Il nano sventratore Gotrek Gurnisson si trova catapultato nel mondo di Shyish ed è disposto a tutto pur di uccidere Il Signore della non morte, Nagash. Del resto cosa deve fare uno sventratore se non cercare una morte eroica in battaglia per riconquistare l’onore?
Nel petto di Gotrek è ora incisa la runa di Ur – oro di Grimnir, il Dio da cui si sente tradito. Non ha più la vecchia ascia di ferro meteorico ma impugna la stessa bipenne dei pyrosventratori. Nella sua folle e suicida ricerca lo affiancano l’aelfa Maleneth Witchblade, agile, flessuosa, capace di parlare con la sua vecchia Maestra che a quanto pare ha ucciso e Trachos, Lord Ordinator, Figlio della Tempesta, un uomo ferito dentro e fuori, coperto da una spessa armatura che non può proteggerlo dal tumultuoso passato che gli ha corrotto la mente e l’anima. I due, Maleneth e Trachos, seguono Gotrek perché vogliono rubargli la runa di Grimnir e consegnarla agli altri seguaci di Sigmar, ma per qualche motivo non riescono a provare davvero ad uccidere il nano.
Intorno ai tre scoppia il caos quando un’armata di mordrant (Ghoul – zombie) mette a ferro e fuoco la regione, puntando al cuore stesso del popolo di Morbium.
Ѐ stato speciale, per me, tornare in questo mondo, ed è stato sconcertante trovarlo così cambiato. Quando ero molto giovane i vecchi libri di Gotrek & Felix hanno rappresentato uno dei primi contatti del sottoscritto con un fantasy più cupo, violento e, diremmo, “dark”. Erano storie di guerra e mostri, ma non mancavano i sentimenti, i dialoghi apprezzabili e personaggi dal carisma troneggiante.
Con Sventraghoul ho dovuto affondare le mani nel mondo di Age of Sigmar (per farla breve, il nuovo Warhammer fantasy) senza conoscerne bene le coordinate. Ho provato a scrivere ai tipi di Alanera che hanno tradotto il romanzo chiedendo se ci fosse una pagina o un sito dettagliato che poteva servirmi per comprendere meglio il contesto della storia, ma non mi hanno risposto. Per cui forse qualcosa me lo sono perso. In fondo, comunque, non fa niente.
Questo, come le altre produzioni letterarie legate a Warhammer, è quello che chiamo un “romanzo industriale”, cioè scritto per mostrare gli Eroi e gli eserciti del gioco da tavolo per far appassionare i fan e fargli spendere denaro. Eppure alla fine è meglio di buona parte del fantastico che ho letto fino ad ora, i cui autori si affannano e sudano per innovarsi, essere originali, inserire tematiche moderne e tutto il corollario, con risultati altalenanti.
Perché un romanzo come Sventraghoul, invece, funziona? Perché non vuole rinnovare forzatamente ciò che già funziona. L’autore attribuisce caratteristiche abbastanza comuni ai suoi personaggi, senza cadere nello stereotipo. A Gotrek basta un sospiro, uno sguardo malinconico mentre è ubriaco, un grugnito, per comunicare che non è solo un bruto, un ammasso di muscoli assetato di sangue e violenza. (anche)
Gotrek Gurnisson è un personaggio titanico, si erge sul mondo con forza e carisma e potrebbe, come si dice dalle mie parti, “campare di prepotenza.” Potrebbe essere un Gary Stu muscoloso, con la panza e la cresta di capelli arancioni tirata su con grasso di maiale, eppure non lo è.
Ultimamente ho guardato la prima stagione della serie Reacher il cui protagonista è perfetto a livelli macchiettistici. Bello, muscoloso, alto, duro, serio, abile nel combattimento, arguto investigatore, tutte le donne svengono ai suoi piedi taglia 48 senza mai sciogliere il suo sguardo di ghiaccio.
Gotrek poteva essere qualcosa del genere ma invece non lo è. Gotrek è duro, ma ha bisogno degli altri. Gotrek è un bruto che può sottomettere chiunque con la forza, ma ha un cuore che batte e dei sentimenti. Ha degli scrupoli, un realismo intrinseco nel suo sguardo sul mondo e che non ha bisogno di palesarsi con cattiverie, eccessi di budella, sangue e relativismo. (Ok, ci sono anche quelli).
I nostri tre protagonisti si troveranno davanti ad una decisione difficile: sacrificare i vivi per salvare i morti. Cosa sceglieranno?
Immaginate che Batman riesca finalmente a superare il lutto per l’assassinio dei suoi genitori e trovi un altro scopo per vivere, per combattere o per smettere di farlo. Questo libro mi ha fatto un po’ lo stesso effetto. (Nella DC non accadrà mai, lo so)
Gotrek è sempre Gotrek, ma grazie a ciò che accade e soprattutto ai suoi compagni e alle persone che incontra supera dopo trent’anni il suo difetto fatale, cioè l’unico anelito di ottenere una morte gloriosa in battaglia, riuscendo a intravedere finalmente qualcos’altro e ritrovando un pezzo di sé che credeva perduto, forse addirittura antecedente al suo giuramento da sventratore. Una motivazione per vivere, non per morire. Non lo reputo uno spoiler perché la costruzione dell’evento inizia fin dalla prima pagina, eppure non me lo aspettavo nel modo in cui si è concretizzato.
Infatti un altro aspetto che ho adorato è che i comprimari non fossero degli inutili cartonati, sia Maleneth sia Trachos sono abilmente costruiti nei loro pregi e difetti, vederli cambiare grazie non alle parole, ma alle AZIONI di Gotrek, è stata una bellissima esperienza narrativa.
Con la runa di Grimnir il nostro Sventratore acquisisce un potere che non aveva mai avuto, si perde un po’ il concetto dello Sword and Sorcery della forza bruta e dell’arroganza contro la magia, ma a pensarci anche Elric utilizzava demoni e magie, quindi alla fine non mi disturba più di tanto.
Ho apprezzato tantissimo la caratterizzazione dei mordrant, i ghoul – zombie. Per la prima volta ho visto una personalizzazione e una profondità nei soliti mostri che dovrebbero essere solo carne da cannone. Un espediente narrativo nuovo (per me), molto coinvolgente. Per questo non ve lo spoilero, leggetevi il romanzo.
Due note dolenti, a parte qualche refuso strano (le R maiuscole in mezzo alle parole) ci sono a mio parere degli errori di traduzione. Faccio un paio di esempi che mi sono segnato: in uno dei primi combattimenti Gotrek spacca il cranio ad un ghoul con l’ascia. La traduzione proposta è: “L’ascia si accartocciò attorno al cranio.” Ecco, sono abbastanza sicuro che nel testo originale sia il contrario, è il cranio semmai che si accartoccia intorno all’ascia. Così è una bella descrizione che mi fa vedere la scena, al contrario non vuol dire nulla.
Un altro esempio è quando, per sfidare i nemici, Gotrek passa l’ascia “di mano in mano”. Ecco, io francamente mi sono immaginato lo sventratore che passava la scure a gente x lì accanto a lui. Anche qui credo che l’originale fosse “from hand to hand”, quindi “da una mano all’altra”, gesto che lo sventratore compiva sempre anche nei vecchi Gotrek e Felix, oltre a tagliarsi un pollice con l’ascia per saggiarne il filo, cosa che qui non fa più purtroppo. (Perdonate il nerdismo).
Sembreranno appunti pedanti, lo capisco, ma il testo è disseminato di queste sbavature (anche i sia – che in luogo del sia – sia, per dire, errori grammaticali veri) che un po’ rovinano l’immedesimazione.
Sui combattimenti ho qualcosa da dire. Il libro è pieno zeppo di duelli, botte, sangue, azione, magia, fantasy vero. Solo che molti di questi combattimenti sono in raccontato. Se tu, caro autore, mi scrivi “piroettò con i pugnali tagliando le gole dei mordrant”, cosa mi stai dicendo? Cosa mi stai facendo vedere? Io, francamente, non vedo nulla nella mia testa. Assimilo l’informazione che Maleneth è agile e sgozza i nemici piroettando con i pugnali ma niente di più, niente immedesimazione, paura per lei etc, ANZI, l’effetto contrario. Se l’aelfa può piroettare e uccidere senza richiedere nemmeno una descrizione allora è proprio immortale. Questa risoluzione narrativa non incontra i miei gusti.
Detto questo, prima del finale ero convinto ad assegnare al libro 3 (solide) stelle su 5, ma le ultime pagine mi hanno talmente convinto, stupito (ho riletto i dialoghi quattro o cinque volte di seguito per essere sicuro di averne goduto al massimo) che la votazione conclusiva è 4 / 5, must read. Questo libro è un caso di studio per il Dark Fantasy e il Grimdark. C’è il realismo ma anche la magia, c’è l’incubo ma anche l’emozione, ci sono le battaglie e il cinismo ma anche il cameratismo sincero. Non ci sono giochi di parole e battutine, questo no. É da qui che il grimdark nasce ed è questo il modello che a mio parere dovrebbe tenere, una evoluzione moderna dello Sword and sorcery.
Stay Malebolge, viva i nani e il metallo.