La vita è un viaggio e durante questa avventura, i suoi avvenimenti si intrecciano alle vite di altre persone: amici, conoscenti e sconosciuti. A volte ci si dimentica di loro dopo il primo sguardo, altre si affrontano insieme altri viaggi che non ci si aspetta. Tre amici ritrovati dopo tanti anni, si buttano a capofitto in un’avventura strampalata. Un uomo che desidera vendicare il male ricevuto e fare qualcosa per aiutare chi ha lasciato in patria incrocerà i loro destini, trafiggendoli e marcandoli inesorabilmente. Per scomparire? No, per lasciare un segno affinché tutti sappiano e nessuno dimentichi. Il viaggio inesistente affronta temi e dinamiche attuali, che spesso per la loro quotidianità alle news del telegiornale nemmeno ci sorprendono. Eppure sono lì, dietro la bella facciata di comodo di una società o di un’istituzione Benfica, dietro chi dovrebbe occuparsi dei bisognosi e invece li usa per arricchirsi e istigare guerra e odio. La storia in sé è molto sentita e vissuta, lo dimostrano le descrizioni dettagliate dei luoghi e del modo in cui uno dei personaggi ne affronta il loro percorso, tra insidie e pericoli, richiamando alla mente del lettore un’immagine ben definita dei posti descritti. L’intreccio e il suo sviluppo mi lasciano alquanto perplessa. La narrazione è confusa, scoordinata, e fin troppo romanzata. I personaggi non seguono un filo logico, passano da un comportamento ad un altro, da un ragionamento all’altro, senza che il lettore ne venga coinvolto, ritrovandosi ad una soluzione che manca di riflessione e continuità. Le loro gesta diventano eroiche improvvisandosi quasi degli Indiana Jones italiani e purtroppo mi duole dirlo, un finale troncato inspiegabilmente. Una lettura ideale per i neofiti della narrativa contemporanea o per adolescenti che non hanno tante pretese ma cercano un’avventura che li intrattenga.