Arrivederci ragazzi
Avevo già deciso di assegnargli tre stelline, non perché non fosse scritto bene, Richard Yates in questo senso è una garanzia, quanto piuttosto perché l'ambientazione in un collegio maschile degli Stati Uniti negli anni Quaranta non era riuscita a creare alcuna sorta di empatia durante la lettura.
Da una parte però era anche vero, come spiegato anche nell'introduzione e nella bellissima premessa scritta dallo stesso Yates - leggerle dopo aver letto Bugiardi e innamorati è impressionante per la quantità di note biografiche perfettamente sovrapponibili ai personaggi e agli eventi dei racconti - che questo è un romanzo quasi completamente autobiografico e che al di là di ogni considerazione è senza dubbio interessante per meglio comprendere la formazione dell'autore e conoscere l'ambiente sociale e culturale in cui ha iniziato a muovere i primi passi.
Però, dicevo, non mi aveva emozionata né coinvolta, quindi ero del tutto intenzionata a darne una valutazione intermedia.
Finché non ho letto gli ultimi due capitoli, in cui l'autore esce completamente allo scoperto mettendo a nudo non più solo, come al solito, i suoi personaggi, personaggi nei quali mette in ognuno un po' di sé e nei quali non è difficile rintracciare gli avvenimenti salienti della sua biografia, ma finalmente se stesso.
E lo fa in maniera commovente, scrivendo delle parole bellissime per il ragazzo che è stato, per il padre che teme di non aver ringraziato abbastanza, e per le speranze, per i sogni, per i compagni di scuola e per quell'innocenza, tipicamente americana, che la seconda guerra mondiale ha spazzato via senza alcun preavviso.
Ho chiuso il libro e mi sono detta E no, questa non me la dovevi fare! E adesso che ne facciamo di questo romanzo? Di questo miscuglio tra L'attimo fuggente e Arrivederci ragazzi, di questa storia vista al cinema mille volte (che noi italiani, non avendo i college, non riusciremo mai a fare veramente nostra e a comprendere fino in fondo, e per la quale io pago persino lo scotto di essere femmina e quindi capire ancora meno cameratismo, riti d'iniziazione, atteggiamenti di nonnismo e prepotenze varie), di questi luoghi dove anche un ragazzino timido e impacciato poteva diventare il direttore del giornale della scuola e iniziare a diventare il Richard Yates di domani?
Be', ne facciamo che se non sempre due capitoli possono "salvare" un libro intero, questa volta invece lo salvano eccome: perché Richard Yates scrive così bene che in quel college sembra di esserci stati veramente, perché questa volta, scrivendo di se stesso, di persone con le quali ha trascorso gli anni della sua adolescenza, forse non è stata una cosa così semplice e allora voglio essere generosa, perché da questo romanzo, da eccezionale fotografo qual era Yates, sarebbe possibile girarne immediatamente un film e rappresentare così, in un attimo, un'epoca che ha cambiato il mondo, attraverso la storia di quei ragazzi, pieni di sogni e speranze che un giorno, con il diploma in tasca, sono partiti per la vita.