Inspiegabile alla coscienza del nostro tempo appare il silenzio del papa e della Chiesa di fronte alla Shoah. Il volume ricostruisce il contesto di una scelta che fu informata e consapevole quanto drammatica, mettendo a disposizione di tutti quello che è ormai accertato dalla ricerca storica. Lo scenario è ampio: le radici profonde dell'antisemitismo cristiano; la visione preconciliare della Chiesa di neutralità assoluta nei confronti della guerra e dei suoi figli in conflitto; il peso di una mentalità diplomatica che preferisce i passi discreti alla denuncia pubblica; la storia delle tormentate ricostruzioni della verità, tra la richiesta di perdono di papa Wojtyla e l'ipotesi di beatificazione di Pio XII.
L’ho dovuto leggere per un esame di Storia Contemporanea e, devo ammettere, questa volta ho scelto proprio bene; solitamente, sono più incline a criticare l’operato della Chiesa, piuttosto che a lodarlo — probabilmente un po’ suggestionata dall’opinione che ho del Vaticano nei tempi odierni. Questo libro, però, con un’arguta critica storica, è riuscita a farmi vedere l’altra faccia della medaglia, dove l’atteggiamento "prudente" del papa ha una sua spiegazione e non può essere semplicemente etichettata come "paura". Spiega come numerosi esponenti del Vaticano, anche in giro per il mondo, abbiano provato a fare la loro, in quel marasma fra leggi razziali, campi di concentramento e tutto il resto. Lo consiglio, se non come lettura piacevole, almeno per aprire gli occhi su uno dei capitoli più sanguinari della nostra storia contemporanea.