Perché dopo tanti anni si parla ancora di Anna Magnani? Perché è stata l’attrice simbolo del cinema italiano del dopoguerra, il cinema della ricostruzione e del riscatto, e una delle più grandi attrici di tutti i tempi, capace di comicità sfrenata e di profonda drammaticità. Di lei gli italiani, da più di cinquant’anni, hanno nella mente, negli occhi e nel cuore quella corsa disperata dietro il camion tedesco che metteva la parola fine al suo più grande personaggio, ma anche la sua risata ora irridente, ora canzonatoria, ora gioiosa: la risata di Nannarella. Questa biografia – già uscita con grande successo nel 1981, ora riveduta e integrata da nuovi documenti e testimonianze – narra i suoi amori drammatici, esclusivi, travolgenti; i suoi dolori laceranti, le sue gioie sfrenate, le sue improvvise voglie di giocare e il suo drammatico disincanto.
Che vita incredibile e quanta umanità in quella che forse è stata l'unica vera diva italiana dopo Eleonora Duse. Successo, amore, soldi, ma anche dolore, abbandono e dramma; tutto si intreccia nella vita di Nannarella come nella trama di un film, a volte drammatico e a volte sentimentale. Dopo averlo letto, la voglia di ripercorrerne la vita attraverso i suoi film è davvero fortissima, e resta il rammarico per tutte le interpretazioni teatrali e di rivista perdute per sempre. È poi anche un affresco che ci riporta a rivivere in maniera indelebile l'Italia del dopoguerra, la sua rinascita e le difficoltà enormi tra le quali si sono dovuti destreggiare i protagonisti della scena cinematografica dell'epoca per darci quei capolavori che il cinema mondiale ancora oggi ci invidia.
La più grande attrice italiana moderna, la più amata dal pubblico, la diva-antidiva simbolo dell'epopea popolare dell'Italia del secondo dopoguerra. Femminilità viva, coraggio civile e dignità privata. Anna Magnani, ultima magistrale interprete della commedia dell'arte: irriverente maschera comica e dolente maschera tragica. Stupenda biografia, scritta come un romanzo.
"Io della scena della morte non ho fatto prove. Con Rossellini, che è stato quel gran regista che è stato, non si provava: si girava. Lui sapeva che, preparatomi l'ambiente, io poi funzionavo. Durante l'azione del rastrellamento, quando sono uscita dal portone, all'improvviso ho rivisto le cose... Sono ripiombata al tempo in cui per Roma portavano via i giovani. I ragazzi. Perché era popolo-popolo quello che stava addossato contro i muri. I tedeschi erano tedeschi-tedeschi presi da un campo di concentramento. Di colpo non sono stata più io. Ero personaggio, insomma. Eh sì, Rossellini aveva preparato la strada in maniera veramente allucinante. Le donne, sa che erano pallide nel sentire i nazisti mentre parlavano tra loro? Questo mi ha comunicato l'angoscia che ho reso sullo schermo. Terribile. Un'emozione del genere, chi se l'aspettava?"