Moravia mette in campo una vera e propria macchina teatrale in cui Roma e il Tevere sono luoghi di incontro e di scontro tra borghesia e proletariato.
Ci sono bene o male alcuni dei temi più cari a Moravia, il quale attraverso il disgregarsi di due relazioni denuncia una società viziosa dalla cameriera alle signore dell’elité. Una serie di personaggi complessi e ben costruiti si alternano sulla scena in un climax che sfocia, a mio avviso, nell’amara consapevolezza della non possibilità di redenzione.
-fine tentativo linguaggio consono-
Prima recensione che faccio magari non ci ho capito nulla!! il personaggio di andreina incredibile, fortemente segnata da eventi di gioventù e piena di rabbia nel ritrovarsi in una condizione sociale secondo lei non adeguata alla sua persona si dedica nel mettere su un piano d’azione che sfocia però nel delirio; delirio di chi forse non ha mai fatto troppo i conti con se stessa e con i suoi demoni interiori.
Rimane forse l’unico personaggio che avrebbe potuto accogliere una redenzione e tendere verso il bene, probabilmente, però, solo in un universo in cui Pietro, innamorato di lei (realmente???), è un personaggio davvero buono e lei una ragazza disposta ad accogliere questa bontà e il suo amore. Forse, ahimè, le persone davvero buone non esistono o comunque son troppo poche e finiremo sempre e comunque per non ascoltarle. Fredda e calcolatrice manca di attenzione nel momento clou.
se ho commesso qualche errore nella scrittura mi scuso, ho la febbre!!!