In questo libro si raccontano le storie di uomini e donne di grande talento: alcuni molto famosi, altri ingiustamente dimenticati e talvolta incompresi, che trovano qui un meritato risarcimento. Tutti loro sono i “corpi speciali”. Quali sono le persone straordinarie che hai incontrato nella tua vita? E quali altre avresti dato tutto per conoscere? In una galleria di personaggi memorabili, Francesca d’Aloja alterna ritratti dal vivo e ricostruzioni narrative appassionate. Da una parte abbiamo i volti raccontati attingendo a incontri, ricordi e aneddoti privati: da Vittorio Gassman all’amato suocero Dino Risi, da Laura Antonelli a Ray Charles, dalla timida figlia di Albert Camus, Catherine, a Franca Valeri, da Edith Bruck a Luciana Castellina e Claudio Caligari, il regista di film “maledetti”. Ma il viaggio prosegue seguendo le piste di personaggi che sono tutti al limite della leggenda. Veniamo condotti in giro per il mondo, dalle montagne del Tibet, insieme al primo uomo occidentale diventato Lama, ai ghiacci dell’Antartide, dai palchi dove si esibisce la sfortunata e bellissima ballerina Lucia Joyce, figlia di James, alle arene dove volteggia il più grande torero vivente. Grandi verità inascoltate e bugie clamorose riprendono vita intorno alla testimonianza dei lager nazisti. Fino ad approdare alle palestre della Romania di Ceausescu, dove qualcuno nota una bambina che sta per diventare la prima stella della ginnastica mondiale: Nadia Comaneci. Con entusiasmo, pietà, divertimento e commozione, l’autrice, avendo per compagni d’avventura i propri miti, entra nelle esistenze di artisti, esploratori, donne di mondo e scrittori vagabondi segnati dalla stessa smania di vivere. Una galleria di vite “maiuscole” che stimolano la fantasia del lettore come personaggi di un grande romanzo.
Francesca d’Aloja è nata e vive a Roma. Attrice e regista, ha debuttato nella narrativa nel 2007 con il romanzo Il sogno cattivo, seguito da Anima viva nel 2015, entrambi pubblicati da Mondadori. Cuore, sopporta è il suo terzo romanzo.
Non è un saggio e non è un romanzo, è il viaggio di Chicca nei viaggi altrui, sono i percorsi di alcuni fra quelli che hanno attraversato la sua strada, popolato la sua vita, o acceso la sua curiosità. I ritratti sono sempre a due facce, c’è il personaggio e c’è l’autrice, le vicende dell’uno che si incontrano e intrecciano con quelle dell’altra. Entrando nei vari ritratti si entra anche nella vita di Chicca. La narrazione è appassionata e fluida, ricca di umanità. Si entra nel salotto ad ascoltare, comodamente seduti, laddove si sarebbe dovuti stare dietro la tenda a sbirciare. Ogni storia è unica e particolare, per un motivo o per l’altro. I corpi speciali sono davvero speciali e la scelta del rinoceronte in copertina, lo si scopre dal titolo nel penultimo racconto, un omaggio a un grande regista, che non conoscevo. Di cose che non conoscevo ne ho trovate in ogni corpo speciale, in alcuni in misura maggiore in altri in misura minore. C’è un grande coinvolgimento dell’autrice e allo stesso tempo la distanza necessaria per raccontare bene ogni aspetto delle varie vite. Mi è piaciuto molto lo stile, schietto, sincero, appassionato, caratteristiche che in Francesca d’Aloja ritrovo ormai a ogni lettura. Rispetto ai due precedenti suoi lavori che ho letto, Anima viva e Cuore sopporta, qui l’ho trovata più padrona dei mezzi espressivi, non so se per la giusta distanza posta tra sé e l’argomento narrato o per l’argomento stesso. Sia come sia, sono riuscita ad appassionarmi e perfino identificarmi in situazioni lontanissime dal mio vissuto e dalla mia esperienza. L’opera permette di conoscere meglio i corpi speciali raccontati ma anche il corpo speciale che li ha raccontati.
Sono delusa e arrabbiata. A Francesca D'Aloja appartiene uno dei libri a cui ho dato 5 stelle ("Il sogno cattivo"), quindi questo libro per me è una grande batosta. Ho scoperto un'autrice specista e narcisista. Uno dei primi ritratti è di un torero, la cui pratica l'autrice difende a spada tratta. Non mi piacciono le corride, e quindi avrei preferito che raccontasse la storia in modo più oggettivo. Ecco: l'oggettività non è affatto una caratteristica di questa autrice. Andando avanti ho trovato che in realtà la vera protagonista delle storie era l'autrice stessa, che spesso racconta di persone per raccontare di sé. In generale avrei dato a questo libro forse 2,5 stelle, ma per seguire quello che dice proprio Francesca D'Aloja, alcune volte l'arte deve farsi da parte, e io non posso dare più di una stella ad un libro che difende le corride.
alcune storie solo interessanti ma per la maggior parte mi è sembrato troppo autoreferenziale, come se l'autrice volesse esaltare se stessa attraverso le storie di personaggi famosi.