Due giornate in campagna, in giugno e settembre, separate l'una dall'altra da oltre vent'anni. Al centro della vicenda un'antica casa di famiglia, la "Cagnalupa", nella quale si consumano due brutali omicidi. Lo scenario è quello delle colline dell'Alta Langa piemontese fra Belbo e Bormida, una terra dura, aspra, selvatica. Farinetti torna così ai suoi luoghi d'origine e al noir più misterioso, favorito dall'atmosfera di straniante sospensione in cui l'estate immerge boschi, sentieri e corsi d'acqua. Lo sguardo del narratore si concentra sia sul ritmo della natura sia sulle minime occupazioni degli uomini e delle donne, e poco alla volta, con passo apparentemente torbido e in realtà implacabile, tesse una trama mozzafiato e riflette sui suoi temi preferiti: l'assenza, l'enigma che intreccia i rapporti umani, il rimpianto per la perduta innocenza.
Gianni Farinetti (Bra, 1953) ha esordito con Marsilio nel 1996 con il romanzo Un delitto fatto in casa (premio Grinzane Cavour autore esordiente 1997, premio Premier Roman di Chambéry 1997). Con Marsilio ha pubblicato anche L’isola che brucia (1997, premio Selezione Bancarella 1998), Lampi nella nebbia (2000), Regina di cuori e La verità del serpente (2011), Rebus di mezza estate (2013), Prima di morire (2014), Il segreto tra di noi (2016, premio Via Po 2009) e Il ballo degli amanti perduti (2016, premio Racalmare Leonardo Sciascia 2016, premio La Provincia in Giallo 2017, premio NebbiaGialla 2017). I suoi libri sono tradotti nei maggiori paesi europei. Vive fra Torino e le Langhe.
La “Cagnalupa” è la grande casa di famiglia dove i Dogliani da sempre passano il periodo estivo; si trova nell’Alta Langa, quella meno conosciuta, più misteriosa e selvaggia: boschi di castagni, cinghiali, falchi, al posto di vigneti e tartufi. Gianni Farinetti ci racconta la storia della famiglia Dogliani e lo fa attraverso due sole giornate: quella “nel giugno di ventitré anni prima” (al cui termine saranno commessi due brutali omicidi) e quella “nel settembre di ventitré anni dopo” (in cui i misteri saranno svelati). Un giallo d’atmosfera, che indaga nei meandri dei rapporti famigliari smascherandone le contraddizioni, meschinità, fragilità, menzogne.
“Ora, attendendo che passi il momento più strano del giorno – immediato dopopranzo, in giugno, in questa campagna così prossima a essere inospitale e invece consueta e benigna come una vecchia conoscenza – tutto si pietrifica nel gruppo sotto il ciliegio, salvo il rintocco della pendola dell’atrio e il suono di vecchio negozio prodotto dai cucchiaini contro la porcellana del servizio a fiori. Con l’ingannevole certezza che domani sarà di nuovo così, e così dopodomani e l’anno a venire. Per sempre”.
Ma niente è immobile, tutto muta, si trasforma, anche la “Cagnalupa”, la quale, sebbene non sia una fortezza inespugnabile dalle vicende della vita, rimane pur sempre un amorevole rifugio.
Una storia di famiglia intricata, dolorosa, con molti personaggi che gravitano attorno alla Cagnalupa, residenza estiva che ospita amici e parenti della Signora Costanza, al centro di tutta la scena. Perché è come se fosse una pièce teatrale con personaggi che entrano, escono, ritornano in altre forme. Personaggi poco approfonditi, proprio come a teatro, apparizioni, a volte solo oggetto di pochi dialoghi. Questo è un peccato in un libro che poteva essere monumentale per la ricchezza dell'intreccio, ma che ha perso l'occasione dietro d una scrittura con una patina d'antico, a tratti noiosa, non fosse altro per quei colpi di scena che sembrano sempre fuori tempo e luogo e che non bastano a tenere in piedi l'attenzione del lettore.
Un giallo con finale a sorpresa, più dei precedenti, questo ennesimo romanzo di Farinetti ambientato nelle langhe. Anche questa volta compaiono nel sottofondo a fare da ambientazione, personaggi già conosciuti. Il meccanismo narrativo con i suoi salti temporali è sempre il medesimo, lo stile dell'autore anche, ma questo non toglie piacere alla lettura. Di grande soddisfazione
Il romanzo è ambientato nella casa signorile la ''Cagnalupa'', nelle Langhe piemontesi, abitata dalla signora Costanza Dogliani, dalle sue dame di compagnia e da sua nipote Elisabetta . Nel giugno di vent'anni prima la quiete della ''Cagnalupa'' viene interrotta dal brutale omicidio di Costanza. Quando arrivano i primi soccorsi accanto al cadavere c'è Elisabetta con un coltello insanguinato in mano e sembra palese che sia stata lei ad uccidere sua nonna , anche se rimangono oscuri i motivi. La ragazza viene spedita in una clinica dal momento che è instabile e fa uso di droghe. Il caso sembrerebbe chiuso, ma vent'anni dopo Emanuele, grande amico di Elisabetta e nuovo proprietario della casa, riceve una visita inaspettata che porta con sè tutta la verità sull'omicidio di Costanza.
Il libro è stata una piacevole scoperta: la storia è ben scritta , scorrevole e ha il giusto tocco di mistero. Mi ha catturato sin dalle prime pagine e ho finito per divorarlo in pochi giorni, anzi se avesse avuto qualche pagina in più l'avrei letto più che volentieri. Inoltre ho molto apprezzato l'ambientazione nell'Alta Langa piemontese e l'atmosfera che crea si adatta alla perfezione con la storia creata dall'autore (anche lui piemontese). Un noir/giallo dove non ci sono nè detective, nè poliziotti ; ma il caso resta tutto in famiglia senza nessuno che si improvvisi il nuovo Sherlock Holmes e si conclude con un finale del tutto inaspettato . Un romanzo coinvolgente che ti porta a scoprire i segreti di una famiglia rispettabile, ben vista dalla società e che mi ha fatto conoscere un nuovo autore molto valido.