Dopo la pubblicazione del romanzo Smarrimenti e disordini, Theodor Fontane cercò (invano) qualche rivista disposta a pubblicare le sue opere, ma le polemiche e l'indignazione che si scatenarono a causa dell'argomento al centro della narrazione del romanzo mutarono l'immagine pubblica dello scrittore. Dopo vari anni e molti rifiuti Fontane riuscì a pubblicare nel luglio del 1887 sul quotidiano “Vossiche Zeitung” il romanzo breve Stine.
Stine come Smarrimenti e disordini racconta la storia di un amore impossibile tra un aristocratico e una semplice popolana. Ambientato in un quartiere di Berlino, città amata e descritta magnificamente da Fontane, il romanzo si apre nell'appartamento della signora Pittelkow, una giovane vedova con due figli, che una sera riceve nel salotto di casa sua la sorella Ernestine detta Stine, l'amica Wanda un'attrice di belle speranze, e due attempati e nobili signori, un barone festaiolo e scherzoso che si fa chiamare Papageno e un conte che si fa chiamare Sarastro. Quella sera il conte porta con sé il suo giovane nipote Waldemar, rimasto ferito in guerra tanto da rendere la sua salute cagionevole. Tra quest'ultimo e la giovane Stine nasce subito una simpatia reciproca.
Nei giorni successivi i loro incontri, fatti di confidenze e chiacchiere, si fanno sempre più frequenti e la loro simpatia ben presto si trasforma in amore ma ahimè le differenze di classe rendono impossibile un'unione che non getti entrambi nel disprezzo e nel rifiuto della società. Stine, nonostante l'immenso amore che prova per lui, è consapevole che un matrimonio tra loro non farebbe che moltiplicare la loro infelicità e così si rifiuta di sposarlo.
Descritta così a grandi linee sembra l'ennesima storia di un amore contrastato tra due persone di classi sociale differenti, raccontata tante ma tante volte da quando è nato il mondo, ma la differenza che la rende unica e diversa ogni volta è il modo in cui questa viene narrata.
Stine è un piccolo gioiello raccontato con stile elegante, pacato e malinconico dallo scrittore tedesco; un romanzo breve quasi ignoto ma che merita di essere conosciuto maggiormente dai lettori italiani.
Quasi in punta di penna e con la sua solita delicatezza Fontane riesce a narrare le vicende dei protagonisti, e attraverso un uso sapiente dei dialoghi e dei monologhi (in cui cogliamo la sua cultura, preparazione e conoscenza di opere letterarie o musicali) riesce a caratterizzare i vari personaggi: Stine Rehbein, la ragazza da cui il romanzo prende il nome, è una giovane ricamatrice di un'industria tessile che molto spesso lavora a domicilio e vive solitaria nella sua piccola stanzetta ammobiliata in maniera semplice nello stesso palazzo in cui vive la sorella; è una ragazza buona, gentile e sincera che crede che la felicità, soprattutto per i poveri, è un breve momento che non si deve cercare di rendere eterno.
Waldemar Haldern, rimasto ferito gravemente durante la guerra con la Francia in cui ha combattuto da giovane ufficiale dei dragoni, è un giovane di salute e di animo molto delicato. Il loro amore è per entrambi un bisogno inconscio di protezione, di quiete e consolazione ma è contrastato da ambedue le famiglie. Waldemar non ha la forza necessaria di opporsi al parere della sua famiglia ma soprattutto non ha la forza per cercare di cambiare le convenzioni sociali. L'apparenza in società è una delle cose più importanti per la famiglia Haldern; una famiglia che non lo ha mai amato e in cui Waldemar si è sempre sentito un estraneo.
Una menzione particolare merita Pauline Rehbein, vedova Pittelkow, descritta come una donna di piccolo affare, molto bella, orgogliosa, di buon senso e concreta. Una donna svelta di lingua e d'ingegno che non esita a rispondere a tono e con orgoglio alle accuse del conte rivendicando l'importanza delle classi povere per il successo di quelle più elevate.
L'autore tedesco anche qui delinea un bell'affresco molto evocativo della Berlino degli ultimi anni del XIX secolo; una Berlino popolare e quotidiana dipinta da un autore che mostra di conoscere la città intimamente nei suoi luoghi e nelle sue situazioni facendo innamorare il lettore degli scorci di questa città.
Fontane possiede una grande capacità di osservazione e anche stavolta descrive le premesse del crollo della società tedesca; una società ipocrita dove quello che conta è l'immagine che si mostra agli altri. L'autore ritrae – spesso con grande ironia ma a tratti anche con grande sofferenza – una società attaccata ostinatamente a convenzioni sociali, a codici e valori ormai desueti, che impedisce a due persone che appartengono a classi sociali differenti la possibilità di sposarsi senza gettarli nel disprezzo e nel fango. Un atteggiamento criticato dall'autore che non perdona nulla né alla borghesia né (soprattutto) alla rigida nobiltà.
Ps: la traduzione che ho letto è quella presente nel I° volume de “I Meridiani” di Mondadori dedicato all'autore.
“Le ore che abbiamo passato insieme sono state, fin dal primo giorno, quelle del tramonto, e tali sono rimaste.”