Una raccolta di storie gotiche, fantastiche e grottesche dove il volto oscuro dell'Ottocento italiano mostra tutta la propria potenza. Autori del calibro di Luigi Capuana, Igino Ugo Tarchetti e Italo Svevo conducono il lettore in quel territorio crepuscolare in cui non si distingue la realtà dall'incubo. Gli scrittori che tutti incontrano nei testi scolastici stupiscono con queste novelle dal gusto moderno e sorprendente. Filo conduttore dell'antologia è la scienza: questo viaggio allucinato tra scienziati che tentano di piegare la natura al proprio volere e medici costretti ad assistere a fatti inspiegabili, porta con sé tanti spunti di riflessione sul mondo contemporaneo e su quelli che, da sempre, sono i vizi e le virtù dell'uomo.
Le raccolte di racconti sono sempre in grado di proporre spunti diversi sullo stesso argomento, regalandoci talvolta storie originali e molto diverse tra loro. In questo caso ci troviamo di fronte a una via di mezzo, in cui oltre al filo conduttore dedicato all’invettiva umana e agli aspetti paranormali, a legare i racconti tra loro c’è anche un altro aspetto. Lo stile di scrittura è infatti molto forbito e ci rappresenta una società di altri tempi, in cui la cortesia anche verso aspetti paranormali era all’ordine del giorno.
Il racconto migliore è secondo me “Un osso di morto” di Igino Ugo Tarchetti. Raramente si trovano fantasmi così gentili, soprattutto quando devono reclamare qualcosa che gli appartiene. Il narratore inizia la sua storia presentandosi come uno scettico verso lo spiritismo, non avendo alcuna prova che dimostri la sua reale applicazione. Ma, da vera mente scientifica, deve ricredersi messo di fronte ai fatti a cui assisterà in prima persona.
Anche “Il pugno chiuso” di Arrigo Boito riesce a coinvolgerci in una storia affascinante e intrigante. Questa volta abbiamo di fronte non tanto apparizioni spettrali, ma qualcosa di più sinistro. Fino a che punto può spingersi la mente umana quando crede ciecamente a qualcosa? L’autore ci mostra una possibile risposta, mettendo in risalto come a volte un’idea possa portare una persona a compiere scelte senza senso.
Una citazione particolare va a “Macchia grigia” di Camillo Boito, che è incentrato sul senso di vergogna e su cosa può causare nell’animo umano. La storia, molto triste, è incentrata sul malessere provato dal protagonista. Le cause sono imputate a un suo comportamento poco onorevole nei confronti di una fanciulla, portandola addirittura alla morte. Ovviamente non c’è una base scientifica nella spiegazione, ma con il proseguire del racconto si è spinti a dare ragione al protagonista, confermando così che stia patendo il giusto castigo.