Da almeno dodicimila anni abbiamo sviluppato tecnologie che hanno aumentato le nostre prestazioni fisiche e mentali, piegando l’ecosistema ai nostri bisogni alimentari e antropizzando il pianeta massicciamente. Ciò ha migliorato enormemente la qualità della vita ma ha generato tre debiti: economico e sociale (noto), ambientale (che comincia a essere noto) e cognitivo (poco noto, di cui iniziamo a renderci conto). Per nessuno di questi fenomeni preso isolatamente c’è una soluzione semplice. Tuttavia le prospettive di successo saranno molto maggiori se vi sarà una collaborazione intersettoriale: il trasporto pubblico e la riduzione del cibo-spazzatura hanno infatti un impatto sull’obesità, sul diabete, sull’inquinamento e perfino sul cambiamento climatico. Urge l'”internazionalismo”: ciascuna di queste crisi trascende i confini nazionali e anzi richiede soluzioni globali. Questa constatazione è sorretta da forti prove scientifiche ed è tuttavia in stridente contrasto con i crescenti nazionalismi.
Paolo Vineis (Alba, 1951) è un professore universitario, scrittore e accademico italiano. E' professore di Epidemiologia Ambientale presso l'Imperial College di Londra.
Paolo Vineis is a professor of Environmental Epidemiology at Imperial College London. His main work is on the impact of environmental changes (including air pollution and climate change) on human health and molecules.
Un libro salutare, nonostante il catostrofismo iper-razionalista. Non so quante copie abbia venduto, ma immagino che tantissime persone si farebbero esaltare dal suo contenuto, pronti a brandire la spada del positivismo contro i maledetti ignoranti dell'emozione.
La qualità principale del libro è però l'opposto, e cioè il punto centrale (che purtroppo è reso solo in un paio di passaggi) che promuove la convergenza tra scienza ed emozione, insistendo nel dire che è la scienza, sono i ricercatori (e gli intellettuali in genere direi) a dover adeguarsi, almeno in parte, ai modi di comunicazione del popolo, fare divulgazione, per dirla con un cliché che nasconde una grande complessità e soprattutto la necessità di una profonda evoluzione in approccio (spoiler: non considerare i non-scienziati o anche i meno-razionali come una razza inferiore).
Proprio a questo riguardo il libro sbatte contro un limite: è troppo razionale. Sembra banale farlo notare, ma non è razionalizzando che si porta gli altri a razionalizzare. Forse avrebbero fatto meglio, i tre fan della tecnocrazia, ad ascoltare il loro stesso sacrosanto consiglio e mettersi in combutta letteraria con un umanista, uno psicologo, un poeta o un filosofo.
Insomma, per andare veramente dentro la tematica del cambiamento interiore necessario per fare passi avanti nella catastrofe (o fuori da essa), l'eloquenza di Harari o anche di Safran Foer riescono dove gli scienziati falliscono: a scendere al livello del cuore.
Il titolo di questo saggio mi aveva incuriosito molto. Lo avevo aggiunto alla mia lista perché avevo bisogno di trovare idee brillanti e speranze su quali siano gli approcci possibili per affrontare le sfide del presente e dell’immediato futuro. Le premesse su cui si basa sono altrettanto interessanti: il progresso sulla Terra ha generato molti vantaggi, ma anche tre debiti (economico e sociale, ambientale e cognitivo). Questi tre debiti e i fattori che li hanno originati sono spiegati molto bene. Il problema è che la loro spiegazione rappresenta da sola il 90% di questo breve libro. Per dirla in altro modo: mi è molto mancata un’approfondita parte che andasse oltre la diagnosi, e che presentasse qualche proposta un po’ meno generica su come agire di conseguenza. Insomma, l’ho trovato abbastanza monco.
Un libro breve ma molto denso e ambizioso. La tesi è che oggi dobbiamo affrontare la triplice sfida di un "debito ambientale" (clima, biodiversità, inquinamento), un "debito socioeconomico" (disuguaglianze sociali e di salute) e un "debito cognitivo" dovuto anche all'ecosistema digitale nel quale viviamo. Tre crisi, ma anche tre opportunità per cambiare il mondo, mettendo la Prevenzione nel cuore delle scelte politiche e tecnologiche che guideranno il nostro futuro.