Salve Confine,
eccoci con una nuova recensione, questa volta dedicata a un thriller edito SEM.
Il libro in questione è “Avviso di burrasca” di Maria Adolfsson, secondo volume della serie di libri autoconclusivi “Doggerland”, uscito lo scorso ottobre.
Il romanzo si apre subito con un mistero: la scomparsa di un uomo.
A denunciare la scomparsa è Gertrud Stuub, una donna anziana che non avendo visto suo fratello in chiesa per la messa natalizia, va a cercarlo.
In casa non c’è traccia dell’uomo, così va a guardare nei boschi.
Ad un certo punto incontra il cane di Fredrik, ansioso e irrequieto, a quel punto capisce che qualcosa non va e inizia a temere il peggio.
L’ispettrice Karen Eiken Hornby è a cena con familiari e amici per le feste. Non ne è entusiasta, anzi spera con tutta se stessa che i giorni di festa giungano presto al termine, e forse qualcuno ascolta i suoi pensieri.
Durante i festeggiamenti riceve una chiamata dal capo del dipartimento investigativo, che le chiede se è disposta ad intervenire su un caso avvenuto da poco: un uomo è stato trovato morto dalla sorella in una vecchia cava.
Karen afferra al volo l’opportunità di fuggire via, andando subito ad indagare con dei colleghi.
Nel tragitto verso Nooro Karen nota diversi particolari interessanti, eppure all’inizio pensa siano solo coincidenze.
Ma non si può classificare tutto come coincidenza, così capisce che ha i primi indizi per il suo nuovo caso.
Nel frattempo si troverà coinvolta dalla sua vecchia vita e da fitti misteri che si uniscono a poco a poco.
Chi ha ucciso il vecchio professor Fredrik Stuub? Cosa c’entra la storia familiare dell’ispettrice?
Con uno scenario tutto invernale, la Adolfsson ci trasporta nel vivo delle indagini di un omicidio ricco di colpi di scena, scritti e descritti magnificamente.
Il romanzo è ben scritto e ben strutturato, curato nei minimi dettagli per permettere ai lettori di immergersi completamente nella storia.
Personalmente, tralasciando la storia in sé, avrei preferito meno descrizioni, che molto spesso annoiavano e mi facevano perdere il filo della storia.
Il romanzo è autoconclusivo, così come il primo volume.
Io non ho letto il primo della serie e, nonostante il caso fosse diverso, mi sono trovata un po’ in difficoltà sul personaggio di Karen. Per me era un’estranea, mentre avrei già dovuto avere una base della sua vita e delle sue abitudini, della sua storia personale. Per questo motivo consiglio di leggere anche il primo libro, per poter leggere il libro senza la sensazione di esservi persi qualche passaggio.
Voto 3