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I dannati della metropoli: Etnografie dei migranti ai confini della legalità

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Esistono da sempre due città, una legale e l’altra illegale, i cui confini si spostano a seconda delle epoche storiche e delle necessità economiche contingenti. Spesso gli abitanti di queste due città si sfiorano, interagiscono, confliggono. Sulle loro contaminazioni si costruisce il tessuto sociale. Quasi sempre gli abitanti della città oscura non hanno voce sui media ufficiali: sono un numero, una statistica o un titolo di giornale. I dannati della metropoli nasce dalla necessità di far parlare i protagonisti del disagio e della devianza che vivono e attraversano le nostre metropoli.Sulle tracce di Danilo Montaldi e della scuola di Chicago, animato da un bisogno radicale di far uscire l’antropologia dalla torre d’avorio dell’accademia, Andrea Staid si è messo in ascolto delle voci della città oscura, senza pregiudizi. Con una ricerca che è frutto di anni passati con i migranti, iscrivendosi in maniera del tutto nuova al filone dell’antropologia delle migrazioni, contaminato con l’etnografia e la storia orale. Il cuore del saggio è rappresentato dall’analisi di un caso specifico spesso al centro della cronaca, su una via e più precisamente un grande palazzo soprannominato dalla stampa “il fortino della droga”, situato in un quartiere centrale di Milano (via Bligny 42). Un caso celebre e paradigmatico, raccontato per la prima volta attraverso le voci dei protagonisti.Ne è uscito un affresco di storie ascritte al mondo della strada, una etnografia della criminalità migrante o meglio dell’uscita dal confine della legalità, un saggio su chi si ribella a un destino di schiavitù, cercando di fuggire da un carcere o semplicemente andando a ingrossare per scelta le fila del nuovo milieu criminale metropolitano.

197 pages, Paperback

Published May 13, 2015

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About the author

Andrea Staid

18 books15 followers
Andrea Staid è docente di antropologia culturale e visuale presso la Naba, ricercatore presso Universidad de Granada, dirige per Meltemi la collana Biblioteca/Antropologia. Ha scritto diversi libri, tra cui Abitare illegale e I dannati della metropoli tradotti in Grecia, Germania, Spagna e adottati in varie facoltà universitarie. Collabora con diverse testate tra le quali: «Left», «Il Tascabile», «La Ricerca».

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Profile Image for Martina.
246 reviews
January 7, 2023
Le testimonianze sono preziose e interessanti, una lettura drammatica che andrebbe sostenuta da più persone possibili per smettere di parlare senza cognizione troppo spesso.
Le parti saggistiche ripetono però spesso gli stessi concetti, per rimarcarne l'importanza, ma risultando poco fluide.
Profile Image for cri.
115 reviews
July 24, 2022
"Ci ho anche pensato in vari momenti di andarmene, anche perché io ero venuto in Italia per essere più libero e invece mi ritrovo ancora più legato. (...) Non mi sono mai sentito libero in nulla: (...) vivo, e ho sempre vissuto con la paura di essere fermato, (...) devo sempre fare i conti con il fatto che io a differenza tua non ho i documenti in regola, (...) perché sono un uomo a metà."

Gli immigrati, lungi dall'essere carne sociale passiva, materia nuda da contrabbandare, sono soggetti che decidono di prendere atto della "non collocazione" a cui li destina l'Europa. Si inventano un ulteriore paese in cui emigrare, quello della marginalità o della delinquenza, del sottobosco urbano e se possibile della latitanza.

Le migrazioni svolgono una straordinaria "funzione specchio", sono cioè rivelatrici delle più profonde contraddizioni di una società, della sua organizzazione politica e delle sue relazioni con le altre società. (...) La nostra continua a essere una società che nega le condizioni stesse di progettualità dei soggetti [migranti], costringendoli in una condizione di precarietà che li espone costantemente ai rischi dell'esclusione.

Non serve a nulla una tolleranza concessa, a volte ostentata dalla classe politica "per bene", perché una tolleranza che viene dal palazzo dei potenti è una libertà a metà. Quello che dobbiamo ricercare insieme ai migranti è una tolleranza esperita, vissuta ogni giorno, nelle città, costruita strada per strada, sui luoghi di lavoro e di lotta con la consapevolezza che non esistono libertà regalate ma solo libertà costruite e conquistate.
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