Bene, siamo sinceri: se dovessi essere obiettiva, questo libro non si aggiudicherebbe probabilmente neanche tre stelline piene su cinque…
La storia è bellina, una cosa molto semplice a metà strada fra la trama di un film della serie “Underworld”, le atmosfere di un videogioco d’azione e un urban fantasy “rosa”, sebbene dello stampo forse meno classico che possiate immaginare; si lascia leggere in fretta e assolve egregiamente al suo compito principale, vale a dire intrattenere e divertire il lettore senza rischiare di annoiarlo mai.
La maggior parte dei personaggi secondari non ha un grandissimo spessore, ma ho apprezzato tantissimo l’umorismo di Daria, la co-protagonista del romanzo, combinato alla sua grinta e al suo formidabile istinto combattivo; nei confronti di Mari-Cappuccetto-Rosso, poi, credo di aver sviluppato una bella cotta in grande stile: la nostra indomita e imbattibile cacciatrice di lupi mannari riesce a uscire divinamente da qualsiasi confronto o scontro letale; è spiritosa, sexy, intelligente, fiera, tenera e leale come un cucciolo, tutto nello stesso tempo…
Non sarà un mostro di credibilità, insomma, ma seguirla è stato un vero spasso, e di certo non si può affermare che Mari non sia un’eroina originale e piena di brio; durante la lettura, gli ormoni hanno inoltre compensato e sorvolato felicemente su qualsiasi possibile difetto, quindi… cosa posso dire? L’adoro, e mi auguro che torni a giocare un ruolo importante anche nel sequel della saga, dedicato a Biancaneve.
Più avanti cercherò di scrivere una recensione un po’ più dettagliata, da pubblicare magari sul blog, per spendere qualche parola anche sul ritmo incalzante del romanzo, sulla natura un po' particolare di questo retelling e sull’ambientazione distopica, che non è così malaccio e merita senz'altro un po’ di analisi in più…
Peccato solo che la prosa di Erik Schubach sia terribile, e il suo stile una confusa e disordinata accozzaglia di parole e frasi che fanno male alla testa e al cuore più spesso che no. Non esistono descrizioni, la punteggiatura è straziante, la trama è disseminata buchi narrativi grossi come camion…
Ci sono passata sopra e lo rifarei, perché “The Hunt” mi ha tenuto compagnia per giorni e mi ha rallegrato le serate, oltre a farmi tornare adolescente per qualche ora, grazie ai suoi dialoghi spumeggianti e alle sue sequenze d’azione mozzafiato… Non vedo l'ora di immergermi nel prossimo volume della saga, insomma!
Ciò non toglie che io abbia attribuito valutazioni inferiori a libri scritti dieci volte meglio, o almeno due volte più complessi.
Non ritratto e non mi rimangio nulla, ma mi sembrava giusto avvisarvi! ;D