Il signor Rebaf non è un libraio come tanti. Primo, perché la sua libreria si chiama La Piccola casa della musica e del libro. Secondo, perché chiunque può entrarci, sedersi al pianoforte e strimpellare la colonna sonora della giornata. Terzo, perché a tenergli compagnia nelle lunghe ore tra gli scaffali non è un aiuto libraio ma Mademoiselle Ansia, da anni fedele al suo fianco insieme a un nutrito gruppo di mostri e paure. Di poesia Rebaf sa poco o nulla - anche se crede fermamente che la bellezza conquisterà il mondo - e l'unico ritmo di cui si (pre)occupa è quello del proprio cuore, ballerino imprevedibile che da troppo non danza più per amore. Fino a quando, in un pomeriggio qualunque di febbraio, fanno la loro comparsa in libreria un paio di calze bellissime che avvolgono le gambe bellissime di una donna bellissima. Luisa, coltivatrice di canapa e divoratrice seriale di hamburger, è una cliente della Piccola casa, e nel momento esatto in cui gli si avvicina per chiedergli dove può trovare un'antologia della Szymborska, Rebaf si rende conto che è tempo di mettere in discussione l'ormai rodata convivenza con i suoi mostri. E di ricominciare ad annusare il profumo dei versi, soprattutto quelli d'amore. Perché in fondo è proprio la poesia l'aria fresca che ci fa uscire dall'apnea delle nostre vite e tornare finalmente a respirare.
Vega Vampy - per RFS . Questa è la storia del sig. Rebaf, libraio anomalo con la passione per i cantautori italiani e la musica in generale, tanto da salvare un pianoforte in disuso e metterlo in libreria, a disposizione degli artisti di strada. Ama leggere romanzi, la poesia un po’ meno, eppure suo malgrado, diventerà un poeta. Luisa è una coltivatrice di cannabis legale, amante della poesia, cliente abituale della libreria: indossa sempre bellissime calze e un giorno, il signor Rebaf noterà la ragazza nella sua interezza e non solo per le sue calze.
In questa storia l’autore entra in punta di piedi nella vita dei protagonisti, descrivendoli con grande sensibilità, non è mai invadente e noi siamo sempre solo spettatori che osservano. I veri protagonisti di questo libro sono l’ansia, fedele compagna di Rebaf e la poesia e, anche se non siete amanti del genere (io per prima), finito il libro vi verrà voglia di correre nella vostra libreria a cercare quell’ unico libro di poesie che avete, e di aprirlo a caso, per leggere ciò che viene.
È stata una scelta casuale la lettura di questo libro, ho letto la trama e ho pensato che potesse essere nelle mie corde, non ho fatto minimamente caso al nome dell’ autore, per poi rendermi conto che è un omaggio a De Andrè : a questo punto come non avrei potuto amarlo?
E’un libro che per certi versi può sconcertare, per il modo in cui i fatti vengono narrati; i ritmi sono quelli di una “banale” normalità, ben diversa dall’incalzare dei fatti a cui siamo abituati, ma non è piacevole ogni tanto farsi stupire da qualcosa di diverso? Ne consiglio la lettura, e sinceramente penso che sarebbe bello avere il cartaceo per sfogliarlo come di faceva una volta. Buona lettura a tutti!
Partecipando per la prima volta alla challenge di LLC, in cerca sul web di cose nuove da leggere e condividere, mi sono imbattuta in questo ragazzo, poeta, scrittore, e nel suo primo romanzo. Io l'ho letto e penso che lo rileggero': secondo me è uno di quei libri che devono stare sul comodino per un po', pronto per essere riletto, per stare in compagnia di un anima sensibile come quella del giovane autore, di un uomo che mi piacerebbe conoscere, perché, nel suo stile diretto e semplice, ha saputo trasmettere momenti potenti e romantici oltre a disagi che ritengo sia cosa buona condividere. Ci sono tanti spunti di riflessione ma anche tanta poesia, tanto amore e passione, tante parole che accenderanno il cuore: "..siamo solo noi gli artefici delle nostre paure, noi e nessun altro.." " se il bagaglio si è fatto pesante, lasciatelo andare.." E se riusciamo a sopravvivere a cento secondi, che in una vita rappresentano una piccola manciata di istanti, e a renderci conto che tutto dipende in gran parte da noi e dalla conoscenza e consapevolezza di noi stessi, beh.. allora saremo pronti a godercela questa vita, fino in fondo.
Se non avete mai chiacchierato con la vostra ansia, litigato con i vostri mostri, urlato contro un attacco di panico, pianto e implorato il vostro terapeuta, non iniziate questo libro, semplicemente non lo capireste. E non si tratta di "razzismo emotivo", ma di semplice consapevolezza: le nostre cicatrici ci rendono diversi, non migliori, ma semplicemente altro. "Cento secondi in una vita" è una carezza, una storia che scorre come acqua in un fiume, come un fluido di coscienza che ti attraversa inseguendo la bellezza. La bellezza delle banalità, delle cose cose effimere, della serendipità, della vita che diviene essa stessa una piccola e splendida banalità. E io mi ci sono ritrovata in questa storia, in queste parole, in queste emozioni, e se in un libro ti ci ritrovi allora vince su tutto, anche sulle banalità. Non sarà certo il libro della vita, ma è uno di quelli che ti fa sentire meno solo nel caos, e io di caos me ne intendo parecchio.
"Io so camminare solo lì. In equilibrio tra le mie paure, i miei mostri e la bellezza che non smetto di cercare"
P.S Lo stile mi ha ricordato tantissimo Fabio Volo che ho letto molto da ragazzina e, per assurdo, mi piaceva anche! Se non ricordo male poi si scoprì che aveva una serie di Ghost Writer, magari Andrew Faber (autore che ho conosciuto tanti anni fa seguendo i suoi profili social in cui pubblica poesie e frammenti di pensieri) era uno di quelli e per questo motivo me lo ricorda tantissimo, boh, ipotesi randomica.
Ultimamente sto perdendo il vero senso della lettura. Mi manca un personaggio che arrivi dritto al cuore, che mi rimanga in testa poco prima di addormentarmi. E perché no, un personaggio che mi porti sino alle lacrime. Come in "Marina" di Carlos Ruiz Zafón. "Cento secondi di una vita" era anche partito bene. È la storia di un libraio, di una rinascita, della voglia di guardare finalmente in faccia le proprie paure. Mi ci sono piacevolmente ritrovato. Tutto questo fino all'incontro con Luisa. Da quel momento in poi, il disastro. Una valanga di luoghi comuni, dialoghi irritanti, personaggi talmente stereotipati da portarti alla nausea. Ah, l'abbiamo capito che Luisa ha delle belle gambe. Cosa serve ricordarcelo in continuazione? Aggiunge qualcosa in più al personaggio, alla trama? Risposta: non aggiunge proprio nulla! Pietà! Ovviamente ci sono delle cose positive. Il rapporto di Rebaf con la madre, l'importanza della scrittura e della poesia. Della musica cantautorale. È proprio vero: "Bene" è una delle canzoni più significative di De Gregori. E la conoscono in pochi. Ma nonostante i piccoli pregi, questi non sono bastati a fare di Rebaf e Luisa dei personaggi indimenticabili. Mi dispiace, perché quando arrivo a queste considerazioni sono io il primo a domandare a me stesso: ma sono io?
Si legge in un amen. Una storia d'amore e ansia con dentro tantissima poesia. Un libro semplice mi viene da dire che mi ha fatto ridere e sorridere molto. Poesia e musica sono tra i protagonisti insieme a libri e canapa. Da leggere, immagino, le poesie di Andrew Faber. Originale il nome del protagonista, il cognome dell'autore letto da destra a sinistra e mai citato per nome.
Banale, imbarazzante e odio il modo in cui rappresenta la psicoterapia. Per chiunque fosse interessato, nei primi capitoli la psicologa dice "ah, hai l'ansia? Chiuditi in una stanza buia e apprezza la tua ansia, abbracciati, coccolati" MA PER FAVORE, salvatevi e non leggere questo libro.