Elles se défendent, elles attaquent, elles nouent des alliances, elles chassent, elles rusent, elles draguent, elles communiquent à distance leurs peurs, leurs souffrances et leur joie. C'est aujourd'hui prouvé: les plantes nous perçoivent, elles nous reconnaissent, elles réagissent à nos émotions comme elles expriment les leurs. Est-il possible qu'elles nous envoient des informations thérapeutiques, des messages de gratitude, des appels au secours? Si merveilleuses soient-elles, toutes les révélations contenues dans ce livre sont le fruit d'observations et d'expériences scientifiques. La nature ne cesse de nous parler. À nous d'arrêter d'être sourds.
Didier van Cauwelaert est un romancier et dramaturge français, né d'une famille d'origine belge.
Didier van Cauwelaert is a French novelist and playwright with Belgian roots.
Well-known French writer Didier van CAUWELAERT has some very big literary successes in his portfolio.
From the age of 8 he dreamed of taking up a pen to become independent and feed his family.
After devoting several years to theatre, to playing Sartre and directing Beckett, Anouilh, Ionesco, and after a brief career as a children's book critic, a chance meeting with a certain Greta GARBO got his foot in the door.
In 1982 he published (at last) his first book “Vingt ans et des poussières” with Editions du Seuil, just after his 22nd birthday. He would reach an ever wider public with every new book.
Awarded the Prix Goncourt in 1994 for “Un aller simple” (One way) this voracious writer let his imagination run rife and arrived at the pinnacle of his career.
An extraordinary author, Didier van CAUWELAERT has sold over 5 million copies and been translated into 30 different languages.
Films have been made of several of his books: “Un aller simple”, “Hors de moi” adapted for film as “Sans identité” and “J’ai perdu Albert” taken from his novel of the same name.
His latest work “La bienveillance est une arme absolue” (goodwill is the ultimate weapon) takes the mind to new horizons.
The ultimate weapon, a weapon to shock, to create joy, goodwill is the only answer to the moral crisis in which society finds itself.
Sono molto perplessa per quanto riguarda la valutazione di questo libro. Anche in questo caso il titolo mi ha incuriosita e ho deciso di leggerlo, l'autore tratta di tematiche interessanti ma le affronta non da un punto di vista scientifico e obiettivo ma lo fa in modo molto romanzato e senza molti riferimenti bibliografici con cui avvalorare ciò che c'è scritto nel libro. L'intero libro si basa per lo più di racconti e aneddoti e non su ricerche scientifiche vere e proprie, anzi nel libro Cauwelaert sembra provare un forte astio per coloro che lavorano nell'ambito scientifico, come biologi e genetisti e non esalta in modo eccezionale i botanici. Sono delusa? Un po'. Spero di trovare libri migliori sulla botanica.
Ero addirittura indecisa se metterlo nello scaffale "fiction" o "nonfiction". Questo libro va letto con un occhio critico grande quanto quello di Sauron del Signore degli Anelli. Dà informazioni in modo fantasioso, con interpretazioni assolutamente personali e inquinate dal sentimentalismo. Dà anche informazioni corrette (la comunicazione a distanza tra piante, e tra piante e insetti è scienza), ma poi le travisa e le trasforma in favole. Dove vuole citare le fonti, le cita (sebbene siano spesso fonti di cui va comunque indagata l'attendibilità) ma poi dove dovrebbe citarle, non le cita (diverse volte dice "alcuni mi hanno detto"....alcuni chi?). Inoltre dà anche informazioni volte a offuscare l'oggettività del lettore, arte in cui lo scrittore in questione è molto bravo. Poi dal lato spirituale, il libro è quel che è, se fosse più scientifico sarebbe più solido, ma così è solo opera di un affabulatore. L'idea di base è che le piante percepiscono i nostri pensieri, reagendo con segnali che si possono rilevare tramite elettrodi (con che criterio poi, non ci è dato sapere). Anche a distanza di chilometri esse sarebbero in grado di sentire le nostre intenzioni, reagendo con impulsi non ben specificati. E non offre sostegno scientifico, ma esperimenti non molto rigorosi e interpretazioni personali dei fatti rilevati da tali esperimenti. Per sognatori e romanticoni, che pensano che i fiori esistono perchè le piante vogliono compiacere gli umani con la bellezza (e non magari perchè gli umani hanno selezionato piante da fiore secondo i propri gusti, e che la funzione del fiore sarebbe soltanto quella di attirare impollinatori)
Innanzitutto occorre precisare che questo libro non è una pubblicazione scientifica: sono spesso presenti le opinioni dell'autore, le quali risultano talvolta bizzarre o fantasiose, ma che rendono più leggera la lettura aggiungendoci un tocco di ironia. Detto ciò, il libro presenta delle tematiche a dir poco interessanti (la percezione delle piante, le loro interazioni tra altri organismi vegetali e con gli umani ecc.), accompagnandole con reali studi scientifici/universitari, riportandone il titolo e gli autori lasciando così al lettore la possibilità di trovarli e leggerli in autonomia e con un'ottica più critica (dunque il libro non si basa sulle teorie dello zio hippie in pieno trip da acidi).
La lettura è stata decisamente interessante e mi ha permesso di conoscere nuovi aspetti di questo mondo così affascinante e poco discusso, racchiudendo in così poche pagine decenni di studi (fallimentari e non).
La tematica è interessante e alcuni capitoli e riferimenti a bizzari comportamenti del mondo vegetale spingono il lettore a voler approndire le proprie conoscenze botaniche. Tuttavia il libro è troppo romanzato, ad ogni descrizione e esempio riportato ventono associate emozioni e comportamenti puramente umani. Mancano anche le informazioni scientifiche sulle quali si basano molti degli esempi citati. Inoltre si sfocia un po' troppo spesso in tematiche mediche senza alcun fondamento scientifico. Un grande "mah".
Juste un extrait de la dernière page du livre que je trouve très joliment écrite et qui donne un bon résumé :
“Oui, les plantes nous ressourcent, nous rendent plus humains dans nos efforts pour les comprendre et nous mettre à leur place. Qu’elles réactivent notre part d’immortalité, nos facultés perdues, notre intelligence du monde bridée par un ego à œillères, ou que tout simplement elles nous charment, nous épatent, nous troublent, ces émotions que nous leur devons sont peut-être issues des leurs… »
L'auteur cite différentes curiosités présentées par Jean-Marie Pelt et Stefano Mancuso dans leurs livres respectifs. Comme j'ai déjà lu les ouvrages de ces deux auteurs, j'ai regretté cette redondance. D'autre part, il ajoute des expériences oniriques et subjectives où le caractère scientifique et sérieux se perd un peu.
Assurément pas pour les rationalistes à tout crin, mais néanmoins truffé d'informations et d'idées pour le moins intéressantes. Demande à être prolongé par des lectures plus profondes mais c'est une compilation séduisante bien qu'un peu superficielle. Gagnerait en tout cas à être mis en de nombreuses mains...
Ce livre est intéressant pour développer sa sensibilité par rapport aux plantes. Romancé, bien écrit, le récit passe d'anecdotes en anecdotes et nous fait découvrir un univers peu connu. Attention, il est peut-être un peu trop anecdotique et pas assez scientifique. A lire avant de lire "L'intelligence des plantes" du scientifique Stefano Mancuso.
Tutti dovremmo leggere questo libro. Dovremmo conoscere di più il regno vegetale. Le piante sono l'unica speranza per noi di sopravvivenza su questo pianeta.
3/5 fuck, i’m becoming paranoid. also, i guess the sentimentality and the lack of objectivity of the author didn’t bothered me as much as i thought it would?
L'une des facettes de Didier Van Cauwelaert est le documentaire, autrement dit l'essai. Je préfère ses romans, cependant le sujet ouvre bien de nouvelles perspectives entre plantes et humains.