Noi continuiamo a pensare la tecnica come uno strumento a nostra disposizione, mentre la tecnica è diventata l’ambiente che ci circonda e ci costituisce secondo quelle regole di razionalità che, misurandosi sui soli criteri della funzionalità e dell’efficienza, non esitano a subordinare le esigenze dell’uomo alle esigenze dell’apparato tecnico. Inconsapevoli, ci muoviamo ancora con i tratti tipici dell’uomo pre-tecnologico che agiva in vista di scopi iscritti in un orizzonte di senso, con un bagaglio di idee e un corredo di sentimenti in cui si riconosceva. Ma la tecnica non tende a uno scopo, non promuove un senso, non apre scenari di salvezza, non redime, non svela verità: la tecnica funziona. E poiché il suo funzionamento diventa planetario, questo libro si propone di rivedere i concetti di individuo, identità, libertà, salvezza, verità, senso, scopo, ma anche quelli di natura, etica, politica, religione, storia, di cui si nutriva l’età umanistica e che ora, nell’età della tecnica, dovranno essere riconsiderati, dismessi o rifondati alle radici.
Nato a Monza nel 1942, è stato dal 1976 professore incaricato di Antropologia Culturale e dal 1983 professore associato di Filosofia dellaStoria. Dal 1999 è professore ordinario all’università Ca Foscari diVenezia, titolare della cattedra di Filosofia della Storia. Dal 1985 è membroordinario dell’international Association for Analytical Psychology. Dopo aver compiuto studi di filosofia, di antropologia culturale e dipsicologia, ha tradotto e curato di Jaspers, di cui è stato allievo durante isuoi soggiorni in Germania: Sulla verità (raccolta antologica), La Scuola, Brescia, 1970. La fede filosofica, Marietti, Casale Monferrato, 1973. Filosofia, Mursia, Milano, 1972-1978, e Utet, Torino, 1978. di Heidegger ha tradotto e curato: Sull’essenza della verità, La Scuola, Brescia, 1973.
Libro pessimo, scritto da un luddista della mente umana. Galimberti, come un Cartesio moderno, è erroneamente convinto che lo spirito umano (e cos’è? Si tocca, esiste davvero?) si divida in due parti: l’umanità e la razionalità.
Approssimativamente parlando, tutto ciò che ha a che fare con la cultura e l’arte innalza l’umanità degli uomini, mentre tutto ciò che ha a che fare con la ragione, la logica e la scienza riguarda la tecnica, che impoverisce la psiche.
Io me li immagino i nostri proto antenati di 300.000 anni fa che vivevano felici e contenti, traboccanti di umanità e psiche, mentre si dedicavano alle pitture rupestri e a discettare su quale Dio della foresta gli avesse fatto catturare un grasso cervo. Poi un giorno un homo sapiens malvagio e moralmente deviato prese due pietre, le scheggiò tra loro e costruì un coltello in pietra levigata: ebbe inizio l’era della tecnica.
La tecnica favorisce la razionalità, caratteristica umana che a Galimberti sembra proprio non andare giù, sebbene grazie ad essa abbiamo tolto dalla povertà 4 miliardi di esseri umani sfruttando a partire dall’800 la tecnologia, fino al suo estremo.
Insomma, per l’autore sembra che razionalità e sentimenti siano due concetti opposti e dicotomici, con il primo che (non sia mai!) tende a prendere il sopravvento sul secondo a causa della tecnica. A mio modesto parere si tratta delle farneticazioni di un uomo molto anziano di spirito che non è mai riuscito ad adattarsi al mondo che cambiava intorno ad esso, a causa della tecnica. Quindi procede col demonizzarla.
Anche sul fronte economico Galimberti si dimostra abbastanza ignorante o quantomeno distorce la realtà per giustificare le sue tesi populiste. Prendiamo questo passo:
“Già Marx aveva descritto questa trasformazione dei mezzi in fini a proposito del denaro che, se come mezzo serve a produrre beni e a soddisfare bisogni, quando beni e bisogni sono mediati per intero dal denaro, allora diventa il fine, per raggiungere il quale, se necessario, si sacrifica anche la produzione dei beni e la soddisfazione dei bisogni”
Qui Galimberti dimostra di non avere la minima conoscenza della disciplina che studia la moneta, attribuendo a Marx (forse correttamente) una visione molto populista del rapporto uomo-denaro. Il denaro, per il Marx-Galimberti, “serve a produrre beni e a soddisfare bisogni.” Ciò non corrisponde alla realtà, in quanto il denaro nasce come strumento di intermediazione per massimizzare il grado di soddisfazione tra due o più individui che hanno già prodotto dei beni, vorrebbero effettuare degli scambi con le loro eccedenze, ma il semplice baratto risulta impraticabile. Ecco che interviene il denaro, strumento di mediazione la cui validità in teoria è garantita dalla fiducia che le parti provano nei confronti dell’emittente (solitamente gli Stati).
Ma Galimberti, accecato dalla sua ideologia, deve attaccare il denaro… dopotutto la moneta è un prodotto della tecnica, non è vero?
Un libro che tratta concetti di individuo, identità, libertà, salvezza, verità, senso, scopo, ma anche quelli di natura, etica, politica. Insomma, un libro piuttosto impegnativo
Scritto nel 2000 e destinato ad essere sempre più attuale in futuro quanto più la tecnica, “nata sotto il segno dell’anticipazione di cui Prometeo (colui che vede in anticipo”) è simbolo“, continuerà nel suo percorso di “sottrarre all’uomo ogni possibilità anticipatrice e, privandolo della sua previsionalità” lo renderà sempre più ““cieco” o “distratto” nel mondo da essa generato”. Uno dei più bei libri che abbia mai letto; mi ha aiutato a “partorire” alcune idee e pensieri che, in alcuni casi, probabilmente portavo con me allo stato embrionale di sensazioni e che non ero mai stato in grado di concettualizzare. Una guida che sicuramente mi accompagnerà anche in futuro. Grazie Umberto.