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Fear in the World

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Corrado Alvaro’s Fear in the World was published a decade before Orwell’s 1984, but is not well known outside Italy, perhaps because of the timing of the publication just before the Second World War. Alvaro had visited the Soviet Union as a journalist, but was probably motivated to write this dystopian novel by aspects of modernity that concerned him, particularly the use of fear for political purposes, not only in Russia. He is interested in the psychology of fear and the extent to which individuals and the crowd participate in their own regimentation.

The names of countries, cities and leading political figures such as Stalin are never referred to, but as in the works Orwell, they are clearly there from the descriptions: the author was writing in a Fascist country against a Fascist censor and had to cut his cloth accordingly. This is a dark novel, not quite as dark as 1984, but it is more claustrophobic. The feel of inevitability is there from the first page, and it is experienced as we do in real life. The imagined takes us closer to where we really are.

There is a love affair at the core of this novel, which is the cause of their problems, or quite possibly perceived by the lovers as the cause and therefore became the cause. The modern Leviathan appears to be a well-oiled machine, but towards the end it becomes clear that this is merely an appearance of efficiency and omniscience, but appearances can be powerful.

Alvaro is particularly interested in how the state uses quasi-religious mechanisms and rituals to assert its power. T he central character returns to the country after a long period abroad, and see things initially through foreign eyes, living a life similar to the one Alvaro did when in Russia. He is not a natural rebel, and very much wants to fit in, but it seems difficult to achieve. The regime boasts that it has an ally in history, but destiny is elusive, however much the characters feel that they are driven by it.

295 pages, Paperback

First published January 1, 1938

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127 people want to read

About the author

Corrado Alvaro

96 books18 followers
Corrado Alvaro was an Italian journalist and writer of novels, short stories, screenplays and plays. He often used the verismo style to describes the hopeless poverty in his native Calabria. His first success was Gente in Aspromonte (Revolt in Aspromonte), which examined the exploitation of rural peasants by greedy landowners in Calabria, and is considered by many critics to be his masterpiece.

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Displaying 1 - 12 of 12 reviews
Profile Image for Dagio_maya .
1,108 reviews351 followers
February 7, 2021
Ho letto questo libro attirata dall’idea di un romanzo antesignano.
Una distopia tutta italiana, pubblicata ben nove anni prima di 1984 precedendo il celeberrimo romanzo con l’idea di un Grande Fratello.
Pubblicato nel 1938, fu sforbiciato dai fascisti, vietato nella Germania nazista tanto quanto nella Russia stalinista.
Così inizio questa lettura chiedendomi perché – visti questi presupposti- questo libro sia praticamente sconosciuto.

Si comincia con l’arrivo dell’ingegnere Dale (che nome!!) che dopo tanti anni torna dall’estero.
Una precisazione: non è mai chiarito dove sia l’estero e dove sia collocata la storia.
Tutto rimane vago ed è stato interpretato diversamente: la storia sembra essere ambientata in una Terra di Mezzo che ha dei caratteri sia italiani sia che potrebbe riferirsi ad un qualsiasi regime totalitario.
Comunque Dale arriva in questo paese dove, dopo una guerra civile tra “Partigiani e “Bande.” i primi ne sono usciti vincitori.
Si fonda una società che vive una facciata di serena sicurezza mentre ogni cittadino, in realtà, conduce un'esistenza intimorita.
Si succedono personaggi tramortiti da mille paranoie.
Non a caso Il titolo originale di quest’opera era “Paura sul mondo”;
titolo bocciato dalla censura fascista he preferì mettere l’accento sulla virilità ribaltando le intenzioni dell’autore.
Lo stile è decisamente kafkiano nelle intenzioni:
tutto molto onirico e metaforico.

Lettura per me faticosa e al limite della pura noia.
Mi sono fatta coraggio e sono arrivata all'ultima pagina ma senza nessuna soddisfazione.

Una stella per l'audacia, un'altra per l'idea.
Profile Image for Davide.
61 reviews18 followers
August 5, 2018
Prima ancora di Giorgio Orwell — così probabilmente Alvaro avrà sentito nominare lo scrittore inglese — dalla terra di Calabria finisce nella letteratura distopica Corrado Alvaro col suo L’uomo è forte, edito da Valentino Bompiani. Sì, perché fra il celeberimmo 1984 e il lavoro di Alvaro intercorre un decennio!


Qui prosegue la mia recensione: https://medium.com/@deidesk/luomo-%C3...
Profile Image for Siti.
406 reviews165 followers
August 20, 2019
L'ingegnere Dale, disgustato dalla vita che conduce all'estero e smosso nell'intenzione dalla visione di una scultura proveniente dalle sue terre in mostra nell'Esposizione della città ove abita, decide di tornare nel suo Paese, vi manca dagli anni della prima infanzia e si è costantemente tenuto aggiornato sulla guerra fra partigiani e bande che vi imperversa; Barbara, una giovane donna sua amica, gli scrive che al momento i partigiani hanno la meglio e che è dunque un periodo relativamente tranquillo. Gradualmente, col suo arrivo, il lettore viene immerso in un'atmosfera dapprima impregnata della novità tipica di chi prende contatto con una realtà nuova, per poi sentirsi avviluppato in atmosfere sempre più più atipiche, stranianti, inusuali: non sono eventi particolari a innescare uno stato di allerta quanto gli atteggiamenti, le predisposizioni personali, i comportamenti. Tutto invita a una moderata presa d'atto di un costume nuovo, di un fare da rimodulare, a partire dalle relazioni da instaurare con le persone. Soprattutto Dale si rende conto che egli è avvertito come uno straniero, un diverso, un potenziale nemico, offrire la sua professionalità al servizio del governo non sarà semplice, conoscere nuove persone sarà altrettanto arduo e perfino frequentare la sua amica Barbara potrebbe destare sospetto...
Un romanzo distopico, anticipatore del grande fratello di Orwell, una società privata di libertà, in balia di sussurri, delazioni, tradimenti, denunce. Al bando ogni forma di individualità: pensieri e sentimenti sono pericolosi, il governo ambisce alla felicità di ognuno che può essere raggiunta annullando il sentimento di colpa che si proverebbe al solo pensiero di non conformarsi. <<“Noi” proseguì l'Inquisitore, “vogliamo che i nostri cittadini siano felici. Devono essere felici per forza (...) Tutto quello che li turba è delittuoso. Essi hanno la verità, la giustizia , la felicità. Essi non hanno misteri. Possono vivere pubblicamente uno di fronte all'altro, senza nascondersi nulla. Non si devono nascondere nulla. Il mondo intero deve essere pulito, senza ombre, senza segreti, senza veleni di desideri e di nostalgie. Ora esiste una pianta umana che non siamo riusciti ad estirpare del tutto, è un'intera razza di uomini. Essa deve scomparire. Dopo il mondo sarà felice, soltanto dopo. Deve essere felice”.>> Dale tenterà di muovere obiezione a siffatte ideologie senza riuscire però a rappresentare se stesso e la sua volontà, vittima anche a lui, sebbene a modo suo, di un processo di involontaria adesione. L'opera uscì nel 1938, epurata di una ventina di righe per mano della censura fascista che avrebbe voluto falciarla di venti pagine, passò inosservata, venne bandita solo nella Germania nazista, fu costretta sempre per mano della censura ad un' ambientazione russa; gli è più congeniale la dimensione atemporale che si adatta a qualsiasi frangente nel quale venga negata la libertà. A me ha ricordato la Spagna di Salazar rappresentata da Tabucchi in “Sostiene Pereira”. Interessante prova di un autore non troppo conosciuto e che si associa generalmente al mondo calabrese da lui rappresentato nella sua opera più nota mentre penso sia più rappresentativo il suo “Quasi una vita”, vincitore del Premio Strega nel '51 per restituire all'intellettuale la sua giusta dimensione.
Profile Image for Antonio Gallo.
Author 6 books56 followers
August 17, 2018
Ho riletto velocemente, in versione Kindle, questo libro che mio padre aveva nella sua indimenticabile piccola ma ricca biblioteca degli anni trenta-quaranta del secolo e del millennio trascorsi. Ricordo che allora lo sfogliai, ma non capii molto. Avevo una decina d'anni, mi piaceva tirare fuori dagli scaffali quei libri, allineati in quel mobile dalle vetrate verdi. Lo facevo quando lui non c'era, di nascosto, perchè lui ne era geloso. E poi lui diceva che non erano libri per me. Avevo da leggere altri libri, quelli di scuola, ma quelli non mi piacevano molto.

Amavo tirare fuori quelli suoi, variamente colorati, sistemati per altezza, per collana, per colore, per letterature. La Medusa, la Bompiani, la Rizzoli, Corbaccio, e poi tutte quelle copie in volumi rilegati della "Illustrazione Italiana". Li rimettevo a posto ricollocandoli alla stessa maniera. Ma lui si accorgeva che ci avevo messo le mani, il suo "ordine" era stato alterato ed allora erano guai.

Quel giorno avevo beccato un tre alla versione di greco e quella spia del bidello del ginnasio glielo aveva riferito. Successe quello che successe. Mi resi conto che anche se "L'uomo è forte", come dal titolo del libro di Corrado Alvaro, i ragazzi che non studiavano a scuola erano destinati inevitabilmente a prenderle se non studiavano i libri canonici.

Ho riletto il libro di Corrado Alvaro senza molta passione ed attenzione. Gli ho dato tre stelle seguendo le indicazioni che il recensore del giornale ha scritto nel suo articolo. Non so perchè mio padre lo comprò e cosa ne pensava del libro. C'era anche quell'altro suo libro, "Gente in Aspromonte". Non che mio padre fosse un intellettuale, di sinistra o di destra non conta. Ricordo che tra i suoi libri c'erano anche quegli altri intellettuali dei quali il Festorazzi parla. Ma mio padre era solo un tipografo gutenberghiano che amava leggere. Lui leggeva le recensioni sul "Corriere della Sera" e poi col suo amico "Totonno" se ne andavano a Napoli a comprare i libri nelle librerie di San Biagio dei Librai.
Altri tempi. Tempi di lettori e letture per "dinosauri".

"La recente riedizione dell'opera distopica di Corrado Alvaro, L'uomo è forte (Bompiani), uscita nel 1938, propone una riconsiderazione della statura letteraria dello scrittore calabrese, che anticipò i temi orwelliani del controllo totalitario sull'individuo da parte di uno Stato ispirato all'ideologia collettivista. Alvaro scrisse il romanzo dopo un viaggio nella Russia sovietica, e non c'è dubbio che il modello preso di mira era quello comunista, anche se è altrettanto vero che nella Germania nazista il libro fu vietato.

Dunque, il precursore italiano di Orwell fu un nemico giurato dello stalinismo? Non proprio, perché ora scopriamo che, appena dieci anni dopo la pubblicazione del volume, Alvaro ricevette l'offerta di una candidatura al Parlamento, da parte del Pci. Per comprenderne le ragioni bisogna tornare all'epoca dei suoi esordi narrativi.

L'autore di Gente in Aspromonte, fondamentalmente, era un liberale, ma già il suo approccio nei confronti del fascismo fu molto adattivo, tanto è vero che, grazie anche all'appoggio di Margherita Sarfatti, la «regina» delle arti durante il Ventennio, gli furono spalancate le porte dei maggiori giornali. Pur atteggiandosi, nel dopoguerra, a perseguitato di Mussolini, la sua firma poté comparire regolarmente, sulla Stampa di Torino, a partire dal 1926. Ma essa dilagò anche in una serie di altre testate, dal Primato di Bottai, a Critica Fascista. Impensabile che tale produzione giornalistica avesse potuto aver luogo senza il preventivo endorsement, con relativa iscrizione al partito.

Alvaro, addirittura, beneficiò di un lauto anticipo, di 15mila lire, su fondi della Pubblica sicurezza, per la creazione di un soggetto cinematografico sulla redenzione delle paludi pontine. Nel 1939, del resto, fu propagandista e cantore di Littoria, una delle «nuove città» sorte dalle bonifiche ducesche. Non è perciò un caso che Il Gazzettino di Venezia, pubblicato nel territorio della Repubblica di Salò, il 26 marzo 1945, dando la notizia delle dimissioni dello scrittore dalla direzione in Roma del Giornale radio nazionale della Rai (sottoposto al controllo alleato), a sole tre settimane dalla nomina, lo definisse sprezzantemente «rinnegato». Nel marzo del 1947, Alvaro divenne direttore del Risorgimento di Napoli, da cui fu cacciato, dopo soli quattro mesi, per un insanabile conflitto con l'editore, Achille Lauro, che non approvò la svolta progressista impressa da Alvaro.

Dunque il letterato, nel dopoguerra, virò a sinistra? In realtà, questa «conversione», che possiamo anche leggere come un'ulteriore prova di adattamento, nei confronti di un partito, quello comunista, che faceva incetta di intellettuali da arruolare sotto le proprie bandiere, non è stata indagata. Finora era noto soltanto che Alvaro fu tra le personalità di maggior prestigio del panorama culturale nazionale - insieme a Quasimodo, a Saba, e a molti altri - che si schierarono con il Fronte Popolare, alle elezioni politiche del 1948. Ma, se emergessero - come di fatto adesso emergono - le prove delle ulteriori lusinghe esercitate dal Pci nei suoi riguardi, non ci sarebbe molto da meravigliarsi, se si considera che Togliatti, dopo aver cooptato il meglio della giovane generazione formata dal fascismo, non si fece scrupoli nell'aprire le porte del partitone rosso agli esponenti dell'intellighenzia borghese disposti ad accettare quell'ospitalità.

Vi furono casi celebri, fra tutti quello di Massimo Bontempelli, che nel '48 si candidò al Parlamento, con i socialcomunisti. Nutrita la schiera degli «intellettuali organici» che militarono nel Pci: da Sibilla Aleramo a Vittorini, da Pratolini a Bilenchi e a Brancati, per citare soltanto alcuni nomi. Un caso a parte fu la posizione di empatia di Malaparte nei confronti del comunismo sovietico, che esordì, fin dagli anni della sua militanza nel cosiddetto «fascismo di sinistra», per evolvere poi, nell'ultimo scorcio della sua vita, in filomaoismo. Ciò non valse peraltro a trasformarlo in un aggregato di lusso al variegato convoglio togliattiano; e, ciò, semplicemente, perché Kurt, libertario fino al midollo, era irriducibile a qualunque ideologia, tanto da rinverdire lo storico legame di gioventù con il Partito repubblicano. Ultimo, illustre esponente, invece, dei maître à penser accasati al Bottegone fu Alberto Moravia che, nel 1984, fu eletto, quale indipendente, nelle fila comuniste, al Parlamento europeo.

Ora, per tornare ad Alvaro, un documento eccezionale quanto inedito, una sua lunga lettera autografa all'amico fiorentino Aldo Fortuna (conosciuto nelle trincee della Grande Guerra), svela i retroscena, rimasti ignoti, del suo sofferto rapporto con il mondo comunista. Un rapporto che non giunse mai al livello di sudditanza, per la capacità del letterato di sottrarsi all'abbraccio soffocante con il Pci, al quale scelse di non iscriversi. L'epistola, in possesso di privati, e datata 5 agosto 1952, fu vergata nella casa di campagna di Alvaro, a Vallerano, in provincia di Viterbo. Dato il rapporto di confidenza con il destinatario, che in qualità di legale era stato anche curatore degli interessi dello scrittore, la lettera è caratterizzata da un tono intimo, quasi da confessione. Vi si leggono anche gli echi di considerazioni retrospettive, grazie alle quali questo documento assume il significato di un testamento morale, a bilancio di un'intera esistenza. Alvaro morrà, infatti, l'11 giugno 1956, a 61 anni.

Così si rivolge a Fortuna: «E il tempo stringe, temo di averne perduto troppo, e dovrei concludere questa vita azzardata anche nelle promesse (...). Aver chiuso clamorosamente un'esperienza di direttore d'un giornale di Napoli, con Lauro di cui non volli essere lo strumento dopo che ero andato per fare qualcosa in favore dei miei paesi, mi chiuse la strada della direzione di ben maggiori giornali, e fu anche questa una fortuna. Dopo molti errori in cui ho perduto tempo, denaro, e acquistata finalmente esperienza, mi ritrovo quello che ero, uno scrittore che non deve nulla a nessuno e da nessuno spera niente».

Poi, la notizia più sorprendente: ossia l'offerta, da lui rifiutata, di candidarsi alle elezioni del '48: «Per fortuna ho smesso l'idea di essere utile nella vita attiva, feci in tempo a tirarmi indietro e non varcare la porta del Parlamento, sia pure come indipendente di sinistra». Il diniego di Alvaro, in tal senso, circoscrive il valore della sua dichiarazione di voto a favore del Fronte Popolare. Una scelta di campo, sì, ma non irreversibile e, soprattutto, non incondizionata, fino all'ingaggio stabile nelle solenni aule ove si esercita la democrazia rappresentativa. La lettera all'amico fiorentino contiene anche un accenno, denso di preoccupazione, alle sorti incerte del figlio Massimo, il quale, invece, ha provato sulla propria pelle l'esperienza drammatica di aderire al partito-chiesa, salvo poi doversene distaccare, per una crisi di coscienza. Scrive Alvaro: «c'è Massimo che dopo molte traversie istruttive coi comunisti, nella cui organizzazione era entrato, si ritrova a dover ricominciare, e ad aver appena superato la crisi dei dissidenti o eretici. Ora fa qualcosa alla Radio e al Mondo»."

(IL GIORNALE - Roberto Festorazzi - Ven, 17/08/2018)
Profile Image for Rosa.
28 reviews1 follower
October 26, 2014
Un libro noioso e pesante, pieno di quasi-metafore e scenari duri e senza vita, che non mi è piaciuto, né come metafora della situazione umana, né come visione storica del mondo occidentale, e che ho letto solo per emulare l'ampiezza intellettuale di mio Padre, monarchico e poi sano democristiano, a cui apparteneva il libro.

Onestamente, da racconti di coloro che hanno 'vissuto' il periodo dagli anni 20 ai 30, che sono tanti, non riconosco affatto la 'società' dipinta dall'Alvaro in Europa, a dispetto della realtà delle censure e della caccia alle streghe che si produce sotto tutti i regimi totalitari. Alcuni sono più totalitari di altri, parafraso Orwell che dirà molto dopo che alcuni maiali sono più equal di altri. È proprio vero.

Le descrizioni di uniformità e conformità nella società, la mancanza di umanità nello scritto salta troppo agli occhi, appare quasi uno specchio della società bolscevica, stalinista e oltre, se si legge, per esempio, con occhi storici la Trilogia di Sholem Asch (Pietroburgo/Varsavia/ Mosca).

Ritrovo in questo testo i racconti e le descrizioni (la loro realtà) di amici cecoslovacchi rifugiati politici (quando ancora esistevano), conosciuti e frequentati in Canada, che erano sfuggiti all'occupazione sovietica (e alle persecuzioni degli anti-sovietici, intellettuali e non) della Cecoslovacchia nel 1968.

Solo la questione della magnanimità del censore nostrano (extra libris) nei confronti di Alvaro fa sorridere se si pensa allo triste scenario del libro: quell'essere non avrebbe mai potuto far parte della società totalitaria alla bolscevica. Un saggio sarebbe stato meno noioso di questo non-romanzo. Ma non si può pianger sul latte versato...
Profile Image for dv.
1,401 reviews59 followers
September 5, 2017
Capolavoro sconosciuto della letteratura distopica, scritto nel 1938 (in piena epoca fascista e dieci anni prima di 1984 di Orwell). Scritto magnificamente, forse perde qualcosa in un finale un po' repentino e troppo facilmente simbolico. Ma questo piccolo difetto può essere facilmente perdonato.
Profile Image for Graziano Pagliarulo.
32 reviews
June 29, 2020
Corrado Alvaro racconta, in questa distopia italiana, l'amore tra Dale e Barbara, la paura dell'arresto che esso comporta e la psicosi dei due di fronte alla discreta ma costante oppressione statale.
Facendo un esagerato uso di figure retoriche (sinestesie e metafore su tutto), l'autore riversa tutta l'intensità delle sensazioni umane nelle fredde, grigie e decadenti ambientazioni autoritarie e collettiviste del paese fascista X (ambientato formalmente in Unione Sovietica, ma potrebbe benissimo essere in Italia, Spagna, Germania) proiettando tramonti infuocati o piogge rassicuranti.

Libro sorprendente che consiglio a tutti.
Profile Image for Antonio Fanelli.
1,030 reviews203 followers
October 17, 2024
Qualche decennio fa trasmisero uno sceneggiato tratto da questo romanzo, che mi piacque abbastanza, anche se ora ricordo giusto un paio di scene e che tutti indossassero abiti in jeans.
E' un romanzo degli anni trenta del novecento, quindi una decina d'anni prima di 1984 e forse qualche anno dopo Noi, due romanzi dispopici più celebri di questo.
Una lettura piacevolissima, una atmosfera kafkiana che mi ha incollato alle pagine.
Leggere quel linguaggio così "antico" e curato è stato un vero piacere, soprattuto dopo aver letto tanti romanzi di questi ultimi due decenni scritti con un italiano a dir poco sciatto.
Profile Image for Gaetano Laureanti.
491 reviews75 followers
February 28, 2021
Romanzo distopico, scritto da Corrado Alvaro nel 1938, non è riuscito a coinvolgermi abbastanza per andar oltre le 3*; comunque un libro interessante in cui aleggia il senso di colpa inculcato dal regime totalitario e la conseguente angoscia.

Da leggere e magari divertirsi a trovare ciò che ricorda 1984 di George Orwell e Noi di Yevgeny Zamyatin (scritti, rispettivamente, 10 anni dopo e 14 anni prima). E, perché no, un po’ di Dostoevskij.
Profile Image for Sara Lullia Budroni.
37 reviews1 follower
September 12, 2022
L'ho letto senza sapere l'esistenza della seconda edizione con quell'ultima frase in più che cambia completamente la prospettiva degli ultimi capitoli, bellissimo.
Profile Image for Flora.
51 reviews14 followers
October 26, 2025
I found the story to be very interesting and fascinating, as well as incredibly intriguing. It made me think about a lot of things; how the world works and how little knowledge and power we actually have. I was curious to find out what would happen to Dale and Barbara, both as individuals and as people in a relationship. Even though the story is centered around their relationship, it is not a romance book. It’s much deeper than that and there’s so much more to it. The ending happened rapidly, and I felt it was a realistic one, but at the same time very sad. However, it perfectly encapsulated the harsh realities of power, society, and life.
Displaying 1 - 12 of 12 reviews

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