«Se vi separate» mormorò Jamukha, «chiunque potrà spezzarvi come la prima freccia. Se unite le forze, sarete resistenti come cinque frecce insieme e nessuno vi spezzerà.»
«Te lo ricordi, dunque. Cosa accadde poi?»
«I suoi figli unirono le forze e diedero origine al popolo mongolo.»
3 stelline e 1/2
Questo primo libro (射鵰英雄傳) fa parte parte di una saga, considerata ormai un classico della letteratura cinese wuxia (ovvero quel genere di avventure incentrate sulle arti marziali e sui codici d'onore dei guerrieri) ed ero molto curiosa di leggerlo.
Non sono una grande esperta di fantasy cinese, a volte ho trovato delle storie molto belle, anche se ammetto una mia difficoltà di fondo (ma è proprio una lacuna personale) nel cogliere tante sfumature legate a nomi, luoghi o simbologia.
Ciò è capitato anche durante quest'ultima lettura: se ho trovato suggestivo l'intero contesto e molto avvincente la parte ambientata nel deserto tra i mongoli, ho faticato a destreggiarmi con decine di nomi orientali che vengono immessi di continuo nella trama: d'accordo, sono quasi sempre guerrieri e ciascuno si richiama a una precisa scuola di arti marziali, ma è davvero complesso riuscire a memorizzarli e a riconoscerli quando ritornano qualche capitolo dopo.
Sostanzialmente il libro narra la storia di due amici, contadini cinesi d'etnia Song, Guo e Yang, i quali vengono traditi da un ufficiale corrotto, Duan Tiande, alleatosi con i nemici Jin; per evitare che il loro sacrificio vada perduto, il guerriero taoista Qiu Chuji concepisce un progetto particolare: lui e altri guerrieri troveranno i figli maschi di entrambi e li alleveranno, tramandando loro conoscenze e tradizioni.
Ecco quindi che uno di questi bimbi, portato in salvo, cresce nascosto proprio tra i mongoli, divenendo addirittura un protetto di Gengis Khan.
Sono anni valorosi, di addestramento ed esperienza, finché il destino gli impone di incontrarsi con l'altro bambino, che è stato allevato secondo altri altri metodi.
Mi è piaciuta l'idea di delineare un personaggio come Guo Jing, un po' ingenuo ma tanto coraggioso e di buon cuore. Come ho detto, la sua crescita è la parte più bella.
In realtà sono apprezzabili anche i combattimenti, velocissimi con salti, parate e colpi; ma poiché a volte si risolvono in infinite liste di posizioni, tipo “La fenice spicca il volo e il drago colpisce”, o affondi per ferire con “Esplorare i mari per decapitare il drago”, o giravolte con la spada con “Girarsi per cogliere un frutto”, si perde più tempo a cercare di visualizzare che non a godersi l'azione.
Quindi, piaciuto ma con le riserve indicate. Ovviamente consigliato per chi ama la letteratura orientale avventurosa.