Malinconia e dramma, suspense e umorismo si inseguono in questo giallo che deve molto alla scuola di autori come Georges Simenon, Carlo Emilio Gadda, Piero Chiara, Valerio Varesi e Andrea Camilleri. Bruno Volpi, dal canto suo, aggiunge al background di letture acquisite nel tempo, la sua originale voce fatta di frasi e capitoli brevi, di scorci paesaggistici ed emozionali che raccontano la normalità della vita di una città come Alessandria, che spesso viene interrotta dalla violenza di una morte e dall'angoscia di un mistero. E Badalotti sa che non deve spegnere le sue cellule grigie e solo continuando a investigare e a interrogare potrà vedere la realtà con altri occhi prima di potersi regalare una meritata e rilassante "dormita imperiale".
Bel giallo! Il commissario Luigi Badalotti mi piace molto. Non è Montalbano (Camilleri) e nemmeno Schiavone (Manzini). Non è Mariani (Masella) e nemmeno Bertè (Martini) o Lucchesi (Simoni). È tutti questi e nessuno di loro strizzando un po' l'occhio a Maigret e a Poirot. Ogni tanto i pensieri del commissario, soprattutto quelli sull'antagonismo con il proprio ispettore Gianetti fanno sorridere, mi ricordano le divergenze di Grauer e Saltapepe di Koppelstatter. Il libro è un bel giallo classico, con le sue vittime, ma senza troppi massacri. Nulla da invidiare ad autori più famosi. La vicenda è molto intrigante, scritta in modo scorrevole e allo stesso tempo incalzante, merito dei capitoli brevi da cui è composta. Bell'esordio!