Un uomo che ha trascorso quarant’anni costruendo ponti in giro per il mondo, ed è da poco rimasto vedovo, ha preparato con cura un pranzo di famiglia. È la prima volta. Ma una nipote ha un piccolo incidente e l’appuntamento salta. Preoccupato, con addosso un po’ di amarezza, l’uomo esce a fare una passeggiata. E conosce Elena e Gaston, madre e figlio, soli come lui. Si siederanno loro alla sua tavola, offrendogli la possibilità di essere padre, nonno, in modo nuovo. Trasformando una normale domenica di novembre nell’occasione per riflettere sulle imperfezioni dell’amore, sui rimpianti, sulla vita che resta.
In equilibrio tra nostalgia e speranza, Fabio Geda racconta con voce unica, commovente, una giornata che racchiude un’intera esistenza. Una storia che prima o poi ci attraversa, o ci sfiora, tutti.
Born in Turin in 1972, Fabio Geda is an Italian novelist who works with children in difficulties. He writes for several Italian magazines and newspapers, and teaches creative writing in the most famous Italian school of storytelling (Scuola Holden, in Turin). IN THE SEA THERE ARE CROCODILES is his first book to be translated into English.
Letto in una domenica, mattina. Con gli stessi colori della domenica del libro, trattenuta e soleggiata, aria fredda. Libro di abbandoni, nostalgie, frasi non dette e famiglie cosmopolite. Perchè non mi convince fino in fondo? Forse per l'elevata presenza di citazioni tutto sommato superflue, letterarie e musicali. Forse per l'improbabilità dell'incontro sulle panchine allo skatepark - il primo punto stonato in una lettura fino a li' molto scorrevole e giusta. Forse perchè ci vedo, soprattutto alla fine, i dialoghi tipici del film italiano di questi ultimi anni, tutti cosi' simili, tutti cosi' superficialmente profondi. Forse per una leggera incredulità che mi ha accompagnato durante la lettura, su alcuni espedienti narrativi vagamente forzati. Ecco, forse per il fatto che mi sembra - piu' che un romanzo - uno script per il cinema, ma di un film che su IMDB non si piazzerebbe benissimo.
Una domenica che potrebbe essere di condivisione con la famiglia e i nipoti diventa, per il protagonista, una sorta di analisi della propria vita. Un uomo che, per mestiere, ha sempre costruito ponti in tutto il mondo, ha difficoltà a intrecciare quello più importante di tutti, ovvero il legame con la propria famiglia, le radici. Una domenica di novembre è l'occasione, anche grazie a Gaston ed Elena, due sconosciuti incontrati per caso, due esseri che vivono la sua stessa solitudine, di mettere in discussione la propria esistenza, riflettendo sugli errori del passato sperando di riuscire a ripararli e correggerli in qualche modo. Una storia che è raccontata da una delle figlie con la quale il protagonista ha un rapporto difficile, d'incomunicabilità e mette in luce l'altra faccia dell'amore, dei rimpianti, della vita che rimane, nonostante tutto. Un romanzo in cui ognuno può rispecchiarsi, che commuove e tocca nel profondo.
>>Wenn ich eines begriffen habe, dann, dass Geschichten keine Probleme lösen: Sie erlauben uns lediglich, sie zu erkennen und ihnen einen Namen zu geben. ...<< Einst reiste er als Ingenieur um die Welt und baute riesige Brücken. Nach dem Tod seiner Frau aber ist es still geworden in der Turiner Wohnung am Fluss. Sein Sohn lebt in Finnland, mit der jüngeren Tochter hat er keinen Kontakt, nur die älteste sieht er ab und zu mit ihrer Familie. An einem Sonntag kocht der ältere Mann ein traditionelles Mittagessen für sie. Doch sie sagt kurzfristig ab. Im Park lernt er Elena und ihren Sohn kennen und lädt sie spontan zum Essen zu sich ein. Diese zufällige Begegnung wird alle drei für immer verändern. ...und so ist es zum einen eine Geschichte, die das Leben des Mannes verändert, aber eben auch Elenas Leben und das ihres Sohnes prägt. Gleichzeitig sind die Fäden seiner Familiengeschichte, ein tragischer Verlust, der Mut zu verzeihen und das Gefühl gemeinsam stark zu sein fest miteinander verwoben. Hier erwartet den Leser absolut keine Liebesgeschichte, vielmehr eine tiefgründige und vom Leben und seinen Schatten gezeichnete Familie, die weit entfernt und sich doch näher ist als sie alle miteinander denken. Mich hat dieses Buch wirklich sehr begeistert und sehr berührt, obwohl ich sagen muss, dass ich zu beginn meine Problemchen hatte, mich auf diese Geschichte einzulassen. Zu Beginn werden viele Anekdoten erzählt, ich hatte eher dem Verlauf der Geschichte herbeigesehnt... aber alles in allem entwickelte sich die Geschichte sehr sanft, tief und gefühlvoll und konnte mich im Herzen berühren.Daher kann ich dieses Buch jedem empfehlen, der sanfte Erzählungen und Tiefe innerhalb einer Geschichte mag💕📚
Il protagonista di questa storia è un uomo rimasto vedovo da poco; vive a Torino, è stato un importante progettista di ponti, lavoro che lo ha portato a viaggiare molto e ad allontanarsi da casa, spesso e per parecchi mesi all'anno. Adesso vive da solo nella casa che ha condiviso con moglie e figli, mentre questi ultimi sono ormai indipendenti e vivono altrove. E' una domenica e l'uomo ha invitato a pranzo la figlia Sonia con tutta la famiglia. La solitudine in cui vive da qualche mese lo porta ad apprezzare le giornate trascorse in famiglia ed è talmente contento all'idea di condividere la casa e la tavola con figlia, genero e nipoti, che ha deciso di aprire il quadernetto di ricette della moglie e cimentarsi come cuoco. E' intento a cucinare da tutta la mattina, quando il telefono squilla annunciando un piccolo incidente alla nipotina, che costringe ad annullare il pranzo che aspettava con ansia. Preoccupato per la nipotina e deluso dal dover rinunciare a quella giornata in famiglia, lascia la casa e si dirige alla solita panchina. E' lì che incontra il piccolo Gaston e la sua insicura mamma. Le solitudini, a volte, si incrociano e si soccorrono vicendevolmente... Ho trovato questa storia, che poi racconta la vita di una famiglia qualunque, alle prese con gioie, problemi e routine quotidiana, di una delicatezza incredibile! L'uomo è ormai anziano, ma possiamo ripercorrere attraverso la voce narrante della figlia Giulia, le sue debolezze di uomo, i suoi errori, l'amore non espresso mai a voce per moglie e figli, la passione per il lavoro, per poi approdare nella fase di solitudine, che ti avvolge e con cui devi imparare a convivere per forza di cose. Non ci sono più punti fermi, ma solo debolezze ed incertezze da affrontare, nuovi obiettivi da trovare e tanti vuoti da riempire. Consigliatissimo!
Mir gefiel das Undramatische der einfachen Geschichte: Ein Witwer hat für die Familie seiner erwachsenen Tochter gekocht, doch diese muss kurzfristig absagen. Er ist enttäuscht und geht raus auf einen Spaziergang, lernt am Skaterpark eine Frau mit Teenagersohn kennen, lädt die beiden zum ausgefallenen Familienessen ein. Für einen Nachmittag lassen diese Fremden sich aufeinander ein.
Besonders wird diese einfache Geschichte, weil sie ist technisch liebevoll erzählt wird, nämlich mit der Stimme der zweiten erwachsenen Tochter aus einigen Jahren Abstand. Sie erzählt ihre Sicht auf ihren Vater mit, auf die ganze Familie, auf ihr eigenes Heranwachsen, ihr jetziges Leben. Ich mochte es, für einige Stunden von Übersetzerin Verena von Koskull nach Norditalien mitgenommen zu werden.
Un domenica come tante a novembre, un pranzo preparato con cura e mai consumato, un’uscita che diventerà un’occasione per riflettere sulla solitudine, le dissonanze, l’amore, le imperfezioni della vita e di quando il rapporto genitori-figli si capovolge. Nei contrasti narrati con cura, emerge la bellezza di questo romanzo
È un romanzo molto piacevole scritto in maniera intelligente alternando le parti in cui la figlia racconta la domenica (del titolo) vissuta dal padre, ad altre parti in cui ella parla del presente in cui vive. Questo romanzo famigliare non è mai banale nel suo incedere per ricordi, per emozioni, per valori che solo in una famiglia si possono vivere e rivivere a distanza di anni. Parla di come i genitori invecchino proprio mentre i figli diventano adulti andando a figurare inconsapevolmente, ma senza alcuno scampo, nella parte che svolgevano i genitori. Parla di rimpianti, parla di litigi ed incomprensioni, parla di grandi drammi, parla di riconciliazioni, parla di nuove prospettive ed è molto ben ancorato alla realtà d’oggi. Una lettura consigliata perché, pur nella sua semplicità e leggera dolcezza malinconica, lascia il segno
Sentimentale e melenso. Un romanzetto sul tema “ma che cosa bella è la famiglia”, tema davvero molto originale, soprattutto in Italia. Una famiglia, naturalmente, come se ne trovano solo nei romanzetti sentimentali, dove tutti si vogliono tanto bene e tutti sono persone speciali, intelligenti, creative, sagge, anticonformiste, e chi più ne ha più ne metta. L’anziano protagonista, momentaneamente separato dalla famiglia, esce di casa e subito incontra casualmente ancora un paio di persone speciali, intelligenti, creative, sagge, anticonformiste. L’autore non ignora che esistono anche persone squallide e sgradevoli (si veda il brevissimo episodio del tamponamento) ma ritiene evidentemente che tra le une e le altre ci sia un confine facile da individuare, e che facilmente si possano tagliare fuori dalla propria vita e dai propri romanzi. Il messaggio è il solito: fai del tuo meglio, sii coraggioso, non darti per vinto, perdona, comprendi, condividi, ama, e tutto andrà a finir bene. Il miele gocciola fuori ad ogni pagina. Non conoscevo Geda e non so come venga considerato dalla critica, so solo che è un Einaudi e ha molto successo; tuttavia mi sento sicura del mio giudizio: per me come scrittore è poco più stimabile di un Moccia, diciamo un Moccia per adulti. Un abile mestierante che si mette a tavolino e costruisce un prodotto fintamente letterario ma in realtà biecamente commerciale. La gente vuole miele, miele e ancora miele: perché non darglielo, magari avvolto in una confezione abbastanza elegante da far cadere in trappola anche un pubblico solitamente più esigente? E sarò anche rigida, sarò anche all’antica, ma “entrò in stanza” no e poi no.
Le stelle sarebbero tre e mezza e non tre, ma vado verso il basso perché faccio autocritica: se il libro è apparso troppo "buonista" a me, probabilmente lo è davvero tanto. Lettura facile, buoni sentimenti, una storia se vogliamo di riscatto da parte di un padre assente (o così percepito dalla figlia)... solo un po' troppo leggera.
«Mio figlio sta pedalando da qualche parte fuori Helsinki in questo momento. Lavora all'Agenzia europea per le sostanze chimiche. Gli piace andare in bici.» Poi fece una pausa. «Chi avrebbe detto che sarebbe finita cosí.» «Così come?» «Cosí» disse mio padre « Lui a Helsinki. Sonia che la vedo un paio di volte al mese. Giulia che non mi parla. Io senza Marcella » Scosse il capo.« Non era cosí che avevo immaginato questa parte della vita»
« Ho viaggiato tanto. Ma ho sempre pensato che un giorno mi sarei fermato e sarei rimasto a casa a fare ciò che non avevo fatto prima. Immaginavo i pranzi domeni-cali. Figli e nipoti. Io e Marcella ci saremmo fatti compagnia con la pazienza con cui ci eravamo attesi e sopportati. Anzi, meglio. Con meno inquietudine. »
4,5 ⭐️ Primo libro di Geda che leggo e mi ha colpito veramente tanto, una storia che secondo me colpisce molte famiglie e che difatti non si allontana molto dalla realtà.
"Ein Sonntag mit Elena" ist ein kleines und süßes Buch über Begegnungen im Leben, die zufällig und bedeutungslos erscheinen und doch so viel bewegen. Der Kern der Geschichte dreht sich um einen einzigen Tag, doch drum herum gibt es natürlich viel mehr. Die Geschichte lebt von den Erinnerungen und erzählt eigentlich ein ganzes Leben. Ein Leben, in dem Elena nur eine Momentaufnahme lang dabei war, und doch hat dieser Tag für alle etwas besonderes gehabt. Interessant am Stil ist, dass er aus der Perspektive der Tochter des Hauptprotagonisten erzählt wird. Sie gibt die Erinnerungen, die andere mit ihr geteilt haben, wieder. Und mischt ihre eigenen aus Kindheit und Heranwachsen dazu. Das gibt eine schöne Perspektiven-Mischung. Mir hat das Buch sehr gut gefallen. Eine nette Lektüre, schlicht gehalten, doch mit einer gewissen Tiefe.
Vater und Tochter sind auf der Suche nach Nähe und finden sie nicht etwa bei dem jeweils anderen, sondern bei Fremden. Jeder hat einen geliebten Menschen verloren, jeder hat seine Geschichte und doch ähneln sie sich. Bis sie sich wiederfinden. In den Geschichten und im Leben.
Über die Leere im Leben, und die, die sie hinterlassen haben. Über Familie, das Altern, dem Loslassen und dem Verzeihen. Wunderschön geschrieben, schnell zu lesen, aber bestimmt noch lange im Gedächtnis.
Fabio Gedas Roman „Ein Sonntag mit Elena“ spielt in Turin: Ein verwitweter Mann lädt seine Tochter Sonia und deren Familie an einem Sonntag zum Mittagessen ein, welche jedoch kurz davor absagt. Alessandro, der Sohn des Mannes lebt im Ausland und zu seiner anderen Tochter Giulia hat er keinen Kontakt mehr. Somit beschließt er raus zu gehen und trifft dort auf Elena und ihren Sohn Gaston, welche er schließlich zu sich einlädt. Auch Elenas Leben ist durch Schicksale geprägt. Erzählt wird die Geschichte aus der Sicht von Giulia, welche ein schwieriges Verhältnis zu ihrem Vater hat. Dadurch werden immer wieder auch Geschichten aus der Vergangenheit der Familie erzählt: Vom Vater der beruflich viel reiste, die Mutter, welche verstarb und auch die Geschichten der drei Kinder. Die Sprache des Buches ist sehr schön und eher schlicht. Das Verhältnis von Erzählungen aus der Vergangenheit und den Dialogen in der Gegenwart ist sehr stimmig. Trotz der zeitlichen Sprünge lässt sich die Geschichte gut verfolgen. Es wirkt teilweise sehr melancholisch, aber das passt zur Stimmung des Buches. Ich kann das Buch sehr empfehlen, man kann es eigentlich kaum aus der Hand legen, weil man unbedingt die Hintergründe aller Geschehnisse erfahren möchte.
4.5⭐ Diamo un premio Nobel per la letteratura a quest'uomo. Incredibile, la scrittura di Geda è estremamente leggera e raffinata, una ventata d'aria fresca. Riesce a raccontare storie con i dettagli e la sensibilità di chi le ha vissute davvero, non ho parole per descriverne la bravura. Wow.
Bello, con l'unica pecca che dura veramente troppo poco. La storia di questo padre visto attraverso gli occhi di una figlia distante e lontana, la storia mai scontata che prende continuamente una piega inattesa senza scivolare nel colpo ad effetto. Il tempo come grande protagonista, che con il suo scorrere inesorabile ci allontana dai momenti piú brutti, ma anche da quelli piú belli. Una scrittura pacifica che mi accompagna in riflessioni dolciamare, speculari a quelle del personaggio e forse a quelle di tutte noi che abbiamo superato i quaranta e, leggendo ci chiediamo se anche noi non abbiamo dedicato piú tempo alle cose necessarie che a quelle importanti.
Brücken, die Orte verbinden und Brücken, die Menschen (wieder) einander näher bringen...
Brücken vereinen, überwinden und verknüpfen. Gute Brücken regen dazu an, zu verzeihen und über seinen Schatten zu springen. (S. 148)
Der Roman mit dem ansprechenden Cover - ein Gedeck und eine Blumenvase auf einem Holztisch -spielt in Italien und wird aus der Ich- und allwissenden Perspektive der erwachsenen Tochter Giulia, einer Theaterregisseurin und Mutter von Zwillingen, geschrieben.
Kurz gesagt ist der Roman eine Familiengeschichte und geht es um Giulias Beziehung zu ihrem Vater. Dieser reiste jahrzehntelang als Ingenieur durch die Welt, um seine geliebten Brücken zu bauen. Nun ist er 68 Jahre alt und seit einigen Monaten Witwer.
Er hat beschlossen, im Gegensatz zu früher, den Wichtigkeiten ab jetzt mehr Aufmerksamkeit zu schenken als den Dringlichkeiten. Ein weiser Entschluss, den er tatsächlich umsetzt.
Die Erzählerin Giulia hat noch zwei Geschwister. Die ältere Sonia, Ehefrau, Mutter zweier Töchter und studierte Erziehungswissenschaftlerin und der jüngere Alessandro, Chemiker in Helsinki.
Der Vater plant, Sonia und ihre Familie zum Essen einzuladen. Er will sich zum ersten Mal in seinem Leben selbst an den Herd stellen und mit Hilfe der Anleitungen im dicken roten Rezeptbuch seiner Frau kochen.
Aber kein simples Gericht soll es werden, sondern traditionelle Lieblingsgerichte möchte er zaubern. Natürlich ist er aufgeregt. Natürlich befürchtet er, dass das Resultat ungenießbar sein könnte.
Das Menü ist fix und fertig und schmeckt tadellos - da kommt der enttäuschende Anruf: Sonia sagt den Besuch ab, weil Rachele, ihre Tochter vom Baum gefallen ist und sich den Arm gebrochen hat. Jetzt geht die Fahrt ins Krankenhaus anstatt zum Opa, der Frust, Enttäuschung und Sorge auf einem Spaziergang abbauen und in den Griff bekommen möchte.
Und da lernt der ehemalige Ingenieur die Mittdreißigerin Elena und ihren 13jährigen Sohn Gaston kennen. Elena, die gerade ihren Job verloren hat und Gaston, der endlich mal etwas anderes essen will als Tiefkühl-Tacos...
Ich möchte noch so viel verraten: Es geht in diesem ruhigen und berührenden Band nicht nur um diesen Sonntag und um die Auswirkungen der Begegnung mit Elena. Es geht noch um viel mehr.
Auf einmal steht z. B. ein Geheimnis im Raum. Warum sprechen zwei Menschen nicht mehr miteinander?
Und dann erfährt man von seltsamen, vielleicht sogar unwahrscheinlichen, aber eben doch möglichen Begebenheiten. Jeder dieser beiden Menschen, die nicht mehr miteinander sprechen, trifft einen anderen unbekannten Menschen, der dem ähnelt, mit dem der Kontakt abgebrochen ist. Diese Begegnungen bringen Gefühle und Sehnsüchte ans Tageslicht und wirken letztlich wie Brücken...
Die Erzählerin Giulia erzählt im Verlauf respektvoll und mit Zärtlichkeit, aber auch mit Enttäuschung und Gekränktheit aus dem Leben des anpackenden, gewissenhaften und selbstbewussten Vaters, der berufsbedingt manchmal wochenlang abwesend war und von der warmherzigen Mutter, einer Juristin, die ihren Beruf aufgegeben hat, um sich ganz der Familie zu widmen. Sie war der Fels in der Brandung und der sichere Hafen.
Giulia erinnert sich an die Beziehung der Eltern, an Episoden aus dem vergangene Familienleben und an gemeinsame Erlebnisse mit dem Vater, dem sie als Kind herzlich zugetan war und dessen Wertschätzung sie als Heranwachsende immer ersehnte und gleichzeitig vermisste. Sie erzählt aber auch aus ihrem Leben und vom Alltag ihrer Geschwister.
Auf diese Weise taucht man immer mehr in die Dynamik der Familie ein und man bekommt einen immer besseren Eindruck vom Beziehungsgeflecht zwischen den Mitgliedern und davon, wie die einzelnen Personen, v. a. der Vater gestrickt sind.
Es geht hier weniger um Handlung als um Beschreibungen, Stimmungen, Gefühle, Erinnerungen und Reflexionen.
„Ein Sonntag mit Elena“ ist unterhaltsam und tiefgründig, sowie leicht und flüssig zu lesen. Außerdem gibt es immer wieder Passagen, die einen schmunzeln lassen.
Der Leser wird mit einer schönen Sprache, wunderbaren Formulierungen und Metaphern, die einen innehalten lassen, verwöhnt.
Zwei Beispiele dazu: „Der Schreck, der hinter den Worten kauerte, war dennoch spürbar: man hörte ihn hecheln wie einen verletzten Fuchs.“ (S. 41)
„Wir fürchteten, der Vulkan, an dessen Hängen wir lebten, würde früher oder später ausbrechen, und hofften, dass uns zur schicksalhaften Stunde genug Zeit zur Flucht bliebe.“ (S. 51)
Ich empfehle den Roman, in dem dem Leser auf raffinierte Weise und mit schöner Sprache eine letztlich recht gewöhnliche Familie vorgestellt wird, gerne weiter.
Nettes Geschichtchen Der pensionierte Ingenieur – der im ganzen Roman namenlos bleibt – führt ein einsames Leben. Erst vor acht Monaten starb seine Frau mit Mitte 60 völlig überraschend und nun ist er alleine in seiner großen Wohnung: Der Kontakt zu seinen drei Kindern ist recht sporadisch, sowohl aufgrund von Distanz und unausgesprochenen Differenzen. Auch wenn er sich wünscht, mehr am Leben seiner Kinder und Enkel teilzunehmen, ist die Distanz sowohl emotional als auch physisch groß. Als an einem Tag seine älteste Tochter aufgrund eines kleinen Unfalls das lang geplante Mittagessen absagt, fühlt sich „Papa“ noch einsamer als sonst. Doch dann begegnet er Elena und ihrem Sohn, die dem ältere Mann einen wunderschönen Tag schenken. Erzählt wird das Leben des Witwers aus der Sicht seiner zweitältesten Tochter Giulia, die seit dem Tod der Mutter Marcella keinen Kontakt mehr zu ihrem Vater hat. Grund dafür ist nicht ein großer Streit oder eine Auseinandersetzung, stattdessen haben beide durch den Tod die gemeinsame Verbindung verloren. Dabei verfolgt die Handlung zwei Erzählstränge: In dem einen berichtet Giulia von ihrer Jugend und Kindheit. Deutlich wird dabei, dass der Vater (nicht nur) durch seinen Beruf als weitreisender Architekt häufig abwesend war. Stattdessen war Marcella immer ihre Bezugsperson, die sie in allem unterstützt hat. Der andere Erzählstrang ist eine Nacherzählung des Sonntags mit Elena – ungewöhnlicherweise auch aus der Sicht der Tochter, die ihn einige Jahre später nacherzählt bekommt. Die Umsetzung dieser Perspektive fand ich clever gemacht, weil sie dem Erzählten nochmal eine ganz andere Bedeutung gibt. Allerdings berichtet Giulia auch von Dingen, die sie gar nicht wissen kann und die wahrscheinlich eher ihrer Fantasie als Bühnenautorin zuzuschreiben sind. Generell hat mir die Geschichte recht gut gefallen. Der Wechsel zwischen den einzelnen Erzählsträngen belebt die Geschichte, sodass der Leser die Familie immer ein wenig besser kennenlernt und auch die Beziehungen von Vater und Kindern besser nachvollziehen kann. Die Sprache ist leicht und angenehm zu lesen, obwohl ich mich hin und wieder an einigen Formulierungen gestoßen haben, die jedoch auch der Übersetzung zuzuschreiben sind. So wird über den geistig eingeschränkten Nachbarsjungen gesagt, er „benahm sich wie fünf“, eine doch recht oberflächliche Wortwahl für eine Behinderung. Eigentlich wollte ich dem Buch nur 3 Sterne geben, weil vieles – vermutlich auch aufgrund der Länge von nur 230 Seiten – mir zu oberflächlich wirkt. Das schöne und berührende Ende hat mich jedoch noch einmal mit dem Roman versöhnt. Ich kann Ein Sonntag mit Elena jedem empfehlen, der auf der Suche nach einer netten Geschichte ohne großen literarischen Anspruch ist, die man gemütlich in ein bis zwei Tagen durchlesen kann.
Ein älterer Mann erwartet seine Tochter und ihre Familie zu einem gemütlichen Sonntagsessen. Er kauft alles ein, deckt den Tisch und versucht sich das erste Mal im Kochen. Denn seine Frau kann diese Aufgabe nicht mehr übernehmen, sie ist vor acht Monaten bei einem Unfall ums Leben gekommen. Doch als der Mann fertig ist mit seinen Vorbereitungen, erreicht ihn eine weitere Unglücksnachricht. Seine kleine Enkelin ist gestürzt und die Familie kann daher nicht zum Essen kommen. Besorgt aber auch ein wenig enttäuscht macht er sich auf den Weg in einen nahgelegenen Park. Dort trifft er auf Elena und ihren Sohn, einem begeisterten Skateboardfahrer. Elena und der Mann kommen ins Gespräch, denn beide haben großen Bedarf zu reden. Und da kommt ihnen eine Idee. Warum verbringen sie diesen Tag nicht zusammen, bei einem leckeren Essen, was fertig zubereitet auf einem gedeckten Tisch wartet.
Die Idee des Buches hat mir sehr gut gefallen. Zwei einsame Menschen, die sich spontan finden und zusammentun um gemeinsam weniger alleine zu sein. Ein sehr schöner Gedanke. Der erste Eindruck durch eine Leseprobe hat mich dann aber etwas verwirrt. Es war schwer in die Geschichte einzusteigen, da für mich nicht eindeutig war, wo wir uns befinden, welche Figuren gerade handeln und warum. Neue Charaktere tauchten plötzlich aus dem nichts auf und man fragte sich, welche Rolle sie für den weiteren Verlauf spielen sollten. Alles blieb ungewohnt vage. Auch im weiteren Verlauf der Handlung haben sich diese Fragen kaum beantwortet. Der gesamte Aufbau der Geschichte macht eher den Eindruck einer Sammlung von Erinnerungen, als einer zusammenhängenden Geschichte. Manche Abschnitte wollten einfach nicht so ganz zum Rest des Textes passen. Möglicherweise war das Absicht, aber dann muss ich zugeben, dass dies nicht mein bevorzugter Schreibstil ist. Die eigentliche Geschichte zwischen dem alten Mann und Elena kam jedoch trotzdem gut zwischen den etwas verwirrenden Abschnitten hindurch und war auch sehr schön geschrieben, was mich mit diesem Buch wieder etwas versöhnt hat. Man konnte mit den beiden Personen gut mitfühlen und freute sich über ihre neu gewonnen Bekanntschaft. Am Ende des Buches kann man sogar die kleine Botschaft ausmachen, dass wir bereit sein müssen, jeden Menschen nach Möglichkeit so zu akzeptieren, wie er ist und die Fehler, die jeder Mensch hat und macht, auch verzeihen zu können. Die Zeit alleine heilt eben nicht alle Wunden.
Ich hatte von dem Buch und seinem Inhalt zugegebenermaßen etwas mehr erwartet. Etwas mehr Tiefe und vielleicht auch ein überraschendes Moment. So blieb die Geschichte für mich leider etwas oberflächlich auch wenn sie in Teilen sehr liebevoll erzählt war.
Aus der Perspektive der mittleren, entfremdeten Tochter Giulia wird die Geschichte eines Mannes erzählt, der seit wenigen Monate Witwer ist. Ein Ingenieur im Ruhestand in Turin, der sein ganzes Leben damit verbracht hat, Brücken in aller Welt zu bauen. Er hat drei Kinder: Sonia, Giulia und Alessandro, weit weg von Turin. Sonia ist mit Marco verheiratet und hat zwei kleine Mädchen: Greta und Rachel. Sie lebt auf dem Land, in der Nähe von Biella. Giulia lebt in Rom und arbeitet für das Theater, was ihr Vater nie gebilligt hat. Sie verschafft sich nie Gehör, und auch aus diesem Grund ist sie die schwierigste Tochter. Schließlich gibt es noch Alessandro, der Chemiker ist, in Helsinki lebt und nur per Computer kommuniziert. Zum ersten Mal seit dem Tod seiner Frau hat er für seine Tochter mit ihrer Familie ein Sonntagsessen aus dem Rezeptbuch seiner Frau zubereitet, wobei er sich beim Betrachten der Rezepte in ihrer Handschrift, ihren Erinnerungen, Gedanken und etwas Reue verlor. Doch das Mittagessen fällt aus, die Enkelin hat sich den Arm gebrochen und um dem Bewusstsein seiner eigenen Einsamkeit zu entfliehen, begibt er sich auf einen Spaziergang. Im Skatepark trifft er eine junge Frau mit ihrem Sohn, sie sitzt auf der Bank, er spielt. Elena ist 35, ebenfalls verwitwet und auf ihre Weise einsam, und diese zufällige Begegnung verändert das Leben dieser drei Menschen, deren Seelen sich begegnen und sich gegenseitig Glück und eine neue Zukunft schenken. Die Geschichte erzählt abwechselnd mit der Gegenwart Episoden aus der Vergangenheit, eine Art Bilanz des langen Lebens des Vaters, der Familie, einer jener ganz normalen Familien, in denen all diese menschlichen Missverständnisse, Eifersüchteleien und sogar Geheimnisse herrschen. Fabio Gedas Schreibstil ist ruhig und unaufgeregt, die Geschichte leicht melancholisch und trotzdem positiv und genau das Richtige für eine Sonntagslektüre.
Seltsam: ähnliche Bücher kenne ich eher aus Sicht von Frauen, nicht aus der von Männern. Obwohl eigentlich ist es ja auch eine Frau die spricht: ausgerechnet die Tochter, zu der er zu der Zeit, in der der Roman spielt, keinen Kontakt hat. Aber das ist schon vorgegriffen. Der Mann, ich denke sein Name wird gar nicht genannt, ist 67, seine Frau vor ein paar Monaten gestorben. Er ist einsam, traurig und hat keine Aufgabe. Früher erfolgreicher Ingenieur, der durch die Welt reiste. Heute ein Rentner, der nichts zu tun hat. Um das zu durchbrechen lädt er eine Tochter samt Familie zum Essen ein und kocht einen halben Tag dafür. Doch die Enkelin hat einen Unfall: er bleibt alleine. Auf einer Parkbank lernt er Elena und ihren Sohn kennen. Spontan lädt er sie zum Essen ein, sie nehmen an. Irgendwie ist da schon fast die ganze Handlung. Doch durch die Konstruktion des Romans, in der die Tochter diese Geschichte erzählt wird er zu etwas besonderem. Sie geht viel in die Vergangenheit, beschreibt die Ehe der Eltern und die Familie aus ihrer Sicht. Es wird klar, dass jedes Familienmitglied eine andere Erinnerung an die Vergangenheit hat. Durch die Begegnung mit Elena und ihrem Sohn wird viel ausgelöst, beim Vater und auch bei Elena. Solche Ereignisse können das Leben verändern. Dazu passt auch der Beruf des Vaters. Er war am Bau von großen Brücken auf der ganzen Welt beteiligt. Auch an diesem ruhigen Sonntag werden Brücken gebaut und repariert. Vielleicht auch abgerissen. Wie wohl meine Töchter wohl später über mich und meine Ehe reden werden? Ich habe diesen ruhigen, beschaulichen Roman sehr genossen. Er brachte mich zu Nachdenken und erwärmte mein Herz, da er von einer großartigen Familie handelt. Das Buch zeigt auch auf, das man nie aufgeben soll und wie groß der Wert von Familie ist, egal wie klein oder groß sie sein mag.
"Während die Dinge geschehen, finden Verstand und Gefühl nur selten zueinander. Normalerweise reisen sie getrennt. [...] Das Leben überrumpelt uns, reißt uns mit sich, vor allem, wenn es um uns selbst oder um die Menschen geht, die uns etwas bedeuten." Seite 134
Ein Sonntag im Leben eines 67jährigen Witwers. Er, der einst Brücken baute, verliert nun die Verbindung zu seinen Kindern, die nicht nur räumlich entfernt leben. Dieser Sonntag wird ein besonderer Tag werden, der nicht nur sein Leben verändert, sondern auch das von der Zufallsbegegnung Elena und ihrem Sohn - ferne, andere Leben, aber doch so ähnlich, beide auch auf der Suche nach ihrem Ursprung und ihrer Zukunft.
Aus der Perspektive der mittleren Tochter erzählt Fabio Geda unaufgeregt in Szenen zarter Intimität und Selbstbeobachtung vom Leben des Vaters, blickt zurück auf die Verwurzelungen der Familie, die Ehe der Eltern und zeigt auch die Melancholie der Einsamkeit seines Alltages. In Elena, der Unbekannten, spiegelt er sich in seiner Vaterrolle, etwas, was im Familienalltag nie möglich schien. Wie wenig es braucht, um die Monotonie zu verändern, wie sehr es die kleinen Dinge und liebevollen Gesten sind, die uns Leben spüren lassen - dies ist fein herausgearbeitet und schön zu lesen.
Diese durchaus wehmütige Rückschau der Tochter zeigt auf, dass es oft Missverständnisse sind, die das Leben erschweren, dass Nähe, wirkliche emotionale Nähe, vieles leichter macht. All das ist nicht neu, davon hat man durchaus bereits gelesen. Sprachlich ist das nett präsentiert, aber auf keine bemerkenswerte Weise innovativ oder spannend.
Trotzdem ein schönes Buch für ruhige Abende, in denen man sich auf den Wert seiner eigenen Familie besinnen möchte.
La storia è semplice, direi quasi banale: un anziano signore, ormai vedovo, prepara un lauto pranzo per poter passare una domenica in compagnia di figlia, genero e nipoti, ma poi, per un imprevisto, salta tutto, e lui si ritrova le pentole piene ma la tavola deserta e solitaria. Ma il destino e un po' di intraprendenza ci mettono lo zampino, e il vecchio signore si ritroverà a condividere il pranzo con due sconosciuti, una donna e il figlio adolescente. Questo momento di condivisione sarà, per i tre, un'occasione per allontanare la solitudine almeno per qualche ora e per capire qualcosa di più di se stessi, delle relazioni famigliari, dei rapporti con il prossimo. Letto in due ore, il romanzo, fatta eccezione per le prime pagine che non mi hanno immediatamente attratta, scorre via bene, e probabilmente mi ha risucchiato nella storia perchè ha toccato alcuni punti per me abbastanza "sensibili": il rapporto con i genitori, e con i genitori che invecchiano, la solitudine, il compromesso difficile tra la propria realizzazione e l'impegno etico di fare loro compagnia ...insomma, alcuni temi per me significativi. Poi quando ho chiuso il libro, a mente un po' più fredda, mi sono chiesta se effettivamente questo romanzo sia uno di quelli che "restano", quelli che ci segnano, che magari ci danno delle risposte. La risposta è negativa. Resta un romanzo ben scritto, delicato, sensato, ma ho come l'impressione che voli via presto, e non solo perchè è breve. Ad ogni modo mi sento di consigliarlo se si ha voglia di una lettura per una serata tranquilla, una di quelle letture che ci fanno entrare in punta di piedi in un casa, tra i membri di una famiglia, a sbirciare tra le foto appese al frigo e tra i ricordi delle vacanze di figli cresciuti e ormai lontani.
Ich habe das Buch binnen zwei Tagen durchgelesen, da ich es nicht weglegen konnte. Es passiert sehr wenig und gleichzeitig so viel. "Ein Sonntag mit Elena" ist emotional, berührend und macht nachdenklich.
"Ihr ging auf, wie bitter sie die Harmonie vermisste, die in dieser Szene lag; eine uralte Wärme, die sie, hätte sie das Wort dafür gefunden, zärtlich genannt hätte; doch sie war nicht der Mensch für passende Worte. War es nie gewesen. Sie vermochte zu spüren, wahrzunehmen, sich auszudrücken jedoch weniger."
"Verdammt. Sie haben recht. Am Ende meinen wir genau das Gleiche. Wer weiß, warum die Dinge aus einem anderen Mund immer besser klingen. - Vielleicht, weil es uns leichter fällt, anderen gute Ratschläge zu geben als uns selbst."
Nicht jeder ist ein Mensch, der sich über Worte - gesprochen oder geschrieben - gut verständlich machen kann. Etwas, was in der heutigen Zeit schnell verurteilt wird, da oft mehr Wert auf Worte als auf Taten gelegt wird.
Mir fällt es sehr schwer zu beschreiben, was dieses Buch beim Lesen in mir ausgelöst hat. Ich habe mich an manchen Stellen wiedererkannt, an anderen hatte ich das Bedürfnis an der Unterhaltung der Protagonisten teilzunehmen, um vehement zu widersprechen. Es werden so viele Facetten gezeigt. Der Umgang mit Trauer, die Betrachtung des eigenen Lebens und der Fehler, die man begangen hat. Die Entfremdung zu den eigenen Kindern und wie man sich wieder annähert. Missverständnisse, welche bestehen bleiben, andere welche gelöst werden. Es haben sehr viele starke Emotionen Platz in diesem Buch und springen auf den Leser über.
Das Leben bietet genug Ereignisse, welche tiefe Emotionen auslösen.
„Ein Sonntag mit Elena“ von Fabio Geda ist 2020 im Verlag hanser blau erschienen. Der Roman umfasst in der gebundenen Ausgabe 240 Seiten.
Eigentlich hat der ältere Mann, deren Frau erst vor einigen Monaten verstorben war, zum ersten Mal für seine älteste Tochter und deren Familie das Mittagessen vorbereitet, doch er wird versetzt. Kurzerhand entschließt er sich zu einem Spaziergang und macht dann die zufällige Begegnung mit Elena und ihrem Sohn. Diese Begegnung rettet seinen Sonntag und auch das Mittagessen. Und verändert so manches.
Fabio Geda gelingt es in seinem Roman den Leser durch seinen feinfühligen, melancholischen und eindrücklichen Schreibstil in den Bann zu ziehen. Ich als Leserin fühlte so ab der ersten Seite mit und konnte mich völlig in die einzelnen Personen hineinversetzen und deren Gefühle und Gedanken nachvollziehen. Fabio Gedas Sätze sind für mich Schönheit pur, Literatur, die der Seele gut tut. Er erzählt mitten aus dem Leben einer Familie, berichtet von Höhen und Tiefen, schildert Alltägliches auf eine ganz besonders schöne Art und Weise und lässt so diese Alltäglichkeit in einem ganz besonders hellen Licht erscheinen. Er berichtet vom Miteinander innerhalb einer Familie, vom Älterwerden, von der Einsamkeit, von der Wichtigkeit der Erinnerungen, von gegenseitiger Wertschätzung, der Liebe, von Hoffnungen und Ängsten, Zurückweisung – von all den Dingen und Gefühlen, die eine Familie erlebt.
Fazit: Ein feinfühliger und sehr lesenswerter Roman. Er hat mich sehr berührt und bereichert und klingt stark in mir nach. Ich empfehle das Buch sehr gerne weiter!
Diese kleine Geschichte erzählt von einer Begegnung so flüchtig wie sie anfing und auch wieder endet, und dennoch großen Nachdruck hinterlässt.
Der Schreibstil ist wirklich schön. Die Erzählerin ist nicht die Hauptfigur selber, sondern dessen Tochter Giulia. Diese arbeitet im Theater und man merkt ihr ihren Beruf durch die bildhafte Erzähltechnik auch an. Metaphern und rundum sehr abgerundete und zarte Formulierungen, die ich mir während des Lesens markiert habe.
Die Kapitel sind kurz und für die eigentliche Handlung nicht chronologisch. Es fließen hin und wieder einzelne Erinnerungen und Rückblenden hindurch. Geschichten aus der Kindheit Giulias und ihrer Geschwister, über das Leben Eltern und die Arbeit ihres Vaters als Brückenbauer, welche eine große Rolle für ihn gespielt hat. Trotz seiner Liebe zu Brücken, scheinen die zu seinen Kindern unüberwindbar zu sein.
Die schwierige Beziehung die die Erzählerin mit ihrem Vater hat wird zwar angedeutet, doch es bleibt alles sehr oberflächlich. Auch die Begegnung und den gemeinsam verbrachten Nachmittag zwischen Elena und ihrem Vater ist nur ansatzweise tiefgreifend. Leider wirkt der Vater einem dennoch sehr fremd.
Es ist ein kleines, feines Buch, das sich an einem Sonntag durchlesen lässt. Es enthält hier und da kleine Lebensweisheiten und im Gesamten ist es eine eher ruhige und doch sehr authentische und hoffnungsvolle Geschichte. Keine großen Höhen oder Tiefen, eine gewisse Melancholie liegt zwischen den Zeilen und eine Warmherzigkeit, die das Lesen doch ganz angenehm macht.
Der Mann war beruflich viel unterwegs und baute als Ingenieur riesige Brücken auf der ganzen Welt. Nach dem Tod seiner Frau ist es ruhig geworden. Nur seine älteste Tochter seiner drei Kinder sieht er ab und zu. An einem Sonntag hat er ein traditionelles Mittagessen für seine älteste Tochter gekocht, doch sie sagt kurzfristig ab. Im Park lernt er dann Elena und ihren Sohn kennen und lädt sie spontan zum Essen ein.
Bereits die Beschreibung klang nach einer sehr interessanten und tiefgründigen Geschichte. Deshalb habe ich mich sehr auf das Hörbuch gefreut. Gesprochen wird das Buch von Julia Nachtmann, die mir sehr gut gefiel. Ihre Stimme war äußerst angenehm und ich konnte mich hervorragend fallen lassen und mich ganz auf die Geschichte konzentrieren. Sie hat toll betont und sehr einfühlsam gesprochen. Die Charaktere wurden interessant beschrieben, ich konnte mir gute Bilder von ihnen machen. Zu Beginn brauchte ich ein wenig, um in die Geschichte hineinzufinden. Die Geschichte war wirklich sehr feinfühlig und berührend. Erzählt wurde sie aus Sicht der jüngeren Tochter, mit der der Vater lange keinen Kontakt hat. Durch Rückblicke gab es Einblicke in die Familie und deren Leben. Ich konnte miterleben, welche Verbindungen es zwischen ihnen gab, aber auch, warum welche Risse entstanden sind. Und ich konnte erleben, welche Auswirkungen eine unverhoffte Begegnung haben kann und zu welchen Veränderungen sie führen kann.
Eine warmherzige und tiefgründige Geschichte, die mir gut gefallen hat. Ich vergebe 4 von 5 Sternen.
Giulia ci racconta il suo passato, il suo presente, il passato e il presente della sua famiglia. Ci racconta dei suoi fratelli, Alessandro e Sonia, ci racconta della morte di loro madre e ci racconta di quella domenica in cui suo padre deve conoscenza di una madre e di suo figlio, e di come li invitò a casa sua a mangiare, dal momento che Sonia, con la sua famiglia, non era riuscita ad andare. Giulia ci racconta delle fragilità di suo padre e di sua madre. Parla di come lei e i suoi fratelli scoprirono che loro padre, quando diceva di dover compiere un viaggio di lavoro, in realtà si incontrava con la sua amante. Giulia ci racconta delle preoccupazioni di una possibile separazione. Del timore che anche loro madre avesse un’amante. Descrive la solitudine che viveva ogni volta che suo marito doveva viaggiare per costruire un nuovo ponte. I viaggi intorno al mondo lo tenevano lontano parecchio. Adesso lei, Giulia, nel suo appartamento, sente la mancanza del marito che, per lavoro, si è trasferito a Londra. Giulia ci racconta di come lei e suo padre non si parlano più. Non che abbiano litigato, semplicemente non avevano nulla di dirsi. Probabilmente l’ultima volta che parlarono fu quando lei gli rimproverò di non averla mai sostenuta nella sua carriera di sceneggiatrice di teatro. Il rapporto è stato logorato dal tempo e dalla distanza. Dal silenzio. Fino a quando Giulia non farà l’incontro con quella donna, che suo padre conobbe assieme a suo figlio, quella domenica che è diventata la storia di Giulia.