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256 pages, Hardcover
First published January 1, 2019
Lo scopo della meditazione non è azzerare i pensieri, ma trasformare il proprio rapporto con essi. La locuzione <> indica una condizione in cui si smette di guerreggiare con la mente; non significa certo pensare a nulla. È davvero possibile «fare pace>> con i propri pensieri, e anche con le emozioni? Certo, anzi è l'unico modo per trovare una felicità autentica, perché non si è più in guerra con se stessi.
Meditare significa dare alla mente la più assoluta libertà. La meditazione consente di trovare uno spazio fra i pensieri, anziché lontano dai pensieri. Se abbiamo molti pensieri, va bene così, perché possiamo imparare a non farci infastidire o trascinare da loro. Possiamo lasciare che la mente sia, permettendo che i pensieri facciano il loro corso. All'inizio può essere difficile, per cui si usano delle tecniche di concentrazione per ancorare l'attenzione, come quella di seguire il respiro. Si tratta semplicemente di tornare a concentrarsi sul respiro ogni volta che ci si accorge di esserci lasciati trasportare dai pensieri.
Non importa quale genere di pensieri emerge durante la pratica di meditazione un'atavica tristezza o la nostra pizza preferita perché in fondo sono tutti uguali, sono solo un'attività mentale. La chiave è sviluppare la consapevolezza dei propri pensieri, interrompere la dipendenza da loro, riportando la concentrazione sul respiro.
La confusione è come la febbre: ci domina totalmente. È difficile però ricordarselo quando abbiamo di fronte una persona che ci tratta male: pensiamo automaticamente che ce l'abbia con noi; arriviamo persino a credere che abbia deciso a tavolino di rovinarci la giornata, o la vita.
Anche quando qualcuno sembra davvero aver pianificato le sue azioni, a sangue freddo, o pare divertirsi a ferire gli altri, è comunque una persona che ha perso il controllo di sé, che è sotto il potere di una forte negatività interiore. Se riusciamo a riconoscere questo aspetto della condizione umana, cominceremo a liberarci dalle catene della rabbia e dell'indignazione.
A tutti è capitato di trovarsi di fronte a una persona che si comporta in modo antipatico, magari rivolgendosi a noi o ad altri con un tono scocciato, e poi scoprire che di recente gli è accaduto qualcosa di orribile. A quel punto la nostra rabbia cessa di colpo, vero? Questo perché abbiamo capito l'infelicità dell'altro, e il fatto che sta solo esprimendo un dolore. Ma non è forse così in qualsiasi situazione? Perché abbiamo bisogno di sapere? Non possiamo ipotizzare che ci sia sempre un motivo che induce una data persona a comportarsi male? Invece di prendercela con lei, possiamo prendercela con le sue emozioni negative.