Il libro di oggi: Zweig, Tolstoj. L'ultima profezia. Anche questa volta è stata la biblioteca Lazzerini a sollecitare la lettura di questo testo, era tra le novità. Leggere le biografie di Zweig è sempre una felice esperienza, la sua magistrale prosa e la sua passione per gli autori di cui tratta le rendono uniche nel genere. Mostra le vite di questi personaggi prima ancora di raccontarci i tratti salienti delle loro vite. Paradossalmente capita quasi di non trovare date all'interno di questi racconti, ma ritroviamo sicuramente l'uomo e l'artista di cui trattano, e ovviamente vi ritroviamo Zweig. Si può forse parlare di qualcosa che ci appassiona profondamente senza parlare anche di noi stessi?
Questo biografia è l'ultima delle tre trilogie biografiche. La prima, I tre maestri (1920) riuniva Balzac, Dickens e Dostoevskij; la seconda, La lotta col demone (1925) comprendeva Hölderling, Kleist e Nietzsche ed infine la terza, Tre poeti della loro vita (1929) narra di Casanova (tra l'altro richiamato spesso insieme a Goethe anche in questo libro su Tolstoj), Stendhal e Tolstoj.
Come spesso accade nelle biografie di Zweig, l'autore inizia con il ritratto, l'aspetto del personaggio di cui sta parlando. Sono spesso pagine poetiche che attraverso le parole riescono a ricostruire l'immagine di un volto, di un corpo, e insieme all'immagine l'impressione, l'emozione che suscita nello spettatore, in colui che lo incontra. Di Tolstoj ci trasmette la sua immagine con il volto da contadino, il corpo forte; in tutto il testo Zweig non smette di sottolineare l'umanità di Tolstoj, il suo essere uomo comune (anche quando lo si vuol far passare per santo, dopo il cinquantesimo compleanno e la svolta religiosa), "uomo di umanità" nella definizione di Gorkij; uomo che non smette di cercare.
"Poiché solo quando tutto ciò che attiene ai sensi è posto quasi geometricamente, solo quando il fisico è compiuto, il Golem, l'uomo costruito visualmente, incomincia a parlare, a respirare, a vivere. In Tolstoj l'anima, Psiche, la farfalla divina è sempre imprigionata nella rete di osservazioni dalle maglie fini come ragnatele e ancorata al tessuto della pelle, dei muscoli, dei nervi. In Dostoevskij, il veggente, nel suo antagonista geniale, l'individuazione incomincia precisamente al suo opposto: dall'anima. Per lui l'anima è l'essenziale: di propria iniziativa forma il proprio destino e il corpo circonda il nucleo infuocato e luminoso col distacco e la leggerezza di una livrea d'insetto" (p. 45)