Born in 1975, Alessandro Sanna's work is well-known throughout Italy. He has earned wide recognition across Europe as an illustrator and author, and his work has appeared in the New York Times Book Review and the New Yorker. He is a prolific and popular creator of illustrated books for children and readers of all ages and has received many awards and had many exhibitions. He lives and works in Mantua, Italy.
The art for this book is absolutely stunning. That being said, it has no right calling itself nonfiction.
I'm not sold on the idea of a graphic novel without words being nonfiction in the first place, which is part of why I picked this one up. However, I could potentially see how someone could tell a short, contained true story through the format - perhaps a biography or a social movement. Attempting to tell the entire history of war and human violence without words, however, is too large of a task.
The lack of words aside, this story simply wasn't true. The author inserted gods, mythical figures, and visual metaphor. At one point, a giant ball made of people rolled through multiple time periods. A person's arm became a crossbow. A constellation fired an arrow. It was beautiful, but it was fiction.
"All’origine di queste pagine esiste un viaggio in cui ho provato a far vivere, in forme dipinte, le poesie di Ungaretti, Apollinaire, Hemingway, Mandelstam, e altri. Mentre cominciavano a prendere forma le scene e i luoghi della Grande Guerra, la mia mente chiedeva di vedere al di là delle macerie di un unico conflitto, dentro un solo tempo e un solo spazio. E insieme alla mente sentivo già prevalere le ragioni delle mani per raccontare la storia delle guerre dell’umanità."
Questa recensione non poteva che iniziare con le stesse parole di Alessandro Sanna, autore e illustratore pluripremiato, che ci ha fatto dono di un libro davvero prezioso.
E, in effetti, si tratta di una recensione che non lo è pienamente, in quanto molto di ciò che dirò deriva dall'aver vissuto in prima persona un evento che serberò caro: l’autore che parla del suo libro dal vivo, in una presentazione a Milano. Nello spazio nuovo e vivace della libreria indipendente Noi, aperta lo scorso 6 aprile a Milano e che si occupa solo di illustrati, Alessandro Sanna ha dialogato con Ivan Canu, illustratore e direttore del Mimaster di Illustrazione di Milano.
È stato sorprendente ma anche intrigante scoprire sin da subito che Alessandro Sanna ha iniziato questo progetto grandioso senza avere un’idea ben precisa in mente, se non quella suggerita dalle illustrazioni più belle dell’intero libro, in cui una mano in primo piano posiziona tanti omini a cavallo su un campo di battaglia: quegli omini non sono disegnati, ma il frutto di stampini come quelli che usano i bambini per imprimere un’immagine su un foglio. Di qui, il vero senso dietro l’opera: onde evitare di lasciarsi sopraffare da una tematica così imponente, l’autore ha deciso di guardare la guerra attraverso gli occhi di un bambino che gioca a farla. Un bambino che usando i soldatini o simulando una pistola che spara è pienamente preso dall’azione, credendo fermamente in quello che mette in atto: la guerra è dunque pianificazione, ferrea credenza in quello per cui si combatte ma anche improvvisazione e tornare in sé passato il momento più tragico. Quelle stesse immagini avevano dato adito a diverse interpretazioni, come ha ammesso Alessandro Sanna: in molti vi avevano visto la mano del Divino, un Demiurgo che dall’alto osserva le azioni umane. Personalmente, avevo visto in essa la mano dei potenti, che muovono sulla scacchiera del campo di battaglia le pedine debitamente indottrinate alla credenza di compiere azioni atroci per una giusta causa. Ma forse il bello di un’immagine è proprio questo: al di là di chi l’ha dipinta, essa rimane scolpita nello sguardo di chi la osserva per ragioni tutte sue, rendendola di fatto memorabile per i motivi più disparati. E scorgendo quasi una titubanza da parte dell’illustratore nel rispondere alle domande che gli venivano poste sul libro, sono giunta alla conclusione che non sempre è necessario motivare un’emozione. Lui – nello specifico – ha scelto di seguire la sua mano, l’ispirazione del momento, prendendo spesso le distanze da ciò che stava illustrando. Quali che siano le ragioni, i suoi dipinti hanno una carica emotiva fortissima, che solo sfogliando il libro nell’intimità di un momento privato e riflessivo si riesce a cogliere appieno.
Come questa pietra è suddiviso in cinque parti, quasi a indicare dei capitoli, sebbene sia evidente cogliere nei disegni una continuità che lega ognuna delle sezioni. Esse sono: l’uomo, il fuoco, il mare, il cielo e l’infinito; da illustrazioni molto essenziali, che ricordano quasi le pitture rupestri, si passa a un pathos che cresce sempre di più, fino a giungere alla storia contemporanea. Il Novecento è chiaramente riconoscibile attraverso le guerre che l’hanno caratterizzato, ma appare evidente l’assenza di esseri umani che via via diviene sempre più marcata e forse per questo di impatto visivo ed emotivo ancora maggiore. Il dipinto di una donna che osserva una mostra di opere d’arte, successivamente colpite e distrutte, è devastante: non è collocata in un preciso periodo storico, né fa riferimento a un determinato avvenimento accaduto. Ma il messaggio che si cela, evidenziato da Ivan Canu, lascia riflettere moltissimo: osservando o venendo a sapere di un’opera d’arte distrutta – sia essa un dipinto o un monumento – siamo naturalmente indotti a inorridire quasi più che di fronte alla notizia di un omicidio. E una motivazione a tutto ciò – che ho riscontrato anche in me stessa – potrebbe risalire al fatto che un’opera d’arte viene considerata un patrimonio imperituro, destinato a sopravvivere alla caducità della vita umana, e pertanto distruggerla risulta un atto più devastante rispetto all’omicidio di un essere umano che è destinato comunque a morire. ...continua sul blog: https://tralemaniunlibro.blogspot.com...
One of the aspects of this book that I like is that it IS hard to pin down. I'm not a person who thinks books must necessarily fit in one genre or category or another, and more and more often, books seem to blur those genre lines. An argument could be made that this book with its Artist's Note at the beginning and its stunning--and they really ARE stunning--paintings is an essay or treatise on violence, war, and destruction. These visual essays contrast humans' ability and desire to build vs. their/own ability/inclination to destroy. Do these ambitions come from without or from within? Are they embedded in humans? The paintings trace this violence almost from early humans to various wars and recent scenes of destruction such as the events of 9/11, and there are scenes when a large hand controls a small ball or rock--or maybe even a planet? and sets things in motion. This one will stay with readers, prompting much self-examination and reflection on the human condition and our future. There really is no need for words here. Perhaps before engaging in yet another conflict that will lead to war, bloodshed, and destruction, the world's leaders should peruse this book.
It's quite difficult to write about this book because, in some ways as a wordless picture book, it is beyond words. Suffice it to say it is a sad chronicle of that which is our reality: humans warring, fighting, killing, destroying lives and more for the sake of...whatever. Dominance? Religion? Wealth and possessions? Whatever stirs the huMAN (with an emphasis on MAN) psyche to kill, it is an infinite characteristic of our species.
Sanna's art is stunning. Words would weaken the description of his illustrations so I will suffice it to say this is a timeless, important warning to us all for the preservation of the planet.
"L'umanità, con tutte le sue guerre, abita questo libro, costretta a difendersi dalle forze che lo hanno creato, lo animano e lo opprimono.Così dall'alba dei tempi, le stelle incandescenti ci guardano indifferenti, nell'antica tormentata contesa per dominare tutto il nominabile "
This book is about humanity's development of weapons of distruction. Despite having no words throughout the book, you'll have no problem following the history of war through the art of Alessandro Sunna.
Powerful, wordless visual meditation on the human penchant for violent conflict. Brilliantly realized and deeply disturbing, as it resonates with the current moment.