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Filologia dell'anfibio: Diario militare

Come affrontare quell’esperienza, infima più che infernale, che è stato il C.A.R. (Centro Addestramento Reclute)? Come raccontare il microcosmo dell’esercito, in cui si riproducevano gli stessi difetti, gli stessi vizi della nazione italiana nel suo complesso? Mari lo ha fatto con le armi dello scrittore fantastico che si avvicina a una realtà aliena, e con quelle del filologo, che usa analisi e spirito critico per evidenziare tutte le assurdità di un apparato tanto obsoleto e cristallizzato quanto, proprio per questo, paradossalmente affascinante. E, descrivendo in modo classificatorio e maniacale ogni momento di quei mesi, trasforma la dilapidazione e la noia in spettacolo letterario.

Il volume, apparso in prima edizione nel 1995, è corredato dalle illustrazioni dell’autore.

296 pages, Paperback

First published January 1, 1995

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About the author

Michele Mari

70 books283 followers
Michele Mari è nato a Milano nel 1955.
Figlio del designer e artista Enzo Mari, insegna Letteratura Italiana all'Università Statale di Milano. Dal 1992 risiede a Roma.

Filologo, cultore di fantascienza e di fumetti, il suo stile letterario, estremamente composito, sembra richiamare scrittori quali Carlo Emilio Gadda, Tommaso Landolfi e Giorgio Manganelli, e fuori d'Italia, Louis-Ferdinand Céline.

Oltre alle opere narrative, va segnalata la produzione poetica. Rilevante anche l'attività critico-filologica e saggistica, volta soprattutto alla letteratura italiana del Sette-Ottocento e alla letteratura fantastica in chiave comparatistica.

Alcuni suoi libri sono Di bestia in bestia (Longanesi 1989), Io venía pien d'angoscia a rimirarti (Longanesi 1990; Marsilio 1998), La stiva e l'abisso (Bompiani 1992; Einaudi 2002), Euridice aveva un cane (Bompiani 1993; Einaudi 2004), Filologia dell'anfibio (Bompiani 1995; Laterza 2009), Tu, sanguinosa infanzia (Mondadori 1997; Einaudi 2009), Rondini sul filo (Mondadori 1999), I sepolcri illustrati (Portofranco 2000), Tutto il ferro della torre Eiffel (Einaudi 2002), I demoni e la pasta sfoglia (Quiritta 2004; Cavallo di Ferro (2010), Cento poesie d'amore a Ladyhawke (Einaudi 2007), Verderame (Einaudi 2007), Milano fantasma (2008, in collaborazione con Velasco Vitali), Rosso Floyd (Einaudi 2010) e Fantasmagonia (Einaudi 2012).

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Displaying 1 - 17 of 17 reviews
Profile Image for Come Musica.
2,206 reviews684 followers
September 17, 2019
Con lo stile linguistico che lo contraddistingue, Michele Mari racconta il suo servizio militare, avvenuto nel 1979 a Como. Fu in ogni caso un'esperienza, di cui racconta i dettagli, in questo libro che è quasi un diario di quei giorni. Un'esperienza in un certo senso “bella”, visto che "“bella” è solo l’esperienza che consente il ritorno, che dunque ti aggiunge qualcosa attorno, o sopra, ma che non ti riforma le entragne, non ti tocca l’entelechia."
E nel raccontare questa esperienza (che a sua insaputa si prolungò di altri trenta giorni), lo fa in modo maniacale, ironico, irriverente anche, come uno che non solo vuole catalogare tutto ciò che caratterizza il C.A.R. (Centro Addrestramento Reclute), ma al tempo stesso ne vuole prendere le distanze, mettendone in evidenza le contraddizioni e le assurdità della vita militare. Questa cura nella descrizione dei particolari, la esplicita anche ad un certo punto: "Grande l’errore di chi attribuisse le suesposte classificazioni a relativi ammaestramenti metalinguistici impartiti in caserma. Come analoghe classificazioni precedenti e seguenti, esse siano ricondotte solo alla mia vocazione (leggi: disperata esigenza) di inventariare analiticamente le cose della vita nella convinzione di potermene impossessare soltanto dopo averle “sapute”, cioè riflesse e mediate nella forma di un ordo enciclopedicotolemaico che faccia tornare tutti i conti: tutti tutti tutti."
E le contraddizioni della vita militare nascono soprattutto dal badare troppo alla forma e poco alla sostanza, quella forma che in un caso fu responsabile della morte di una recluta. E nonostante la lettera spedita a più giornali, la notizia fu subito insabbiata.
E quando finalmente giunse il sospirato commiato, "Piú lieto mi dissi, dovresti essere molto piú lieto, mentre si allargava la dolorosa scoperta che quel rettangolo d’asfalto leggermente convesso era un pezzo del mio passato (un ventiquattresimo, come un libriccino) che se ne moriva. Almeno l’imbalsamazione pensai: il che or or terminammo."
Grandioso, Mari! Come sempre!!!
Profile Image for Emma.
48 reviews10 followers
March 16, 2015
Imbalsamare un'esperienza.
È questo il fine dichiarato di 'Filologia dell'anfibio', un libro dalla prosa artatamente aulica che svela - o vela? - ciò che, nell'esperienza militare, aulico non è. Un libro rigoroso, impietoso, incredibilmente divertente ma anche - e inaspettatamente – commovente. Un libro che, nel rievocare la morte, è anche – e finalmente - catarsi.
Profile Image for Frabe.
1,224 reviews60 followers
March 28, 2018
Mari racconta il suo servizio militare - anzi, a esser più precisi, la prima parte, il cosiddetto C.A.R. (Centro Addestramento Reclute). Chi, come me, ebbe modo di evitare quell'esperienza, può viverla qui per interposta persona in maniera molto esauriente: Mari da informazioni dettagliate su tutto... e così ora so tutto quel che mi è stato risparmiato. La lettura è a tratti piacevole, per la maestria narrativa dell'autore e per l'arguzia, perlopiù sottilmente irridente, ma si fa invece pesante laddove le descrizioni diventano estremamente minuziose e le elencazioni hanno lo stile dei manuali d’uso: eccesso di dettaglio, insomma... e il troppo stroppia.
Profile Image for Procyon Lotor.
650 reviews115 followers
January 27, 2014
Ci sono tre modi di fare una cosa, quello giusto, quello sbagliato e quello militare. Verso la fine del II millennio in Italia fu abolito il servizio militare. L'opuscolo, graziosamente redatto in un italiano desuetamente prezioso e assai pi� alto della materia di cui tratta, con flatulente arguzia e delirante oggettivit�, descrive qualche mese di naja usando la letterariet� delle situazioni per spingerne l'effetto comico, disegnini realistici inclusi. Essenziale per gli storici increduli del IV millennio e pure per qualche contemporaneo graziato in extremis, che volesse farsi un idea di quale lunga corv�e, retaggio incubo e succubo medioevale, ha evitato per grazia della nazione. Certo esserci fece meno ridere ma pur non potendo contenere tutta la verit�, tutto ci� che � qui narrato (per quanto assurdo possa sembrare) � assolutamente vero, onesto e sostenibile perfino di fronte a una corte marziale, art 52 permettendo. colonna sonora: Murder - Songs from the Dark Side of the Soul Jimmie Rodgers: Gamblin' Bar Room Blues Ethel Waters: Frankie and Johnny Sonny Boy Williamson: Your Funeral My Trial Lord Executor: Seven Skeletons Found in the Yard Billy Boy Arnold: Prisoner's Plea Wilmoth Houdini and His Humming Birds: Bandsman Shooting Case Roosevelt 'The Honey Dripper' Sykes: 44 Blues Memphis Minnie: Biting Bug Blues Bessie Smith & Her Blue Boys: Send Me to the 'lectric Chair Wade Mainer: Zeke Morris: Down in the Willow Blind Boy Fuller: Pistol Slapper Blues A'nt Idy Harper & the Coon Creek Girls: Poor Naomi Wise Honeyboy: Bloodstains on the Wall Little Walter and His Jukes: Boom Boom, Out Goes the Light Louis Armstrong with Louis Jordan and His Tympany Five: You Rascal, You (I'll Be Glad When You're Dead) Champion Jack Dupree: I'm Going Down with You The Stanley Brothers: Pretty Polly Archibald: Stack-A-Lee Parts 1 & 2 Henry Thomas 'Ragtime Texas': Bob McKinney G B Grayson: Henry Whitter: Rose Conley Billie Holiday: Strange Fruit Lonnie Johnson: Got the Blues for Murder Only The Delmore Brothers: The Fugitive's Lament
Profile Image for Ubik 2.0.
1,114 reviews317 followers
May 11, 2017
In compagnia dei lupi (della Sila)

Non fosse che io venni spedito più o meno in quegli stessi anni dalla parte opposta della penisola, giurerei di aver prestato il servizio militare insieme a Michele Mari, tanto identiche (non assomiglianti, proprio identiche, perfino nelle piantine delle camerate, “C.A.R. Avanzato” compreso…) sono le persone, gli ambienti, gli oggetti, le manie, le sofferenze descritte in questo libro.

Ho quindi titolo per testimoniare che l’autore non ha minimamente inteso attingere alla fantasia esibita in altre sue opere. Agli anobiiani più giovani e soprattutto alle anobiiane quanto narrato potrà apparire fantascienza, ma si tratta di pura cronaca italiana, senza neppure il tasto paradossale alla Benni, perché anche i capitoli e le descrizioni apparentemente più surreali fotografano minuziosamente quanto accadeva nelle caserme, o meglio nei C.A.R., ancora negli anni ’70.

Di suo Mari ci mette il linguaggio forbito e circonvoluto, che produce acuto stridore con la bassezza della materia trattata, e rappresenta l’unico elemento di contatto con il corpus dei romanzi e racconti dell’autore.

Se posso aggiungere una nota autobiografica, sogghigno nell’osservare come “Filologia dell’anfibio” affronti con partecipata malinconia il tema dell’alienità dei luoghi e della lontananza fisica e psicologica della recluta dal proprio mondo abituale, descrivendo i patemi di un narratore esiliato, povera stella!, dalla natìa Milano a Como!

E cosa avrebbe dovuto lamentare allora l’unico emiliano-romagnolo (unico, lo giuro!, su qualche centinaio di reclute) confinato al C.A.R. di Cosenza, 244° battaglione Lupi della Sila!? Del resto era notorio che, nel’77 e dintorni, ogni bolognese specie se universitario o similare fosse comunque considerato potenzialmente sovversivo e quindi da isolare nei siti più lontani della nazione.

Profile Image for Sandra.
981 reviews360 followers
September 1, 2012
Come si evince dal titolo, Mari osserva la realtà tangibile, nel caso di specie la propria esperienza concreta di un mese di C.A.R. a Como, anzi di due mesi perché al termine del primo mese scoprì il suo prolungamento di ulteriori trenta giorni, senza che nessuno glielo avesse mai fatto sapere, che viene esplorata ed illustrata al fine di coglierne il senso. E la conclusione cui giunge è che il senso della vita militare, illogica ed assurda, è proprio il suo non senso; anzi, il non senso della vita militare è ciò che costituisce la sua forza, perché la rende intoccabile, liturgica e indecifrabile come una religione. Si potrebbe pensare che la scrittura aulica e barocca del prof. Mari contrasti con la materia trattata, in cui la vita militare, oltre che irrigidita in formalità assurde (la procedura da seguire quando si fanno le guardie, le parole da pronunciare ed i gesti da compiere se uno si avvicina incautamente al povero milite costretto a stare lì impalato per ore con il fucile in mano è un tipico esempio di formalismo inutile), è caratterizzata da episodi, facilmente immaginabili, a dir poco goliardici; penso che la diversità e la lontananza tra forma e contenuto sia proprio il quid che contraddistingue questo libro e che ne rende interessante la lettura, che è risultata godibile soprattutto nella parte finale. Mi ha colpito l’uso esagerato dei due punti,che ricordo la maestra alle elementari mi insegnò avessero funzione meramente esplicativa, e si raccomandava di non usarne più d’uno in uno stesso periodo. Mari li usa ripetutamente, credo come vezzo linguistico.
Non imparerò mai le gerarchie militari, cui Mari ha dedicato un intero capitolo: sono proprio allergica alle gerarchie.
Profile Image for Bartelio Bartleby.
14 reviews2 followers
January 6, 2022
Del militare di leva, che mi riuscì di fuggir grazie all'obiezione di coscienza e al servizio civile (metà anni Ottanta), ricordo solo i tre giorni orridi della visita medica (semplicemente, I Tre Giorni), giusto in quel di Como, forse nella stessa caserma in cui passò l'autore. Ricordo il viaggio sul pullman dell'ACPT in compagnia di un manipolo di selvaggi urlanti, la ruvida plebe, capitanato da tale Bruno, già compagno di scuola alle medie, una sorta di tanghero, un bullo ante litteram, che indossava vaqueros e cicatrici (tanghero che poi fece domanda di militare presso l'Arma dei Carabinieri, ma fu colto a scassinare pochi giorni prima della partenza le monetine di un videogioco, in un bar prospicente la caserma); ricordo i lazzi che accompagnavano la salita su quel pullman di qualche raro esemplare femminile, ivi capitato per isbaglio o per fortuitissimo caso. Ricordo i freddi pavimenti, le mutande, i medici mengeliani nel camice, e altresì un ufficiale di non so quale grado che ci ammaestrava su quanto ci aspettasse di lì a un passo, e nello stesso istante scagliava contro la parete di fronte, con grave fragore, una palla gigante di nastro adesivo, per poi riprenderla a volo.

Mari ci racconta, con prosa desueta, artata, rigonfia d'arcaismi (che accentua vieppiù il tono grottesco e umoristico di tante parti), e con ampia dovizia di particolari (pure troppi, forse, ma è parte dell'empito ossessivo per l'ordine, la catalogazione, che tutto lo pervade) l'esperienza del CAR, i primi due mesi di addestramento (ne ebbe in sorte uno supplementare, in quanto destinato al periglioso compito di dattilografo, uaz). E' una discesa a tratti oscena nella morchia indicibile dei cessi, del refettorio, delle camerate, delle docce e di altre miserie umane, a tratti irresistibile cavalcata nella "fragrante demenza, non priva di una astuzia tignosa, che fa del non-senso il proprio unico senso e che chiamasi servizio militare". Unica risorsa, unico vantaggio spirituale, la compagnia delle letture (in modo indiretto, vietatissime) e di pochi 'Giusti' commilitoni. Esilarante la descrizione di uno questi savi: "studente di lettere classiche, leggeva Sant'Agostino [...] io leggevo il Boiardo, e attraverso i testi ci sapemmo simili, fra tanti estranei: come due viaggiatori del Settecento che si incontrino casualmente in terra di Barbari, a migliaia di leghe dalla loro patria, e congratulandosi a vicenda si commuovano al dolce latino della comune favella."

La chiudo qui. Per me, pollice su: Mari for President, uaz, non delude mai. Scusate l'abuso di parentesi.
Profile Image for Jacques le fataliste et son maître.
372 reviews58 followers
November 14, 2010
Il servizio militare e in particolare l’addestramento delle reclute offrono, a quanto pare, frequenti occasioni di meditazione: «si incominciava a marciare nella posizione di adunata, e tranne poche pause di ammaestramento non si cessava fino al termine ultimo: e in tanto lasso di tempo, volenti o nolenti, non restava che una risorsa: pensare. Quanti pensieri, quante immagini fictae durante quei chilometri! Ho pensato pensieri compiuti ed informi, analitici (maniacali, catalogatorî, classificatorî) e sintetici (ariosi, superni), onirico-simbolico-mitico-fantastici e critico-razional-discorsivi, ho pensato me che pensavo pensieri, immaginato forme di pensieri e pensato immagini e formato un fantasma dietro l'altro: e ho progettato romanzi (li ho scritti, anche, con l'immaginazione) e intrecciato avventure e rivissuto la mia vita rettifincandone episodî e sensi e a volte tornando alla coscienza del presente solo per accorgermi di avere marciato due ore».
Pare di capire che il pensiero fosse anche l’unica via di fuga dall’«insensatezza che investendo tutto rendeva qualsiasi cosa indegna di essere disputata, e non lasciava niente che potesse essere considerato premio, niente di drammatico, di epico, di bruttamente bello, come se ogni piccola soperchieria si mescolasse e annullasse nell’untume di quella vita, ne fosse particella anonima senza scintillìo di malignità, senza belluria d’antagonismo puntuale».
Questa insensatezza talvolta si raggruma in esiti fastidiosi, come gli scherzi da caserma («sempre quegli amenissimi et ischerzevoli et jocundissimi homini mi ricordavano i capponi di Renzo; […] sempre ripensavo la social catena¹ leopardiana come illusione magnanima e folle; […] al male di vivere, ch’è pena bastante, troppo spesso aggiungon gli umani un loro odioso condimento, come chi spennellasse di marrone una merda bigia per saperla più merda»), talaltra assume forme drammatiche e criminali (come nel caso di un soldato ridotto in fin di vita da un incidente e poi morto: «di testimonianza in testimonianza nei giorni successivi venne faticosamente alla luce un’altra verità: il Di Giacomo non essere rimasto fulminato sul colpo, come si volle far credere, ma avere offerto ai soccorritori il pegno di un tenue battito cardiaco: essersi cercato il Sottotenente medico di turno; questi essere in licenza; essersi cercato il sostituto; un sostituto non esserci; avere gli spaccisti costretto i due soldati ‘Assistenti di sanità’ ad aprire l’infermeria, ma avervi trovato l’armadio dei medicinali chiuso a chiave e la chiave averla il Sottotenente medico: averlo scassinato ma averlo trovato semivuoto e privo al tutto di adrenalina, unica sostanza che somministrata tempestivamente avrebbe potuto salvare il moribondo; essere corsi tutti, spaccisti e Assistenti di sanità, all’ambulanza; l’ambulanza non solo non essere attrezzata (né lettiga né strumenti né medicinali), ma essere ancora piena di scatoloni di bombe; quei soldati averla svuotata e condotta davanti allo spaccio; caricatovi l’agonizzante, aver chiesto alla guardia della Carraia di aprire il portone; essendosi la guardia rifiutata (come prescrive il regolamento), essersi chiamato il Capoposto, che ribadì il rifiuto sostenendo che se il soldato fosse spirato durante il tragitto all’ospedale le autorità militati ne avrebbero addossata a lui la responsabilità; essere scoppiato un furioso diverbio; il Capoposto essere andato a cercare il Sottotenente di Giornata; questi essere introvabile; il Capoposto essersi allora consultato con altri due Sottotenenti: costoro aver voluto demandare tutto al Colonnello; il Colonnello non dormire in caserma; essere andato un Sottotenente a telefonargli a casa senza riuscire a trovarlo; l’altro Sottotenente essersi alfine preso la responsabilità di uscire in jeep a cercare dell’adrenalina in farmacia, ma essere tornato solo dopo che il Di Giacomo era diventato un cadavere»).
Su tutto domina la prosa di Mari, deliziosamente variegata, come si può vedere dai tre esempi riportati.

1. http://it.wikisource.org/wiki/Canti_(...

Profile Image for ☮️⚧️ Pioggia d'estate Sole d'inverno '62 .
188 reviews14 followers
July 29, 2021
Dopo “Tu sanguinosa infanzia”, anche con “Filologia dell’anfibio” mi è sembrato di entrare in una wunderkammer, una stanza delle meraviglie. Questa, in quanto prima forma di museo, ci richiama al concetto di passato da preservare; e per Mari - lo dice lui stesso - “vivere significa essenzialmente aggiornare il proprio passato”, arricchire il proprio museo di esperienze, e non poterselo lasciare alle spalle, ma farne la propria membrana protettiva, una sorta di placenta ideale da nutrire e attraverso cui nutrirsi e attraversare il presente.
Diverso dal Mari fanciullo intriso di meraviglia e nostalgia romantica, il Mari soldato è ormai adulto ma non abdica al suo “sé”. Avanza, lui, colto e ricercato, dentro questo contesto di gerarchie e regole militari in collisione e commistione con la rozzezza delle camerate e la bolgia linguistica e culturale che le animano. Avanza concedendo alla promiscuità quel tanto che basta di se stesso, non superando mai fino in fondo il conflitto con le sue manie, le sue idiosincrasie, il suo essere altro da quel contesto. È il gusto per la filologia che lo lega a quel momento. La necessità di una disciplina che, riordinando, catalogando, mettendo in elenco, raggiunge e svela il cuore dell’esperienza.
Il soldato Mari, di questa necessaria partenza, sceglie di conoscere e capire quel mondo perché solo così potrà farlo diventare vissuto che si aggiunge al passato (un passato che muta in questa progressione). Soprattutto, Mari sa che la partenza implica il ritorno a casa, alla propria alterità immutabile, ai propri codici. Dunque sa che anche di questa esperienza che lo spinge nel disordine del mondo, il vero senso è riconfermare la propria identità, ritrovarla fedele a se stessa pur nel procedere degli eventi.
Questo è un diario di appunti meticolosissimo, colto, intenso ed esilarante, in cui Mari ci sorprende alla sua personalissima maniera, con le sue digressioni lessicali ricche, varie; con il dividersi tra ironia, eccentricità e discrezione, tra acume, disincanto e improvvise, insolite meravigliose suggestioni proprie di un animo che fa della nostalgia la forza che rende il passato mai concluso. Leggere Mari é raccogliere il guanto di sfida della sua misantropia, guardare a questa con spirito filologico e senza pregiudizi. Fatto ciò, resta il puro piacere di leggere qualcosa di veramente speciale.
Profile Image for WhiteSarti.
33 reviews2 followers
March 1, 2024
Ammiro molto Mari e adoro la sua prosa. In questo "memoir" si ripercorrono le sue vicende come recluta durante il servizio al C.A.R. (Centro Addestramento Reclute).

Attraverso le pagine si percepisce la sua ironia e riusciamo ad avvicinarci all'autore, a conoscerlo un po', condividendo insieme a lui le assurde, e quindi spassose, per non esser tragiche, avventure militaresche.

Mari colpisce sempre con la sua scrittura alta, creando una dissonanza tra i fatti e i personaggi appartenenti spesso a un mondo "ignorante", e il modo in cui ci vengono raccontanti.

Un libro che consiglio, sia per i giovini come me che non hanno vissuto il periodo di leva militare e quindi scopriranno un mondo, sia per chi lo ha vissuto, per trovar memorie che, come dice lo stesso Mari, sono "struggenti e deprimenti, (deprimenti perchè vissuti, struggenti perchè ricordi)".

Consigliato assolutamente.
Profile Image for Dalian_Mystica.
398 reviews25 followers
March 30, 2014
Ci tenevo a leggerlo perché a me piace molto ascoltare da mio padre, mio nonno o in generale chi l'ha fatto i vari aneddoti sul servizio militare e perché penso che ad alcuni ragazzi farebbe molto bene farlo! Dal punto di vista dei contenuti quindi il il libro mi è piaciuto... Ho ritrovato diverse cose di cui avevo già sentito raccontare e altre totalmente nuove! Inoltre ho trovato molto carini e utili i vari disegnini. Nota negativa, anche se mi rendo conto che probabilmente è un mio limite, è lo stile di scrittura che ho trovato un po' pesante e che ha reso la lettura più difficile di quello che mi sarei aspettata. Peccato perché secondo me è un libro che interesserebbe molti lettori ma che rischia di scoraggiare dopo poco :)
Profile Image for charta.
306 reviews5 followers
January 9, 2011
Preso in mano diverse volte mossa dall'ostinazione alla fine ho issato bandiera bianca.
Nonostante l'arguzia e l'ironia mescolate ad un aulico linguaggio il narrato è di letale pesantezza.
Potabile per chi ha tempo da spendere e pochi libri 'in panchina'. Io no.
Profile Image for Luca Zeno.
31 reviews2 followers
June 27, 2012
Questa è letteratura vera. Mari parla dell'esperienza del militare usando una maestria che pochi eguagliano in Italia. Consigliatissimo.
37 reviews4 followers
January 9, 2014
Sapido libretto, che ben descrive la vita militare ai tempi (cui appartengo) del walkman anzichè dell'ipod. ma a descrivere quell'esperienza insuperabile resta "pao pao" di p.v. tondelli
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