Attraverso una narrazione in terza persona entriamo nella vita di tre donne appartenenti alla stessa famiglia: nonna Kotoko, la madre Tomoko e le figlie Miho e Maho.
La storia oscilla fra presente, alcune evocazioni del passato e anche proiezioni di come sarà il futuro. Tutto ruota attorno al ruolo della donna nella società nipponica (che comunque non si discosta molto da quella di alcune zone occidentali): sul posto di lavoro, sul ruolo di moglie, madre e figlia.
La signora Kotoko, ormai in pensione e vedova, decide di tornare a lavorare dopo una vita spesa per la famiglia. Ha dei soldi da parte ma avere una sicurezza economica in più la fa stare tranquilla, per non parlare della soddisfazione personale. Per le donne della sua generazione era normale smettere di lavorare appena sposate e lei ricorda che comunicare al datore di lavoro che si era prossime alle nozze era come dare le dimissioni. Lei è la saggia della famiglia, la persona che ha una visione tradizionale ma che strizza un occhio a quella moderna.
Miho è la più piccola della famiglia e le serve una botta emotiva che la risvegli da quel torpore in cui si trova: il fidanzato, il lavoro e vivere il momento togliendosi ogni sfizio possibile. Quando il fidanzato le fa un’osservazione pungente, ma educata, Miho osserva la sua vita da un punto di vista diverso. In particolar modo riflette sulle donne della sua famiglia, sul loro restare a casa dedite alla famiglia e al risparmio. Con dei suggerimenti della sorella Maho, Miho segue dei corsi per risparmiare i soldi e investirli e si pone degli obiettivi per il suo futuro. La sua ricerca della serenità consiste nel trovare un equilibrio fra la soddisfazione personale e la serenità data dalla disponibilità economica.
Maho, la sorella maggiore di Miho, fin da piccola ha dimostrato di avere un’accuratezza nel risparmiare e gestire le spese. Si sposa molto giovane con il marito vigile del fuoco e si licenzia dal lavoro ancora prima rimanere incinta di Saho. Non le pesano i sacrifici per risparmiare su ogni cosa possibile, non si lamenta se non possono permettersi viaggi o comprare coste costose, poiché il suo obiettivo è risparmiare per l’università della figlia. Però si confronta con le amiche che, a differenza sua, hanno costruito una carriera o scelto un matrimonio conveniente lasciando da parte il cuore.
Tomoko, figlia di Kotoko e madre di Maho e Miho, fa parte della generazione chiamata office ladies durante il periodo della Bolla: “un genere umano che non si capisce cos’abbia in mentre, nonostante sia nato in un’epoca fortunata“. Lei fa parte di quella generazione nipponica di mezzo che collega la vecchia generazione alla nuova, la stessa generazione femminile che avvallava il primato dell’uomo sulla donna e che trovava normale che la moglie stava a casa a sbrigare le faccende mentre l’uomo lavorava, in barba agli studi fatti e ai lavori che si facevano prima di sposarsi. Una volta che le figlie sono diventate grandi, capisce che lei è di più e merita di più e, cosa ancora più importante, non vuole sentirsi considerata scontata.
Un elemento presente per tutto il libro è il quaderno della contabilità domestica di Hani Motoko, un quaderno dove non solo si appuntano le spese ma anche i progetti che si hanno in mente.
Mentre leggevo mi sono accorta, solo alla fine del libro, che le ambientazioni sono riferite agli interni per accentuare la situazione economica della famiglia inserendo dettagli come le stoviglie e l’oggettistica. Della città non c’è nulla se non brevi accenni.
Sono sincera ho impiegato quasi tre settimane a leggere il libro perché l’ho trovato non coinvolgente e molto distaccato. Ho letto altri libri di autori giapponesi e ho sempre ammirato la poesia narrativa, il riuscire a toccare le corde emotive e il lasciare trasparire la compostezza nipponica attraverso l’uso delle parole. Nella scrittura di Mika Harada non ho trovato nulla di tutto questo ma va anche considerato che è un testo tradotto e quindi non so quanto sia differente l’impatto emotivo nella lingua originale.
Quello che più mi ha quasi mandata in blocco di lettura è stato l’inserimento di statistiche, cifre e percentuali di investimento e risparmio, quasi come se si trattasse di un manuale di economia domestica anziché della storia di tre generazioni femminili messe a confronto.
La fine del libro termina con una perla di saggezza che voglio riportare:
Il denaro, il risparmio, sono fatti per rendere felici le persone. Ma se diventano uno scopo non va bene.