Un’agile lettura antropologica delle vicende recenti e dell’attuale situazione della realtà colombiana, un caso di studio con peculiarità di grande interesse, conosciuto in Italia in modo assai superficiale. Dalla genesi del conflitto (cinquantadue anni di guerra; più di otto milioni di vittime registrate ufficialmente; quasi un milione di vittime di omicidio; sette milioni di profughi interni; centosessantaquattromila desaparecidos; più di trentatremila sequestri...) alla sua lettura e alla sua memoria (“nel” e “del” conflitto), toccando i temi della persistenza della violenza, del movimento popolare, della “guerra sporca”, del narcotraffico e della narcocultura, del paramilitarismo, della necropolitica. Fino alla firma degli accordi del 2016, celebrati con un grande macchinario simbolico ma bocciati dal successivo referendum.Una vicenda “interminabile” in cui le rappresentazioni si intrecciano indissolubilmente con gli eventi della storia e della cronaca.
Davvero una gemma nascosta. Premetto che non mi considero un così grande amante dell'antropologia, pur nutrendo un profondo rispetto per la disciplina. Ho quindi acquistato questo testo senza avere grosse aspettative. E invece mi sono completamente ricreduto! Il libro tratta un mondo a me completamente sconosciuto e lo fa con un'analisi delle cause profonde delle sue tensioni latenti, della disgregazione di una società e della conseguente violenza che ne viene generata. È una ricerca che trascende la dimensione antropologica, per abbracciare anche altre discipline come la sociologia o la politica. Mi ha fornito davvero moltissimi spunti, particolarmente utili per comprendere la Colombia di oggi e con lei molti problemi del Sud America.