere di questi disturbi, mostrandolo attraverso le parole e le azioni, non fornendo esclusivamente una catalogazione di natura psicologica.
Il bene è che è un romanzo forte, che non ti risparmia niente. Qualcosa con cui non puoi scendere a patti, l'evidenza di un dramma che sei costretto a guardare in faccia.

Il male sta nella forma espressiva scelta. Ok, le ripetizioni, l'ossessione, il ritornare costantemente indietro con la memoria possono dare il senso di smarrimento, di depressione, di tormento, ma allo stesso tempo costringono il lettore a un esercizio e una disciplina di lettura continui. Non dico che avrei voluto una narrazione lineare e cronologica, questo no, ché avrebbe banalizzato e tolto forza alla storia. Dico solo che il libro "esagera": alla fine le ripetizioni e il loop ossessivo sono troppi e stancano. E il male sta soprattutto nel finale: Ecco, questo mi ha lasciata molto delusa.
14 reviews
February 3, 2020
Un libro sopravvalutato, perfetto per questa epoca buonista e più fastidioso di Mina che canta “scivolascivolascivola”. Alcuni giornalisti lo osannano e poi su facebook scopri che sono amiconi. A loro lo regalano e noi lo compriamo. Grazie...
Profile Image for Maite.
90 reviews4 followers
February 7, 2020
Un’occasione persa di affrontare in modo interessante un argomento di grande importanza come il body shaming.
Profile Image for Rita .
4,020 reviews93 followers
September 15, 2025
UN LAMENTO INEFFICACE

Dispersivo, ripetitivo, dal tono lamentoso. Ne risente fortemente il potente messaggio che c'è dietro, comunicato in modo tutt'altro che efficace.

"L'anoressia è un ideale, l'obesità una perversione."
Profile Image for Giovanna Tomai.
405 reviews5 followers
February 2, 2020
Una bella scoperta.
Tanto dolore e una rivalsa, ancora da terminare.
12 reviews1 follower
March 25, 2020
Un romanzo straordinario. Straordinario per com'è scritto, per quello che racconta, per la sua sincerità e il suo coraggio. Ho amato moltissimo il personaggio di Matilde, pur non avendo sofferto di disturbi alimentari da figlia e poi da madre mi sono identificata in lei, ho sofferto con lei. Ho amato le "montagne russe" del racconto, i flashback, lo stile estremamente innovativo, la crudezza e la durezza. Non avevo mai incontrato questo tipo di scrittura, né un personaggio così. Per me, un capolavoro. E per il messaggio che porta, questo libro andrebbe letto nelle scuole.
Profile Image for Candida Becherini.
8 reviews2 followers
February 17, 2020
Ho terminato ieri la lettura di questo romanzo, in gran parte autobiografico, della scrittrice Costanza Rizzacasa d'Orsogna. Mi è piaciuta la storia ed anche lo stile sincero, a tratti ironico, mai melenso, sebbene racconti di molti dolori e incomprensioni e di una vita condizionata dai disturbi alimentari.
Si racconta di come le influenze familiari, una madre con problemi di anoressia, un padre protettivo ma molto dedito al lavoro e le piccole esperienze dell'infanzia, possano contribuire a distorcere il rapporto con il cibo, fino a creare una dipendenza da esso, difficilmente superabile.
E' un libro che mi ha chiarito molte cose in merito ai disturbi alimentari, alle difficoltà delle persone obese e mi ha fatto sentire meno sola perché - sebbene io non abbia mai sofferto di questi problemi- ho comunque sperimentato momenti di eccessiva attenzione all'alimentazione e di mancanza di accettazione del corpo. A mio avviso un libro interessante per chi affronta l'argomento nella sua vita personale o professionale, e per infrangere alcune credenze e tabù sull'obesità e sul cibo. Lo consiglio
Profile Image for Claudia.
101 reviews15 followers
February 8, 2020
Mortalmente noioso. Non basta essere ricchi per venire compianti.
Profile Image for La lettrice controcorrente.
593 reviews250 followers
October 31, 2020
Tre stelle e mezzo
Non superare le dosi consigliate di Costanza Rizzacasa D'Orsogna (Guanda) è la storia turbolenta e commovente di Matilde, giornalista ultraquarantenne di una famosa testata nazionale e soprattutto una donna che lotta contro fantasmi e dolori.

Non ho mai vissuto il disturbo di Matilde, eppure sono riuscita a comprenderla in diverse situazioni. Diverso tempo fa ho perso quasi venti chili eppure, nonostante l'evidenza del numero della bilancia, l'evidenza dei vestiti troppo larghi, quei chili non li ho mai persi. Mai. E anche per me, come per la nostra protagonista, l'aumento e la perdita di peso sono legati a fattori emotivi.

Sono stata una bambina grassa, un’adolescente grassa, sono una donna grassa. Ho mangiato per noia, per ansia, per dolore. Perché cos’è la fame se non un’emozione? Soprattutto, ho mangiato per sfida. Per vedere dove potevo arrivare a farmi schifo. A fare schifo, anche se degli altri a un certo punto non ti frega più. Direste che mi sia mangiata la vita. Non è stato così. Sono una donna molto funzionale. Ma sono sempre stata grassa, anche quando non lo ero. Anche quand’ero bella e non me ne accorgevo.
Ero bellissima, sapete? Non come Claudia Schiffer, certo. Ma ero particolare, coi polsi magri e quel naso importante che di profilo mi faceva sembrare Marlene Dietrich. Avevo sui trent’anni, portavo la 40 (non la mia taglia più piccola, preciso, ero stata anche una 38) e un fotografo mi chiese di posare per lui. Gli piacevano le linee del mio collo in tensione, aveva detto. Io avevo riso, schermendomi nervosa, come sempre. Sempre impacciata, fuori posto, grassa dentro. Finché qualche anno fa non sono esplosa. Come la donna cannone, ma senza De Gregori. E senza fame e senza sete... Ma che cavolo vuol dire?

La storia di Matilde è potente e dura. Ho dovuto assumere davvero a piccole dosi, io che divoro tutti i romanzi senza sosta, qui ho dovuto rallentare. Leggere un pezzo ogni tanto. Non so se avrei mai comprato questo libro ma ancora una volta Billy - il vizio di leggere su facebook ha giocato un ruolo determinante. Il libro di Costanza Rizzacasa D'Orsogna sarebbe stato protagonista di una lettura condivisa, e io non potevo perdermela.

L'autrice ha dialogato con noi lettori che commentavano gli stralci, aggiungendo riflessioni e svelando ulteriori riferimenti. Come sempre è stata un'esperienza incredibile: tutti i partecipanti hanno aggiunto qualcosa al libro, hanno gettato luce e interpretato passaggi che forse non avrei colto. Mi hanno permesso di leggere in un altro modo Non superare le dosi consigliate.

Quando il libro si apre Matilde racconta il suo rapporto con il cibo fin da bambina, e di riflesso svela anche le dinamiche familiari.

«Smettila di appanarti, sei sbutriata!» grida mamma che mi ha vista mettere in bocca il pane - lei mi vede sempre.
Sbutriata, cioè ingorda, una parola del dialetto siciliano, quasi l'unica che so. Neppure lei lo parla, è il dialetto di sua madre, emigrata in Centro Italia da ragazza. Nella mia testa il siciliano è una lingua violenta. Intanto mamma afferra dalla mensola una confezione di Dulcolax, ne sgrana un blister e sbatte sul tavolo due compresse gialline, mentre lei inghiotte le altre. «Prendi queste» dice. Il Dulcolax, per chi non lo sapesse, è un lassativo. Mamma me lo dà ogni sera.

Il papà è assente, sempre impegnato a lavorare dall'alba alla sera, forse non comprende appieno il dramma in cui sta precipitando la famiglia.
RECENSIONE COMPLETA: www.lalettricecontrocorrente.it
7 reviews
March 30, 2020
Premetto che non amo molto i romanzi e ho letto questo perché mia moglie l'aveva finito in una sera, piangendo (e lei non è tipo né da finire libri in una sera, né da piangere). Se è vero che questo libro è forse più adatto a un pubblico femminile, non posso non confessare che anch'io l'ho trovato sconvolgente e bellissimo. Temi fortissimi e terribilmente attuali, forse trattati per la prima volta, una scrittura molto moderna, continui flashback e flashforward che impongono una lettura approfondita. Questo non è un libro leggero, di evasione. E' un libro duro, crudo. Ed è un libro che resta, che fa riflettere e impone ai genitori un esame di coscienza, e rappresenta un avvertimento per i futuri genitori. Non avevo mai letto un romanzo simile. Lo consiglio moltissimo. Anche agli uomini, ai padri e ai mariti.
Profile Image for Paola.
4 reviews1 follower
February 16, 2020
Difficile.
Il primo errore è secondo me definirlo un romanzo: è un racconto destrutturato, un continuo flusso di coscienza.
Racconta una storia, quello sì, ma l'obiettivo non è certo il racconto, quanto la liberazione, come se buttando giù tutto si possa mettere un punto e ricominciare.
Mentre lo leggevo a volte ero annoiata (a volte sembra tutto davvero pretenzioso e autoreferenziale), altre completamente soggiogata dal coraggio che ci deve essere voluto per scrivere queste cose perché è vero, di persone grasse non si parla mai, e per la società è solo una debolezza e tutto si risolve con un "mangia di meno".
È per questo che nel mio giudizio fine ho deciso di dar più peso al coraggio che alla noia, pur tenendo conto di entrambe.
5 reviews
April 13, 2020
Un romanzo vorticoso e straordinario. Non si leggono spesso romanzi così. Un libro fortemente autentico, feroce, complesso, che scardina ogni certezza. Un romanzo sulla famiglia, sulle nostre madri, sulle insicurezze che ci portiamo dietro dall'infanzia. La storia dell'autrice, ma anche la nostra. Uno sguardo nuovo e un nuovo modo di raccontare il femminile (e anche un certo maschile). Da far leggere nelle scuole superiori. Bellissimo e straconsigliato. Dopo le lacrime, dopo le emozioni, all'autrice bisogna soltanto dire: grazie.
Profile Image for Cristina.
72 reviews42 followers
March 15, 2020
Brutto e scritto davvero male. Brrr...
Profile Image for Romanticamente Fantasy.
7,976 reviews237 followers
June 1, 2020
Dory - per RFS
.
La storia di Matilde è davvero una storia moderna, in un mondo in cui i disturbi alimentari aumentano di anno in anno. Matilde lotta, infatti, con il suo peso da sempre: è stata obesa da bambina, poi, magrissima da giovane e, infine, ora che ha più di 40 anni pesa 131 chili. Come dice la prefazione al romanzo, Matilde è affamata da una vita ed è affamata di cibo come d’amore. Con una madre bulimica che la obbligava a prendere lassativi per non ingrassare e un padre che non ha saputo prendere le redini della situazione, Matilde è una persona sola che cerca l’amore nei posti sbagliati e non lo trova.

Il racconto è struggente anche se tratteggiato con ironia: Matilde dipana la matassa della sua vita attraverso un esubero di parole, di digressioni e, a volte, si può rischiare di perdere anche il filo.

Quello che resta è sicuramente l’obiettivo di questo romanzo: diventare una terapia psicologica sia per la protagonista sia per coloro che, magari, affetti da binge eating, ossia il disturbo da alimentazione incontrollata, leggeranno questo libro.

Chi di noi, d’altronde, non ha avuto problemi con il proprio peso?

Chi di noi potrebbe non ritrovarsi nella parole di Matilde, colpevole di essersi rovinata l’esistenza per via di un’ossessione, quella per il cibo, che è solamente sintomo di una mancanza costante di affetto?

Lo stile del romanzo è elaborato, tagliente, a volte, prolisso, mentre l’ambientazione tra New York e l’Italia è lasciata un po’ in secondo piano rispetto ai pensieri della protagonista che, essendo un romanzo psicologico, sono sicuramente centrali e mai banali.

Sicuramente, quello che colpisce è l’intento: non il piangersi addosso, non il mortificarsi ma raccontare uno stadio della vita, raccontare un dolore con sincerità e una buona dose di autoironia.

Matilde è grassa, si è lasciata andare, ha vissuto amori nocivi, dapprima quelli genitoriali, infine, quelli relazionali con uomini narcisisti e tossici, Matilde è una di noi, proprio perché è sbagliata, perché cade e prova a rialzarsi non sempre riuscendoci.

Nel complesso, come opera prima di una scrittrice-giornalista, ho trovato Non superare le dosi consigliate un romanzo importante, che ci insegna molto e che ci fa sicuramente riflettere sull’amore, su ciò che facciamo quando non lo abbiamo e su ciò che possiamo fare per non perdere mai, soprattutto, l’amore verso noi stessi.
116 reviews10 followers
March 28, 2024
Non facevo na fatica del genere nel terminare una lettura dai tempi di “Fabbricante di Lacrime”
Profile Image for Irene Doda.
85 reviews13 followers
February 25, 2020
Ho appena finito di leggere, forse dovrei aspettare a scrivere la recensione ma ho necessità di mettere in fila i pensieri riguardo a questo libro.
Primo pensiero: avevo aspettative alte che sono state deluse.
Ho amato i primi capitoli, in cui l'autrice tratteggia magistralmente le abitudini della famiglia: la madre dipendente da lassativi, il padre che mette il lavoro di fronte a tutto, il senso di colpa e di disgusto per se stessa che Matilde si trascinerà dietro per tutta la vita. E ho amato gli ultimi capitoli in cui è presente una riflessione puntuale sul fat shaming, sulle umiliazioni che le persone grasse subiscono non solo a livello di rappresentazione, ma anche sul piano politico, sociale e medico.
In mezzo invece ho trovato la storia abbozzata, poco lineare prima di tutto; non che la linearità debba essere necessariamente una caratteristica dei memoirs, ma qui si perde il filo della storia del personaggio (quando ha vissuto a Roma? quando ha vissuto a Milano? quando si è laureata?). Ci sono alcuni passaggi che sembrano del tutto buttati lì, alcuni episodi del tutto non necessari che stonano con la narrazione, ad esempio gli excursus sul pianoforte o sulla prof di italiano.
In generale ho trovato che i personaggi siano poco approfonditi, soprattutto il padre e il fratello. Ci viene raccontato pochissimo di loro e delle loro vite, ogni tanto fanno cose che sono in contraddizione tra loro e non viene spiegato il perché. L'impressione è che ci siano dei passaggi logici ed emotivi dei personaggi di cui il lettore è tenuto all'oscuro.
La rabbia che guida tutto il romanzo, il disprezzo per se stessi potrebbero essere un motore narrativo fenomenale e originale; peccato che la storia resti così in superficie.
Profile Image for Sara.
12 reviews5 followers
June 9, 2020
Patetico. Dietland è il romanzo da leggere. Questo mi ha annoiato.
Profile Image for Sonia  (Le_sorelle_dinchiostro).
329 reviews3 followers
March 9, 2021
Matilde ha una mamma bulimica che passa le giornate a vomitare, mentre lei, che ama il pane, ha iniziato ad ingrassare all’età di sei anni. Ottanta chili a sedici anni. Quarantotto a diciotto.
Quando Matilde va in America al college per studiare si sente finalmente libera e affermata non accorgendosi che i suoi disturbi la seguono anche lontana da casa.
Alla morte della madre per un cancro, con il crollo finanziario del padre e la fine di una relazione con un uomo egoista, Matilde supera i centotrenta chili decidendo di chiudersi dentro casa e non uscire più, interagendo con il mondo esterno tramite i social dove può essere normale e nascondersi.

“Non c’è un problema che un farmaco non curi, mamma lo dice sempre. A casa nostra non si parla, si prendono medicine. Così lei mi dà il Dulcolax ogni sera perché sono una bambina grassa. Due compresse, quattro, otto. E io non so che legame ci sia tra il Dulcolax e una bambina grassa, visto che non dimagrisco…”

Gli argomenti trattati dall'autrice sono molti, alcuni molto forti e attuali che mi portano ad una lettura del romanzo lenta, noiosa e sconnessa, piena di pause e riflessioni. Ho faticato, e non poco, nel terminare la lettura che con i suoi discorsi sconnessi però, in alcuni punti, mi ha fatta entrare in sintonia con il malessere che la protagonista prova e ha nella testa, ma non è bastato.

La storia parla dei legami che ha Matilde. Quelli dei suoi disturbi alimentari e non, quelli della sua ossessione, tramandata dalla madre, alle medicine, quelli della sua famiglia disfunzionale, tutti con un problema e nessuno capace di aiutare il prossimo se non accentuando i problemi altrui.

Ma questo libro è anche una denuncia sociale contro chi discrimina quelli che non rientrano nei canoni di una società ben definita, dove la figura fisica è costantemente in esposizione e il culto del bello l’unico da seguire.
Ma chi definisce un corpo bello e normale? Troppo grasso o troppo magro?
Con questo l’autore ci porta a riflettere sul valore della persona, che ogni corpo, anche se diverso, ha un valore.

Quello che ho notato in queste pagine sin da subito, è stata l’auto-terapia che l’autrice fa più per se stessa che per noi lettori, facendo così risultare il romanzo pesante a chi lo legge. Non avendo un filo logico negli avvenimenti narrati, il lettore si sente più di una volta tirato avanti e indietri nella mente e nei discorsi dell’autrice con personaggi e argomenti trattati più di una volta ma con superficialità.

Pur capendo il dolore di Matilde, non sono riuscita ad empatizzare a pieno con lei e ad immedesimarmi nel personaggio come spesso mi capita leggendo un libro e mi dispiace perchè, se scritto diversamente, in questo libro si sarebbe potuto dire molto di più!

Non credo di consigliare la lettura di questo romanzo, purtroppo.
Profile Image for bambu78.
111 reviews2 followers
September 14, 2020
https://gabrieleisland.blogspot.com/2...

Matilde ha 44 anni e pesa 130 chili, quasi 131 chili.
Come tante persone obese, preferisce stare chiusa in casa, evitare i contatti sociali, per non essere sottoposta agli sguardi della gente, o per evitare osservazioni e consigli non richiesti di perfetti sconosciuti. Ecco cosi' che tutto viene ordinato, dalla colazione al bar alla spesa. Solo i medicinali non li ordina online, dipendente dal Dulcolax, vecchio vizio che le ha lasciato la mamma ormai morta, e dall'Eutirox per la tiroide, che si e' autoprescritta perche' ha sentito dire che fa dimagrire.
E naturalmente ricorre spesso alla menzogna, inventando scuse, malattie e urgenze per non incontrare chi la conosce. Forse mente anche al lettore, su tanti piccoli particolari che non combaciano mai a distanza di poche pagine. E poi scuse, tante scuse... l'obesita' frutto del rapporto coi genitori, delle molestie subite da bambina e in seguito, degli uomini sbagliati incontrati nella vita. Ma sono scuse o e' un modo per spiegare la complessita' di una patologia spesso guardata con disprezzo, di cui non si capisce e non si vuole capire la complessita'? Sta a noi dare una risposta a questa domanda, al di la' di quello che ci mostra Matilde.

C'e' anche molto di autobiografico in questo romanzo-denuncia-memoir, in cui si coglie non solo la personalita' dell'autrice, ma anche la sua mano, la mano di una persona che ha studiato scrittura e che fa la giornalista di mestiere. Un po' destabilizzante il continuo saltare da una parte all'altra, da un ricordo all'altro, da un giudizio al suo opposto (la mamma era una persona disturbata? le voleva bene? l'ha rovinata? e il padre?). Li ho potuti apprezzare solo perche' li ho messi nell'ottica dell'esercizio che fanno fare gli psicologi, quando chiedono al paziente di scrivere a ruota libera la propria vita. E quando si e' finito, il quaderno che si e' riempito puo' essere chiuso, buttato, bruciato. O riesumato anni dopo per farne un libro come questo.
Profile Image for Maristella.
111 reviews
March 24, 2021
Il tema è sensibile e generalmente trascurato. I disturbi alimentari comprendono anche il binge eating e sono spesso l'espressione di un malessere interiore profondo. Cosa passa per la mente di una persona grassa? Questo romanzo si ripromette di farcelo scoprire. L'inizio è promettente. Matilde ci svela la sua infanzia amara, farcita dal senso di inadeguatezza indotto da una madre anoressica e perfezionista, dove la serenità per la bimba erano il pane e le briochine e apre scorci su una vita adulta incerta e dipendente dalle finanze paterne. Poi però il romanzo cambia drasticamente. Ve ne accorgete proprio, quasi come se fosse cambiata all'improvviso la mano che scrive. E Matilde va alla carica con i racconti delle molestie, con quanto è difficile essere donna, quanto sono brutte le relazioni tossiche, quanto i grassi sono incompresi, sono trattati come cittadini di serie B, peggio degli omosessuali e degli immigrati, che almeno qualcuno che lotta per loro c'è. I termini con cui Matilde si piange addosso è stomachevole. Il tema dell'obesità e del binge eating viene trattato con banalità alla fine. Gli ultimi capitoli suonano come se non ci fosse più ispirazione per andare avanti col racconto. Ci sono pagine e pagine in cui vengono passati in rassegna film e serie con protagonisti o personaggi obesi. Davvero non c'era altro di cui parlare? Dà l'impressione di saggio breve delle scuole superiori, soprattutto quando si arriva nelle ultime pagine a dare la definizione di binge eating e della ahimè recente storia della "scoperta" di questo disturbo, dopo aver usato il termine per tutto il libro... Bisogna fare bene il compitino. Bisogna fare colpo sul lettore con tirate forti, come il fatto che l'anoressia "è stata celebrata per secoli" e per questo i grassi pagano. Ma anche no.
Profile Image for Sara Letture .
94 reviews21 followers
January 17, 2021
Ieri sera ho finito di leggere “Non superare le dosi consigliate” di @costanzardo, edito @guanda_editore.

Ero molto curiosa poiché su questo libro non avevo letto recensioni che avessero una via di mezzo: era bello oppure era incomprensibile. Questi i due soli modi di vederlo.

Io credo che ogni libro parli al suo lettore e che ognuno possa leggerci tante sfumature in base alle proprie esperienze e al proprio sentire.

Questo libro è un’autobiografia che tratta temi delicatissimi come l’anoressia, la bulimia, le molestie sessuali, il bullismo, i rapporti disfunzionali, le violenze psicologiche.

Lo stile usato per raccontare - e raccontarsi - è la rappresentazione dei disturbi alimentari: bulimico, inafferrabile, con continui rimandi al passato, inarrestabile, senza un filo logico.

Questo libro non vuole insegnare nulla, non vuole raccontare come uscire o affrontare questi problemi, è una sorta di scrittura terapeutica, guidata da un flusso di coscienza.

Eppure, dopo aver chiuso l’ultima pagina, mi sono ritrovata a parlarne col mio compagno. Di cosa? Del ruolo dei genitori, del riconoscimento dei disturbi alimentari come malattia, dell’estetica rispetto alla sostanza, di quanto anche parole all’apparenza banali possano essere macigni per dei bambini - ma anche per adulti fragili - di quanto la timidezza o l’insicurezza possano creare disagi e di tanto altro.

Questo libro non vuole insegnare nulla, come ho detto, ma inevitabilmente ti fa riflettere e qualcosa me l’ha confermata: il dialogo, la comunicazione, il potersi esprimere liberamente e avere accanto qualcuno capace di ascoltare in ogni fase della vita sono dei grandi privilegi, che meriteremo tutti.
Profile Image for Gianluca Pierallini.
14 reviews
April 24, 2022
Libro interessante, sicuramente i primi capitoli sono i più sconvolgenti e utili anche per chi soffre di disturbi simili per individuare i propri malsani pattern di pensiero. Inoltre già da subito si riesce a legare con la scrittrice e la sua sfiancante storia di eccessi e compensi, mancanza di amore e spinta all’affermazione di se’ e alla ricerca di un successo e approvazione mia avuta. Riflette molti degli aspetti che si ritrovano nella patologia di cui Matilde soffre e penso sia estremamente utile anche sia per chi soffre di disturbi per rendersi conto dell’assurdità dei pensieri e delle azioni che si ripetono nel ciclo infinito di eccessi e purging, sia per genitori che vogliono capire queste malattie strazianti e al tempo stesso che sembrano così surreali e incomprensibili.
Mi ha lasciato solo un po’ deluso la seconda parte (diciamo da metà in poi): L’autrice inizia una trafila di autocommiserazione e pensieri negativi verso il mondo è di lei, lasciandosi andare a stereotipi di ogni tipo su uomini,dieta esercizio e chi più ne ha più ne metta, che penso siano malsani e ingannevoli sia per lei sia per chi soffre di DCA, oltre al fatto che si genera una ripetizione di concetti per vari capitoli che annoia facilmente.
In generale peró il romanzo riesce a entrare e scavare nel profondo e di nuovo, lo consiglio a chi soffre di DCA in alternativa ai self-help o manuali teorici che possono essere troppo sterili, anche se sicuramente non risolve il problema
Profile Image for Rebecca.
36 reviews
July 21, 2020
Questo libro ha di positivo solo gli argomenti che tratta.
Parla di una miriade di argomenti tutti incredibilmente importanti, concentrandosi in particolare su abusi (in famiglia e in relazione) e sui comportamenti del disturbo alimentare.
I TW sarebbero infiniti.
Cos’ha che non mi è piaciuto?
Lo stile, il passo, l’incostanza che dovrebbe riflettere il modo di pensare della protagonista ma è solo incredibilmente fastidioso.
E poi le parole inglesi buttate qua e lá non danno di certo l’idea di un “libro fra due lingue e culture” come vorrebbe farci credere la quarta di copertina. Danno l’idea di una ragazzina tornata dal viaggio a Londra dopo due settimane che dice “hi guyssss” invece di “we raga”.
Decisamente un libro che potrebbe far riflettere, poteva essere un romanzo fortissimo, che indagava le profondità delle dipendenze invece è rimasto tutto in superficie, tutto abbozzato, tutto in potenzialità.
Se si vogliono approfondire cda ci sono libri sicuramente migliori.
Mi è piaciuta tanto la scelta di scrivere di una donna quasi cinquantenne, peró. Solitamente nei romanzi in cui si parla di anoressia, bulimia, dipendenze, abusi i protagonisti sono adolescenti, come se non fossero comportamenti contro cui un adulto potrebbe trovarsi a lottare.

Come diceva la mia professoressa di fisica: “Un sei di incoraggiamento”.
Profile Image for Grazia Palmisano.
346 reviews9 followers
April 21, 2020
Scrivere “lettore se vuoi smettere di leggere fallo ora” quando il lettore è arrivato a pag. 170 è un po’ irritante. Ma partiamo dall’inizio. Mi ha incuriosito il titolo, e la quarta di copertina, volevo leggere ciò che aveva da dire sui problemi di peso. E ne parla, certo che ne parla. Si parla di dipendenza in tutto il libro, ma non necessariamente dal cibo, forse più da mamma e papà, essendo le due persone in assoluto maggiormente menzionate. E’ un libro sofferto, disperato, ma spesso ho riscontrato sovrapposizione fra Matilde e Costanza, e certo, è chiaro che per tutti gli scrittori le cose si possono sovrapporre ma la realtà narrativa creata deve avere una propria credibilità e tenuta. A me invece a tratti pareva di vedere l’una, reale, a tratti l’altra, romanzata,, mi sembrava di saltare dal romanzo al memoir, con prevalenza di quest’ultimo . Troppi anche i salti temporali e troppe le ripetizioni concettuali che, certo son servite all’autrice, ma al lettore un po’ meno. L’ho comunque trovata una lettura interessante, a tratti anche ben scritta, profonda, lucida, schietta. Anche se Matilde a un certo punto afferma sfrontatamente che forse sta mentendo, mi è parso che Costanza sia stata molto sincera e coraggiosa. Rivedrei lo stile, più che il contenuto.
Profile Image for Chiara  Messina.
102 reviews7 followers
April 12, 2020
Un io narrante bulimico, che fagocita l'intera narrazione, non lasciando alcuno spazio al lettore per l'identificazione e l'empatia.
L'autofiction è un genere difficile, in cui tenere la misura è fondamentale, qui il senso della misura non esiste: ci sono solo una voglia infantile di auto-affermazione, il bisogno spasmodico di trovare delle giustificazioni ai propri errori e alle proprie insicurezze, il desiderio di suscitare la compassione del lettore.
Più che un libro, sono appunti da portare in psicoterapia. E non ci sarebbe stato nulla di male se fossero rimasti solo quello...
Se siete interessati al tema, leggete Fame, di Roxane Gay che centra tutti gli obiettivi in cui questo libro fallisce.
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