A raccontare questa breve storia è sempre il Jim Hawkins dell “Isola del tesoro” di Stevenson e si ricollega subito alla loro vecchia avventura:
Quando Long John Silver nell’anno di grazia 17.. fuggì dall’Hispaniola con uno dei sacchi di monete del tesoro di Flint, io e i miei quattro compagni di bordo – gli unici sopravvissuti dei settantacinque salpati da Bristol – speravamo di non dovere mai più sentir parlare di lui, e ancora meno di doverlo rincontrare in carne e ossa. […] eravamo sollevati di esserci liberati del temibile pirata.
Ma un giorno gli arriva una lettera dall’Africa, una lettera firmata “con amicizia, il tuo devoto John Silver”, che gli chiede di mettere per iscritto anche la sua ultima avventura:
Annotare i propri ricordi, comincio sempre più a credere e sperare, è forse un modo per sopprimerli. Perché quel che si ricorda in seguito […] non è la vita che si è vissuta ma quella che si è scritta, e quella vita, per quanto ci si illuda di raccontare la verità, è qualcosa di diverso da ciò che si è vissuto.
Il racconto è breve: l’incontro del pirata, ritirato in Madagascar, con due uomini bianchi in fin di vita che un giorno arrivano sulla sua isola e gli raccontano la loro storia. Ancora una volta ci troviamo fra ammutinamenti, negrieri senza scrupoli, gentiluomini poco gentiluomini e pirati che si fanno giustizia da sé. Larsson fa rivivere un mondo, il mondo dei racconti della nostra infanzia, fra pirati, marinai e tesori nascosti. Un mondo che, seppur come genere non è fra i miei preferiti, è sempre avvincente e affascinante, con personaggi ormai entrati nell’immaginario fantastico universale come il pirata Long John Silver.