La famiglia investigativa più divertente del giallo italiano.
A Villa Roccaromana, una delle dimore marine più affascinanti di Posillipo, si festeggia il novantesimo compleanno della baronessa Elena De Flavis, la cui nobiltà d’animo è riconosciuta in tutta Napoli. L’ispettore Gianni Scapece, tra gli invitati insieme al commissario Carlo Improta, si gode la serata e la conoscenza di Naomi, incantevole nipote della padrona di casa. Tutto scorre con piacevolezza finché qualcuno decide di mettere in scena il finimondo: proprio quando un tenore attacca a cantare Nessun dorma, molti dei presenti iniziano a perdere i sensi, uno dopo l’altro. Nella gran confusione che segue, la baronessa scompare insieme al suo maggiordomo cingalese Kiribaba. Un rapimento? Un suicidio? Un tragico incidente? Il mistero prende una brutta piega quando Scapece e Improta incontrano i tre figli della baronessa, per nulla sconvolti dall’accaduto e interessati piuttosto alla spartizione dell’eredità. È l’inizio di una complicata indagine tra i rancori, le gelosie e le meschinità che a volte distruggono i legami familiari; ma per fortuna l’ispettore e il commissario saranno spalleggiati da un’altra famiglia, quella dei Vitiello e della trattoria Parthenope, fonte inesauribile di buonumore e di trovate geniali. In un susseguirsi di colpi di scena ed episodi esilaranti, Pino Imperatore ci conduce in una vicenda emblematica di ciò che può diventare la vita: una delizia, se trascorsa con chi amiamo e facendo del bene al prossimo, o un inferno, se ci lasciamo avvelenare dal denaro e dall’egoismo.
Nato a Milano nel 1961 da genitori emigranti napoletani e vive in Campania dall’infanzia. È autore di quattro romanzi, oltre che di opere teatrali e racconti. Ha vinto i maggiori premi italiani per la scrittura umoristica.
Ohmammini che sòla! Tanto mi era piaciuto il primo libro di Imperatore che ho letto, tanto NON mi è piaciuto questo. Trama banale (finale scontato, dai...) dialoghi atroci: tutti i personaggi, che siano investigatori laureati in legge, pescivendoli analfabeti, nobili o comuni mortali parlano tutti nel medesimo modo ampolloso e un po' ridicolo, del tutto inverosimile! Siparietti pseudo-comici inutili alla trama e neppure divertenti, numerosi – fin troppi – excursus simil storico-culturali prolissi e pedanti. Una stella è anche troppo. *** Oh my gosh, what a bummer! As much as I liked the first book Iread by Imperatore, as much I DIDN'T like this one. Banal plot (obvious ending, come on...) atrocious dialogues: all the characters, whether they are detectives with a law degrees, or illiterate fishmongers, nobles or common mortals, all of them speak in the same pompous and slightly ridiculous way, completely implausible! Pseudo-comic skits that are useless to the plot and not even funny, numerous - too many - quasi-historical-cultural digressions that are long-winded and pedantic. One star is even too much.
Pino Imperatore ormai è diventato una garanzia per me, un libro che non riuscivo a posare sul comodino. C'è il giallo, storia principale del libro, ci sono le gag comiche, e anche stavolta l'autore ci porta a conoscere luoghi di quella meravigliosa città che è Napoli, e dei suoi dintorni. Il modo migliore per finire le letture del 2019.
Un poliziesco, dove tutto non è come appare. A Posillipo la baronessa Elena De Flavis (amata da tutti, tranne che dai suoi figli) festeggia i 90 anni con un grande ricevimento. Tutto bene, a parte che, nel bel mezzo della festa, quasi tutti gli invitati perdono i sensi, mentre la baronessa e il fidato maggiordomo spariscono. Rapimento? Omicidio? Improbabile fuga d’amore? L’ispettore Gianni Scapece, presente alla festa, indaga su quella inspiegabile sparizione aiutato dalla famiglia Vitiello, titolare della trattoria Parthenope. I colpi di scena non mancano, le risate neanche. Il singolare gruppo di detective viene aiutato anche dal cane Rocco, molto bastardo e molto innamorato di una bella barboncina (i due alla fine convoleranno a nozze). Riuscire a far ridere, mentre si affrontano problemi anche molto seri, non è da tutti. Pino Imperatore è un altro autore che sarò costretta a seguire. (Viviana Giorgi per il blog di Babette Brown)
Pino Imperatore mi ha ispirato subito simpatia. Certo, c'è da dire che uno scrittore che fa dell'umorismo il suo cardine e che fallisca in questo fondamentale non varrebbe poi molto. Beh, partiamo dal presupposto che oggi non è poi così scontato che chi debba far ridere effettivamente ci riesca. Pino Imperatore ha tuttavia qualcosa in più: quella napoletanità genuina che dalla sua penna emerge in maniera evidentissima. Umorismo colorito, vivacità, amore viscerale verso la propria terra e l'autoironia necessaria per ridere degli stereotipi che a Napoli vengono affibiati ogni giorno. Da napoletano l'ho apprezzato molto. La storia di base, che alla fine è un giallo piuttosto ordinario, si colora di personaggi super-simpatici, divertenti, che si rendono protagonisti di siparietti divertentissimi, che servono a stemperare il clima di tensione che un giallo necessita per chiamarsi tale. Faremo la conoscenza del nostro protagonista, l'ispettore Scapece: poliziotto Dongiovanni che le stende tutte con la sua avvenenza e intelligenza; del commissario Improta che col suo ispettore crea una coppia riuscitissima; della variegata famiglia Vitiello, proprietaria della trattoria Parthenope in cui Scapece ama trattenersi per un lauto pasto ma anche per godersi con la bella figlia di uno dei proprietari. Una famiglia variegata ed esilarante (soprattutto nonno Ciccio e il cane: Zorro) che darà il suo ufficioso contributo alle indagini di Scapece, che in “Con tanto affetto ti ammazzerò” si concentrano sulla scomparsa di una nobile napoletana.
La storia ha inizio durante i festeggiamenti del novantesimo compleanno della baronessa Elena De Flavis, in villa Roccaromana a Posillipo. Nel bel mezzo della festa tutti sembrano diventare preda di malori e svenimenti. Nel caos che ne consegue, la baronessa e il suo maggiordomo spariscono misteriosamente. Scapece e Improta, presenti alla festa come semplici ospiti, si troveranno anche in quel caso a vestire i panni dei poliziotti, per scoprire che fine ha fatto la De Flavis. Tra momenti di pura investigazione e scene scritte appositamente per stemperare e divertire il lettore, saremo spettatori della risoluzione di un caso che alla fine ci porrà di fronte a un vero dilemma morale, spingendoci a interrogarci su cosa è giusto e cosa non lo è, così come lo faranno i nostri protagonisti.
"Io ho quasi sempre vissuto qui, fin dalla nascita. Questa residenza è stata la mia culla e il mio fortino; mi ha protetta, mi ha allietata, mi ha tenuto al riparo dalle tempeste della vita. Ora però è venuto il momento di tirare i remi in barca; gli anni dell'ardore sono lontani. È cosa saggia riposarsi, quando la debolezza si fa onerosa e i ricordi sono fuor di misura. Essere vecchi è un brutto mestiere."
Leggere Pino Imperatore è come immergersi in una girandola scoppiettante di colori e sapori, tutti rigorosamente mediterranei. La scrittura vivace e la battuta sempre pronta regalano esilaranti momenti di puro divertimento. Con enorme piacere ritroviamo il bell’ ispettore Giovanni Scapece (già incontrato in “Aglio, olio e assassino”) stavolta impegnato nell'indagine per scoprire chi ha ucciso la baronessa De Flaviis, novantenne benefattrice molto in vista a Napoli e dintorni, trovata misteriosamente morta dopo una elegante serata di gala in onore proprio del suo novantesimo compleanno. Quando sulle note di “nessun dorma” quasi tutti gli ospiti crollano misteriosamente addormentati, la baronessa sparisce insieme al suo fidato maggiordomo Kiribaba, per essere rinvenuta ormai cadavere ,solo pochi giorni dopo. Il fascinoso Scapece dovrà rintracciare il colpevole e lo farà scandagliando a fondo il tessuto familiare della vittima, immergendosi ahimè nella cattiveria, nell'avarizia e nella anaffettivita' dei diretti eredi della donna: i tre figli sciamannati Emilia, Roberto e Simone. Lo fa con la immancabile compagnia della famiglia Vitiello, a cui è affidata da diverse generazioni la gestione della famosa trattoria Partenope, teatro di piatti deliziosi che onorano la tradizione culinaria napoletana e anche di riunioni non convenzionali in cui si discute (con il beneplacito del buon Carlo Improta, capo di Scapece), dei casi su cui il poliziotto indaga. Con dovizia di particolari, Imperatore ci accompagna tra i vicoli di Napoli raccontandoci delle sue bellezze e aggiungendo al piacere della narrazione anche numerose piccole perle di cultura, raccontando di volta in volta le antiche leggende legate ai luoghi che ci consente di visitare grazie alle indagini di Scapece e compagnia bella. L'evoluzione del racconto è ricco di sorprese e colpi di scena, diciamo che gli elementi"gialli" sono appena accennati ma la componente divertente è davvero alle stelle! Mi piace molto leggere questo autore che con garbo e simpatia sa costruire trame avvincenti e divertenti! Promosso a pieni voti e super consigliato!
Ancora una volta Pino Imperatore regala a noi lettori un giallo condito con tutti gli ingredienti e i sapori necessari a renderlo effettivamente tale. Nonostante non sia solita fare confronti con i precedenti lavori, è però palese come questo nuovo romanzo sia ad un gradino superiore rispetto ad Aglio, olio e assassino in termini di strutturazione della storia stessa. L'autore, infatti, ha cercato di dosare una serie di elementi essenziali ma soprattutto necessari.
Con “Aglio, olio e assassino” Pino Imperatore mi ha regalato momenti di puro relax e divertimento ed, il paragone con “Con tanto affetto ti ammazzerò” è inevitabile. Se l’autore, nel primo libro, ha dato molto spazio al cibo e a gag esilaranti, in questo, il vertice è tutto nell’indagine: è come se avesse accantonato parzialmente la parte divertente per concentrarsi sull’evoluzione del caso. Durante la lettura si vive in due esistenze parallele: quella attuale in cui la baronessa scompare in circostanze misteriose, il ritrovamento del suo cadavere, le indagini del caso e quella passata, legata alla vita di Elena De Flavis, alle sue tribolazioni. Una storia dove la componente psicologica ed umana è fortissima, i personaggi rappresentano perfettamente la nostra società, spaccata in due fazioni rappresentate una dalla bontà, dall’altruismo e dalla sensibilità e l’altra dalla cattiveria, l’egoismo, gelosia, meschinità ed il legame con il soldo. Un libro ben scritto, dalle tinte giallo intenso, che non manca di quell’umorismo tipico dello stile dell’autore partenopeo, se pur nato in quel di Milano. Bella la scrittura di Imperatore, semplice e vivace, che disegna in maniera attenta e scrupolosa il personaggio protagonista, Elena De Flavis, una donna “affascinante e indomabile”, dotata di una forza d’animo straordinaria. Bella l’idea dell’autore di affidare alle pagine di un diario la ricostruzione della vita della baronessa, pagine che aprono un devastante vaso di Pandora. Frasi scritte fittamente, attraverso le quali Imperatore consegna al lettore uno spaccato della sua Napoli. Ovviamente la vena ironica non manca grazie ai personaggi fissi come l’ispettore Scapece, il commissario Improta e tutto l’entourage della trattoria Parthenope. Imperatore sa sapientemente dosare i momenti di serietà e quelli di ironia mantenendo tutto in perfetto equilibrio. Pino Imperatore, alterna momenti di serietà, a momenti di allegria e divertimento in un perfetto equilibrio che non stona mai. Arricchire il libro con miti, leggende e avvenimenti storici, spezza quella routine investigativa e rende tutto più fluido. Una vicenda forte, quella narrata, un racconto di odio, gelosie, meschinità, dove il legame con il soldo e l’egoismo emerge prepotentemente: una negatività stemperata dal potente umorismo di Imperatore, capace anche questa volta di dar vita a un libro dove i fatti, le emozioni e il sorriso riescono a trovare un perfetto equilibrio. Quello che emerge è come l’animo umano posso essere contrassegnato da mille sfaccettature, e come l’aspetto più cupo e gretto emerga nella situazioni in modi spesso inopportuni. Una lettura coinvolgente non solo dal punto di vista psicologico, ma anche per la brillante evoluzione del caso che appare non banale, ben strutturato e con colpi di scena per nulla scontati. Giallo frizzante, divertente, non vi è mai quella sensazione di tristezza, di cupidigia, che potrebbe far adombrare il lettore. Consigliato a quanti hanno già avuto modo di "degustare" il primo libro della serie ideata da Pino Imperatore, ma anche a coloro che non lo conoscono e hanno voglia di trascorrere qualche ora in compagnia di un giallo estremamente inusuale sullo sfondo di una delle città più belle e allegre del nostro Paese.
Mi piace moltissimo Pino Imperatore, ho letto diversi romanzi e ho adorato il suo modo di scrivere, le sue gag, i suoi personaggi. E lo stesso per quanto riguarda Gianni Scapece. Avevo letto tempo fa la sua prima avventura, Aglio olio e assassino, e mi ero divertita tantissimo! Avevo riso insieme a lui, alla famiglia Vitiello, al commissario Improta. E speravo di trovare le stesse atmosfere anche nel caso di questo secondo romanzo. In realtà, l'ho trovato un tantino più spento rispetto al primo, o forse sono io che mi aspettavo di più. Quando lessi il primo, ovviamente, non avevo nessuna aspettativa e quindi tutto fu una bellissima sorpresa. In questo caso, al contrario, le aspettative erano altissime e per forza di cose sono state un pochino deluse. In realtà, c'è tutto il Pino Imperatore che conosciamo, ritroviamo i personaggi che tanti mi avevano fatto divertire nel primo episodio, la famiglia Vitiello in primis, compresi il nonno, Braciola e i figli Diego e Isabella (che in realtà è la parte "seria" della famiglia). L'indagine, questa volta, riguarda la dolcissima baronessa Elena De Flavis che, durante la festa del suo compleanno scompare misteriosamente. Non vi nascondo che avevo intuito il finale a poche pagine dalla scomparsa della baronessa, ma in questo caso quello che conta non è l'indagine, ma lo squallore della famiglia della baronessa, come ci viene mostrata dall'autore. Qui troviamo tutto ciò che non vorremmo da un figlio, cattiveria, arrivismo, ingordigia, cupidigia, mentre solo la nipote di Elena, Naomi, incarna il sentimento di affetto che l'anziana merita. Questo mi ha messo molta tristezza e mi ha anche indotto a riflettere su come, nonostante a volte si dia tutto ai propri figli, forse anche troppo, non sempre loro mostrano riconoscenza dei confronti dei propri genitori. Altro valore aggiunto del romanzo di Imperatore, oltre all'atmosfera allegra si ma sempre un po' malinconica, è la grande cultura di cui fa sfoggio l'autore. Ogni romanzo è un pretesto per raccontare di Napoli, dei suoi monumenti, dei suoi paesaggi della sua storia. Ho apprezzato moltissimo questo romanzo, un po' meno del precedente questo si, ma sicuramente è un romanzo di alto livello, una lettura veloce e simpatica ma che nasconde dietro le risate tanto su cui riflettere
La baronessa Elena De Flavis il giorno della festa del suo novantesimo compleanno scompare misteriosamente con il suo maggiordomo, ma quasi tutti gli invitati non ricordano cosa sia successo perché sono svenuti, sicuramente narcotizzati con qualcosa messo nel cibo o nelle bevande. Già durante la scomparsa della baronessa e successivamente al momento del ritrovo del suo cadavere i figli non mostrano alcun dolore, sono in contrasto tra loro e non erano in buoni rapporti neanche con la madre, che loro hanno sempre usato come un bancomat, tutti gli è dovuto, vivono di rendita senza aver mai lavorato nella loro vita. L'ispettore Gianni Scapece e il Commissario Carlo Improta erano presenti alla festa e lo stesso commissario si è ritrovato privo di sensi, entrambi devono indagare e l'ispettore chiede aiuto alla famiglia Vitiello proprietari della trattoria Parthenope, dove nonno Ciccio e il figlio seguono Scapece durante le sue visite ai tre figli della baronessa, per ascoltare e per vedere con i propri occhi qualsiasi cosa che possa essere utile per trovare il colpevole. Avevo letto un libro di Pino Imperatore e già mi aveva colpito il suo modo di scrivere e la sua ironia, non conoscevo questi personaggi che sin dalle prime pagine diventano davvero familiari, che strappano risate anche se di fronte ad un',indagine poliziesca. Ultimamente sono sempre più frequenti i libri che leggo dove il giallo si interseca all'umorismo, i personaggi sono atipici, le situazioni paradossali eppure di sicuro più ovvie e normali di quelle che si possono ritrovare nel classici gialli o thriller. Anche in questo caso posso sottolineare questo scrittore e mi propongo di leggere altri suoi libri nell'anno nuovo. Leggere indagando e quindi ritrovarsi a proprio agio con un genere letterario che prediligo ma poter anche ridere e trovare personaggi "confortevoli", come se fossero miei amici, di sicuro è ciò che sto sempre di più apprezzando.
https://labibliotecadellibraio.blogsp... Letto e recensito da Iaia L'ispettore Gianni Scapece, con il suo capo, il Commissario Carlo Improta, l'agente Cafiero e non per ultima la famiglia Vitiello che gestisce la trattoria di fronte al commissariato a Mergellina, deve risolvere un caso molto complicato. La baronessa De Flavis è emersa dalle acque in condizioni non facili per il riconoscimento. Ma ciò viene fatto da uno dei figli. Dopo l'autopsia, si fa il funerale e viene aperto il testamento che porterà subbuglio tra i 3 figli della baronessa e che sveleranno quanto i rapporti familiari siano profondamente disgustosi.
Come il precedente libro dell'autore questo "giallo" è stato affascinante e divertente. Lo scrittore, infatti, ha un modo di narrare che conquista tutta la mia attenzione, sia per l'argomento sia per la sua ironia divertente, sagace, con risvolti profondi sul comportamento umano e senza cadere nell'horror. Pino Imperatore mette in risalto le peculiarità di tutti i personaggi ed evidenzia l'umanità, la saggezza e l'esperienza che rendono il tutto molto realistico con momenti di superstizione che non fanno altro che aggiungere quel pizzico di magia così che la storia sia credibile anche ai più diffidenti. Ho scoperto questo autore da poco e mi auguro di poter leggere ancora i suoi "gialli" così particolari.
Della stessa serie L'ispettore Gianni Scapece ho letto:
Con tanto affetto ti ammazzerò è il secondo libro che ha come protagonisti l’ispettore Gianni Scapece e la famiglia Vitiello della trattoria Parthenope. Durante la festa di compleanno della Baronessa De Flavis succede un fatto molto strano: quasi tutti gli invitati svengono e la Baronessa viene rapita assieme al suo maggiordomo. L’ispettore Scapece inizia da qui la sua nuova indagine, che ci porterà a scoprire la verità.
Mi era piaciuto molto il primo libro di questa serie, quindi non ho avuto alcun dubbio ad iniziare questo secondo libro una volta avuta l’occasione. Ho amato lo stile di Pino Imperatore, che è pregno della sua ‘napoletanità’. Con questo voglio dire che ha uno stile fresco, semplice e ironico che rende la lettura una vera e propria goduria. Un altro aspetto che ho molto amato sono i personaggi: sono tutti ben caratterizzati, a tal punto che in base a come parlano capisci chi è colui che sta parlando. Non sempre gli autori riescono a farci conoscere bene i personaggi, a tal punto da poterli riconoscere in modo così semplice. Quindi credo che in questo l’autore sia stato molto bravo!!! Inoltre credo sia stato in grado di creare dei personaggi molto realistici, facilmente rappresentabili nella mente del lettore. Li ho amati anche per questo, sono riuscita ad immaginarli nella mia mente come se fossero delle persone realmente esistite. Li ho trovati tutti molto simpatici, soprattutto Scapece e il nonno Vitiello. In particolare ho apprezzato Scapece perché è insolito come ispettore, non è il tipico saccente che sa tutto e non vuole l’aiuto di nessuno. Gianni Scapece è invece un uomo che dimostra passione per il proprio lavoro, disposto a tutto pur di risolvere il mistero, che ama la buona cucina e si fa aiutare dalle persone comuni. È proprio per questo che instaura un rapporto particolare con la famiglia Vitiello, che sono dei veri e propri protagonisti nella storia e nell’indagine della polizia. Anche qui abbiamo dei personaggi super simpatici, che ci fanno sentire a casa anche solo leggendo come si comportano con gli altri. Per quanto riguarda la parte del mistero posso dire che era facilmente intuibile, tanto che avevo pensato potesse andare in quel modo già dall’inizio. Quello che però mi è piaciuto è il modo in cui l’autore ci fa vivere le indagini. Non le fa sembrare qualcosa di noioso o di tecnico, ma ce le fa vivere in modo divertente rendendoci spettatori e protagonisti allo stesso tempo. In conclusione posso dire che Pino Imperatore con questo secondo libro riconferma la mia opinione su di lui. Ho adorato Gianni Scapece e tutta la trattoria Parthenope, non vedo l’ora di ritrovarli di nuovo!
Pino Imperatore è divertente da leggere, scrive bene e a volte senti che nelle sue corde c'è non so se il bisogno o la propensione ad affrontare anche temi "importanti". Cosa che, sanno bene i grandi lettori, è possibile fare a prescindere dal genere letterario col quale ci si cimenta. A mio avviso, Imperatore potrebbe rischiare qualcosa in più e regalarci quel salto in avanti che potrebbe far dimenticare alcune piccole pecche, quali i colpi di scena non proprio sconvolgenti, o quell'insistere sulla parte bella di Napoli (città che conosco bene, ho frequentato molto, apprezzo tanto) che a volte rende il libro una sorta di racconto dei Cesaroni in salsa partenopea. A questo proposito, sono convinto che gli scritti di Imperatore sarebbero perfetti per una serie televisiva: speriamo che qualcuno decida di provare a trasportarli sul piccolo schermo.
Torna Scapece e l'intera squadra della trattoria Partenope che, questa volta, dovranno investigare su una sparizione davvero misteriosa che si verifica proprio durante la festa di compleanno della scomparsa, in una dimora storica di Posillipo, alla presenza di Scapece e del commissario Improta. La narrazione è inframezzata dai diari della baronessa scomparsa negli anni della sua giovinezza, che ricostruiscono la sua vita di sposa e madre. Un romanzo ironico, divertente, che ci conduce tra Napoli e Capri, attraverso le loro vie, le bellezze del territorio e aneddoti storici. Non è solo un giallo, ma è un romanzo a tutto tondo. Si legge velocemente, proprio per la grande capacità dello scrittore di coinvolgere il lettore con le sue grandi capacità narrative. Spero che l'autore decida di realizzare un terzo volume della serie!
Umorismo? Simpatia? Si ma solo quella. Buonismo mieloso a oltranza. Tutto impegnato a spiegarci la vita, le basi della bontà, generosità e cattiveria. Al cospetto un libretto di catechismo per prima comunione è più complesso. I personaggi sono piatti: o buonissimi o cattivissimi. Una contessa buona, buonissima quasi santa con tre improbabili figli uno peggio dell’altro; stereotipi dei personaggi più abbietti. Ok Non è sempre colpa dei genitori… Ma tre su tre? Il Plot è facile facile e te lo spiega pure nei punti meno ovvi. Inoltre è in secondo e forse anche terzo piano rispetto ai veri scopi del libro: 1) Insegnarci a essere pieni di buone intenzioni e di pensieri mielosi e 2) il libro è praticamente un bigino della Proloco di Napoli e della Campania.
3/4 stelle Romanzo godibile, carino e molto scorrevole. La trama mi è piaciuta, ma nulla di esaltante. Si tratta di un giallo con spezzoni tendenti al comico, il che mi ha ricordato molto alcune serie tv rai. Non è il tipico giallo all'inglese, tanto meno il poliziesco alla Montalbano, tuttavia è un libro leggero che porta anche un certo messaggio. Però ammetto che personalmente preferisco i gialli con meno scene comiche se così le vogliamo chiamare, più concentrati sul caso da risolvere che sul protagonista e la squadra di non-poliziotti che gira attorno.
Avete presente la tipica successione poliziesca delitto-indagini-ricerca del colpevole-ricerca del movente? Questo giallo spariglia le carte in una trama sorprendente fino all'ultima pagina. E anche la verve comica dei personaggi e dei loro dialoghi contribuisce a renderlo un libro piacevole anomalo.
Una bella storia, letta magistralmente da Dario Agrillo. Troppe digressioni storiche e di costume, insieme a riempitivi coinvolgenti vari personaggi, hanno purtroppo spezzato ritmo e suspense, ma si ascolta comunque piacevolmente fino alla fine. Su un supporto cartaceo si sarebbe rischiato un saltacapitolo continuo, pur di arrivare dritti alla soluzione.
ho deciso di leggere questo libro sotto consiglio del mio ragazzo che me lo descriveva con un finale che ti sconvolgerà. si mi ha stupito, davvero tanto, il finale effettivamente non era ciò che mi aspettavo. la scrittura davvero scorrevole, simpatico al punto giusto e un mistero che ti stupirà; questo libro è per me un bel 5/5⭐️.
Secondo libro di una serie che si conferma molto piacevole e decisamente godibile. Un giallo napoletano, una storia piuttosto complessa che riserva sorprese dall’inizio alla fine e che metterà decisamente alla prova i vari “investigatori” anche sul modo di sciogliere il mistero. Spero di leggere altri libri di questa serie.
Quella che all’apparenza poteva sembrare una lettura leggera, si è invece rivelata una stimolante riflessione di quello che siamo, di quello che facciamo e di come decidiamo di apprezzare (oppure no) il grande dono che è la vita. Bravo l’autore!
Per quanto la storia possa essere simpatica e ben scritta, ci si trova di fronte, purtroppo, ad uno svolgimento della trama totalmente irreale, con l’aggiunta di un concentrato di stereotipi sulla napoletanità. Molto meglio un film di Totò
Proprio bruttino. Per costruire trame poliziesche che abbiano un struttura anche comica e creino un gruppo di personaggi interessante ci vuole molta più perizia. Peccato