DEATH IN WHITE PYJAMAS
La morte può colpire ovunque. Il giallo classico lo dimostra chiaramente, avendo reso proprio questo assioma per creare trame originali e collocate in ambientazioni insolite tali da affascinare e stupire il lettore: gli assassini sembrano avere una predilezione per il treno o per gli aerei, come dimostrano innumerevoli capolavori del genere, da "Assassinio sull'Orient-Express" e "Delitto in cielo" di Christie a "Morirai a mezzogiorno" di Charles Daly King; altri preferiscono rovinarsi le ferie con crimini al mare o in montagna, come rispettivamente in "Un colpo di pistola" di John Dickson Carr e in "Il caso dei fratelli siamesi" di Ellery Queen; altri ancora decidono di agire indisturbati nel caos urbano, come avviene ne "La serie infernale" di Agatha Christie.
Creare situazioni sempre più bizzarre e particolari sembra essere divenuta una sorta di sfida tra gli scrittori della Golden Age, attraverso cui dar sfogo al proprio estro creativo.
Eppure, nonostante la varietà di location in cui piazzare un bel cadavere, una delle ambientazioni più ricorrenti nel giallo tradizionale, assurta quasi a emblema distintivo del genere medesimo, è quella della campagna inglese, con delitti spesso avvenuti in pittoresche ville rurali.
L'ambientazione idillica, immersa nella natura lussureggiante e amena, il silenzio offerto dal luogo, lontano dai frenetici ritmi cittadini, e la stretta cerchia di persone riunite in uno spazio limitato, in cui possono emergere prepotentemente dissidi e dissapori, hanno costituito un'attrattiva irrinunciabile per i giallisti britannici: quale miglior scenario della silente e pacifica campagna per un truculento omicidio, che va a sconvolgere tutti gli equilibri e, per contrasto, risulta ancor più in evidenza?
La dicotomia armonia-violenza insita in tale dinamica, con cui si illustra come gli impulsi ferini dell'uomo possano emergere in maniera devastante in un'atmosfera di apparente quiete, si è rilevata vincente nel corso del tempo, tanto che molti famosi autori ne hanno approfittato per scrivere i loro capolavori: "La morte nel villaggio" di Agatha Christie, l'omonimo titolo di Edmund Crispin, "Un colpo di fucile" di Carr, "Il demone del Dartmoor" di Halter e molti altri.
In questa categoria rientra anche "Death in White Pyjamas" di John Bude.
John Bude è un autore ingiustamente dimenticato nel panorama giallistico inglese.
Nato Ernest Carpenter Elmore a Maidstone, nel Kent, nel 1901, studiò alla Mill Hill School e poi in una scuola per segretari. Lavorò poi come game master alla St. Christopher School di Letchworth. Nel frattempo si interessò alle attività teatrali scolastiche, ambito che lo appassionò a tal punto da entrare a far parte della compagnia "Lena Ashwell Players" come manager di scena. È proprio in questo periodo che inizierà la sua attività da scrittore, firmandosi con lo pseudonimo John Bude. Molte delle sue storie avranno come sfondo proprio il mondo teatrale, unendo la sua passione per il dramma a quella per la narrativa. Produsse circa una trentina di opere gialle, molte delle quali ambientate in pittoreschi luoghi inglesi, riportati nei rispettivi titoli, come "The Cornish Coast Murder", "The Lake District Murder" e "The Sussex Downs Murder". Durante la Seconda Guerra Mondiale, nel clima fosco e angosciante che pervadeva il paese, i suoi romanzi si velarono di toni più leggeri, con la volontà di distrarre e divertire i lettori in un periodo così denso di sciagure. Morì ad Hastings, nel Sussex, nel 1957.
Dopo molti anni di oblio, le opere di John Bude sono state fortunamente ripubblicate dalla British Library Crime Classics. Curioso di conoscere questo autore, descritto come un grande prosatore, dallo stile elegante e atmosferico, ho acquistato il volume che contiene due suoi romanzi: "Death in White Pyjamas" e "Death Knows No Calendar". Ho iniziato con il primo.
"Death in White Pyjamas" (1944) è un romanzo grazioso, dalla prosa elegantissima e piacevole, in cui Bude descrive alla perfezione le dinamiche interne di quel mondo teatrale che lui conosceva tanto a fondo. Accanto ad una caratterizzazione fenomenale, tra le migliori che abbia letto nel mondo poliziesco, si colloca un enigma interessante e ben congegnato.
La trama ci immerge sin dalle prime pagine nel complesso e spesso turbolento universo del teatro: Sam Richardson, milionario e magnanimo proprietario di una grande impresa che produce biscotti, desideroso di investire il suo immenso patrimonio in qualcosa di più idealistico, decide di acquistare un teatro e di dirigerlo economicamente dopo l'incontro con il famoso drammaturgo e dandy Basil Barnes. I due uomini sono uno l'opposto dell'altro: Sam è gargantuesco, baldanzoso e, nonostante la sua astuzia in ambito finanziario, ripone sempre una grande fiducia negli altri; Basil, invece, è il classico intellettuale un po' snob, sprezzante delle convenzioni e avido di successo. Forse però, proprio questa contrapposizione antitetica li rende perfetti per la gestione di un'attività teatrale, in cui Sam rappresenta l'animo pratico e Basil quello prettamente artistico. Comprano così il Beaumont Theatre, lo ristrutturano e cominciano a tenervi molti spettacoli di alto livello, adatti ad un pubblico colto e raffinato. La stagione invernale va a gonfie vele e d'estate tutti i componenti della compagnia vengono a Old Knolle, dimora campestre di Sam Richardson, nel Sussex, dove trascorrere in tranquillità la pausa estiva prima del ritorno sulla scena. Anche Basil si era fatto incantare dalla tranquillità bucolica e si era fatto convincere da Sam ad acquistare Fallow Cottage, abitazione vicina a quella del grande imprenditore. Gli attori si divagano dunque nel lusso della villa di campagna del loro mecenate, approfittando della sua grande munificenza. Ma si sa, gli attori sono esseri volubili, abituati a recitare, a creare dinamiche e, anche al di fuori del palcoscenico, continuano a interpretare diversi ruoli e a fingere. Il clima difatti non è dei migliori, soprattutto a causa dei caratteri spesso opposti dei vari membri del cast: c'è Angela Walsh, giovane attrice dalle caratteristiche eteree e con un animo dolce e generoso, che spesso suscita l'invidia femminile; c'è Willy Farnham, grande e istrionico attore, inseparabile dal suo monocolo e contraddistinto dalla sua camminata da ballerino, ma che diventa una belva quando perde le staffe; vi è poi Clara Maddison, attrice consumata dall'indole materna. Tuttavia il vero fulcro di tutte le vicende, vera e propria "femme fatale", è Deirdre Lehaye, artista di fama internazionale che si occupa delle scenografie: furba, scaltra e cinica, tenta in ogni modo di stuzzicare gli animi, di esasperare gli altri e di giocare con i loro difetti e i loro punti deboli. Un gioco decisamente pericoloso.
Dopo molti giorni di completo ozio, qualcosa smuove le acque in quell'angolo di paradiso agreste: Clara presenta al gruppo suo nipote Rudolph Millar, ragazzo giovane e impacciato il quale vuol farsi strada nel duro mondo della drammaturgia. La sua visita ha motivi professionali, in quanto vuole sottoporre al giudizio di Sam, ma soprattutto del grande professionista Basil, la tragedia da lui scritta, "Pigs in Porcelain". Dopo cena, dunque, comincia a spiegare l'opera e a esporre il suo testo all'intera comitiva che assiste ammaliata alla genialità dell'intreccio. Basil però, nonostante la standing ovation generale, rimane freddo e afferma che si tratti di un'opera di scarso livello. In realtà è solamente invidioso, in quanto sa che, se rappresentata, può diventare un successo strepitoso. Sfrutta quindi il suo ruolo di critico acclamato per demolire il sogno di Rudolph che, rattristito, vede sfumar via la possibilità di divenire qualcuno. Tutti sono indignati dall'atteggiamento di Basil, soprattutto Angela che gli chiede spiegazioni. Per tutta risposta Basil la seduce, con la sua bravura da "tombeur de femmes", e la bacia. Angela, stupita dal gesto, rimane tuttavia incantata dal giovane regista e inizia così tra i due una relazione amorosa. Anche Basil è stupito in quanto, nonostante fosse un latin-lover, non gli era mai successo prima di innamorarsi realmente, come dimostrano i suoi frequenti scatti di gelosia, il suo pensiero perennemente rivolto a contemplare l'immagine idealizzata di Angela. Ciò sconvolge la sua psiche, tenta di persuadersi che non si sia innamorato, che si tratti di una storia passeggera come tutte le altre. Non vuole sentirsi soggiogato da questa forza da cui si era sempre ritenuto immune. Le sue giustificazioni interiori però reggono poco e deve confermare la massima virgiliana "omnia vincit amor et nos cedamus amori". Questa liaison, profondamente sentita da entrambi, è però alquanto turbolenta: il giovane Rudolph si è innamorato a prima vista di Angela e la subissa di lettere d'amore che lei non è capace di rigettare; Deirdre, profonda conoscitrice dell'animo umano, intuendo la debolezza di Barnes, gioca con il suo orgoglio, lo stuzzica con allusioni e stoccate poco velate.
Insomma, non vi è un'atmosfera di pace.
Tutto precipita tre giorni dopo quando, nel cuore della notte, Deirdre, affetta da insonnia, scende di sotto per passeggiare un po' nel vasto giardino della tenuta e vede la porta dello studio di Sam aperta. Sbirciando maliziosamente all'interno, nota Willy Farnham che sta frugando nei cassetti e intascando un mazzetto di banconote. La donna vede in ciò un'occasione sia per arricchirsi sia per continuare il suo subdolo gioco di tortura psicologica: ricatta dunque Willy e, giorni dopo, quando Sam ha ormai scoperto il furto e allertato la polizia, gli confida che ha visto quella notte Rudolph e non Willy che rubava il denaro dalla sua scrivania, in combutta con Basil che così riesce a togliere di mezzo un suo rivale sia in amore che nel lavoro. In questa situazione ingarbugliata di bugie, inganni, confessioni e relazioni ambigue, ci scapperà il morto. E quale migliore vittima se non la sobillatrice Deirdre? Viene difatti ritrovata una notte annegata nel lago della tenuta, vestita solo con un pigiama bianco. Chi è stato? Se sconosciuto è il colpevole, i moventi invece abbondano.
A questo punto interviene l'ispettore Harting che, assieme al suo sottoposto, il sergente Dane, riuscirà a scoprire un piano diabolico ed efferato.
"Death in White Pyjamas" è un romanzo complesso e molto articolato e dimostra l'abilità dell'autore nella stesura di una trama intricata e dettagliata, con particolare attenzione al tratteggio della psicologia dei diversi personaggi.
La struttura dell'opera è bipartita in due sezioni disomogenee: una prima parte, che occupa quasi due terzi dell'intero libro, è interamente dedicata alla descrizione dettagliata dei rapporti e delle personalità delle varie figure, una sorta di lungo preambolo prima che avvenga il crimine e che ha la funzione di delineare lo scenario dei futuri avvenimenti; la seconda, invece, introdotta dalla scoperta dell'omicidio e dall'entrata in scena dei due poliziotti Harting e Dean, è interamente incentrata sulle indagini e il processo deduttivo per arrivare alla verità.
Il primo blocco narrativo rappresenta nel contempo il punto di forza e il tallone di Achille dell'intero romanzo, in quanto se da un lato permette al lettore di immergersi nelle "quinte" dell'attività teatrale, fatte di antipatie professionali, rivalità, odi dissimulati, in cui predomina la descrizione e la molteplicità delle focalizzazioni, dall'altro la lunghezza di tale sezione risulta eccessiva e influisce negativamente sul ritmo complessivo della narrazione.
Nella seconda sezione, al contrario, grande importanza è rivestita dalla routine investigativa. Lo stile qui si fa meno divagante e più dialogico, la focalizzazione si stabilizza e viene a coincidere con quella degli inquirenti e subentra l'azione alla staticità "emotiva" che aveva caratterizzato la sezione precedente.
Ciò che più colpisce dell'autore, ed è la parte migliore dell'opera, è la sua capacità di rendere i suoi personaggi delle figure a tutto tondo, estremamente realistiche sia singolarmente che nelle interazioni con gli altri. Bude ha allestito in queste pagine non solo una grande rappresentazione del mondo del teatro a lui caro, ma anche un portentoso affresco psicologico, penetrando nella sfera emotiva e intima delle "dramatis personae" e mettendo a nudo gli impulsi e le passioni che dominano l'essere umano e lo spingono spesso a compiere gesti sconsiderati, a violare i propri principi e, a volte, a compiere gesti criminosi.
Lo stile fresco, dotto ma non pedante, e la leggerezza espressiva, mai sopra le righe seppur maliziosa in alcuni punti, rendono questo meraviglioso preambolo estremamente vivo e intenso. In questo aspetto ricorda molto "Poirot e la salma" di Agatha Christie in quanto vi è una lunga parentesi prettamente psicologica, da cui e per cui scaturisce il crimine e l'intervento del "deus ex machina" nelle ultime pagine.
Questa sezione si compone di una serie di scene susseguenti e intimamente correlate l'una all'altra, come le tessere di un mosaico per comporre una figura nitida e incisiva, in cui spesso si alternano i punti di vista, consentendo al lettore di conoscere i pensieri e l'interiorità dei singoli protagonisti.
In tale aspetto, spiccano in modo particolare tali personalità:
•Deirdre, fulcro dell'intera narrazione e causa primaria di tutti i dissidi. Viene descritta come una sorta di lady Macbeth, che pone l'ambizione al primo posto, asservendo ad essa ogni moralità. È furba, astuta, maligna e bugiarda e crea attriti per puro piacere personale. L'autore mette in luce come questa sua indole distruttrice sia dovuta ad un passato non particolarmente felice, creando una personalità non irreale e manichea, ma concreta e credibile;
•Basil, tipico esempio dell'uomo vanitoso, che crede di essere superiore alle dinamiche della gente comune. Nel corso dell'opera, subirà un brusco cambiamento dovuto all'innamoramento di Angela, il quale mette in dubbio le sue certezze e ferisce il suo orgoglio da uomo superiore a certe frivolezze;
•Sam, il personaggio più simpatico dell'opera, furbo in affari ma ingenuo nel campo umano. Ha un'estrema fiducia negli altri e per questo, come capita con tipi del genere, rimane deluso. Con il delitto subisce anche lui un lieve mutamento, in quanto diviene consapevole della malignità insita nell'essere umano.
Nella prima parte dell'opera è gradevolissima anche la descrizione dell'ambiente campestre, che crea contrasto con la brutalità degli eventi che vi accadono e li pone per questo in maggior risalto.
Pur avendo apprezzato le doti descrittive dell'autore, la prima parte dell'opera risulta eccessiva e sbilanciata rispetto alla mole del libro stesso, dando alla narrazione un ritmo lento anche se non sgradevole. Inoltre, proprio a causa della bravura di Bude nel dipingere le varie personalità, è facile intuire chi sia la persona colpevole. Dunque la fine inquadratura psicologica è poco funzionale all'enigma giallo.
La seconda parte vede l'arrivo dei due poliziotti Harting e Dane, i quali, attraverso meticoloso lavoro d'indagine coadiuvato dalla deduzione logica, riescono a venire al fondo dell'enigma.
Harting prende in esame tutti gli indizi, le deposizioni dei vari sospetti, le analizza al dettaglio. Tutto questo attento lavoro di prassi ricorda molto le modalità d'indagine dell'ispettore French di Crofts. Sulla base di prove materiali, l'ispettore Harting elabora teorie che cerca di dimostrare o confutare attraverso la razionalità e l'esame accurato delle premesse. Si tratta di un lavoro di progressivo restringimento del campo d'indagine che porterà poi, tramite una deduzione derivata da un'osservazione attenta, a scoprire un piano ben congegnato e un celato movente.
L'enigma presenta alcuni aspetti positivi: la meccanica è interessante anche se non sfruttata nel modo migliore e affascinante è il leitmotiv, che dà il nome al libro, del perché la vittima indossasse un pigiama bianco. Il colpevole però, proprio a causa della meticolosa caratterizzazione, è sin troppo semplice da capire, pur non possedendo basi indiziarie di alcun tipo. Inoltre Bude non utilizza la solita tecnica di disvelare il colpevole nelle ultime pagine, creando suspence e tensione, ma lo rivela un po' prima, dedicando i capitoli successivi alla ricostruzione completa della dinamica e alla raccolta delle prove. Insomma, il climax si appiattisce prima del finale e il ritmo diviene più statico nelle ultime pagine.
Dunque, "Death in White Pyjamas" è un giallo piacevole, con una caratterizzazione eccellente e un enigma buono seppur trasparente.