"Da anni lavoriamo sulle carte dell'archivio di Fabrizio De André, eppure siamo costantemente sorpresi da nuove scoperte e costretti a confessarci ogni volta che "era molto più curioso" di noi. Leggere le sue carte significa scorrere quaderni, fogli sparsi, libri, agende, buste, sacchetti per rifiuti messi a disposizione da compagnie aeree... vuol dire sfogliare qualsiasi pezzo di carta sul quale potesse appuntare un'immagine nell'istante stesso in cui affiorava. Un caleidoscopio di frasi all'apparenza casuali che tuttavia ci restituiscono il ritratto della sua fede laica nella pietas umana, l'anarchia di chi è libero dagli abusi di potere e il sarcasmo ironico tipicamente ligure. Sorridiamo con le sue rime goliardiche o i "pensierini" scritti per puro gusto del divertimento. Siamo costretti a fermarci e riflettere quando invece "il pensiero e la scrittura diventano grido, insulto o lacrime di rabbia". O, a parer nostro, sollievo. Fabrizio annotava in maniera istintiva e quasi maniacale impressioni, ricordi, detti popolari imparati nei carruggi di Genova o appresi dai contadini della Gallura, ricette, citazioni. In questo mare di appunti si trovano le idee che avrebbero dato vita alle sue canzoni, trasformate poi nelle parole che potevano essere collocate negli "spazi stretti" lasciati dalla musica grazie ad un lavoro di artigiano meticoloso e alla ricerca di un solo termine, il migliore e più agile, in grado di restituire tutta l'idea originale.
Fabrizio Cristiano De André (18 February 1940 - 11 January 1999) was an Italian singer-songwriter. Known for his sympathies towards anarchism, libertarism and pacifism, his songs often featured marginalized and rebellious people, gypsies, prostitutes and knaves, and attacked the Catholic Church hierarchy hypocrisies. Artistically active for almost 40 years and the author of thirteen studio albums, he is renowned for the quality of his lyrics and often considered a poet. He contributed to the valorization of the languages of Italy, most notably Ligurian and, to a lesser extent, Sardinian, Gallurese and Neapolitan. Following his early death several streets, places, parks, schools and public libraries were named after him.
Poco da dire, per me De André è una guida spirituale. È stato bellissimo potersi immergere nei suoi pensieri, li ho letti con la sua voce. La cosa che ho apprezzato di più non sono tanto i suoi aforismi, quanto le piccole frasi poetiche che gli venivano in mente e che annotava. Qualcosa tipo:
"Quell’anno maggio si fermò a lungo nel cortile, impigliato nei rami dei salici. Giugno dovette aspettare impigliato in un vischio di rondini".
"Buon cammino, eterni passanti per sentieri invisibili".
Ottima selezione degli appunti di Faber. Avrei apprezzato una costruzione diacronica, in modo da conoscere anche il momento della vita in cui sono stati scritti. Molti pensieri però risultano fulminanti e pregni di verità, e ci aiutano a capire il modo di vedere il mondo di Fabrizio: un modo di vedere che può ancora insegnarci molto
frasi, aforismi, aneddoti, poesie e versi, che fanno riflettere, e sorridere
"Aspetterò domani, dopodomani e magari cent’anni ancora finché la signora Libertà e la signorina Anarchia verranno considerate dalla maggioranza dei miei simili come la migliore forma possibile di convivenza civile, non dimenticando che in Europa, ancora verso la metà del Settecento, le istituzioni repubblicane erano considerate utopie. E ricordandomi con orgoglio e rammarico la felice e così breve esperienza libertaria di Kronstadt, un episodio di fratellanza e di egalitarismo repentinamente preso a cannonate dal signor Trockij."
Ho recentemente scoperto De André e ho divorato questo libro in due giorni. Un misto di aforismi, poesie, idee sulla vita, sulla musica, sulla poesia. Un linguaggio ribelle, anarchico, a favore dell’uomo - dell’uomo povero e disgraziato. Lo leggi e già capisci molto della sua arte, del perché delle sue parole. Alla fine del libro lui dice che: “Ci sono cose che non devono essere raccontate”, ma io penso, almeno in questo caso, che tutto valga la pena di essere raccontato.
Tra gli appassionati di De Andrè questo è uno dei libri più famosi ed in effetti credo che non possa mancare nella libreria di un fan. Il libro contiene una raccolta di annotazioni, pensieri, bozze e tanto altro del cantautore genovese e all'intero si trovano delle vere e proprie perle che dicono tanto sul suo pensiero e la sua poetica. Consigliato assolutamente!
Leggere quello che scriveva de andre' mi ha emozionato a ogni pagina, vedere la sua calligrafia mi ha avvicinato alla sua vita. Tutto questo perché ho sempre mitizzato De André, non mi sembrava un uomo, questo libro mi ha avvicinato alla sua umanità
"Non chiedere a uno scrittore di canzoni che cosa ha pensato, che cosa ha sentito prima dell'opera: è proprio per non volervelo dire che si è messo a scrivere. La risposta è nell'opera." (p. 7)
"La musica folkloristica è quella che fa il popolo per divertire le classi sociali più elevate. La musica etnica, invece, è quella che fa il popolo per se stesso." (p. 38)
"C'è da chiedersi se la canzone, come ogni altra espressione artistica, serve solo a decorare la vita o anche a spiegarla." (p. 235)
Ho comprato questo libro pensando di poterne sapere di più sulla vita e i pensieri di De Andrè essendo un "diario" ma è solamente una raccolta di citazioni sparse. Delusione, purtroppo.