Londra, 1870. La capitale inglese ribolle di scontento e sedizione. Sono passati trentatré anni da quando Victoria è salita al trono, nel tripudio popolare, il 20 giugno 1837: una diciottenne non bella, così piccola e rotondetta, gli occhi blu un po' sporgenti, ma vivace, intelligente e con modi accattivanti. E soprattutto, un temperamento volitivo. Le doti che, insieme al sostegno dell'adorato marito Albert, ne hanno fatto a lungo una sovrana ammirata. Chi la riconoscerebbe oggi nella tozza dama infagottata negli abiti neri del lutto, che dalla morte di Albert vive ritirata sull'isola di Wight o in Scozia, e si rifiuta ostinatamente di mostrarsi al suo popolo e di presenziare alle cerimonie nella capitale? Così, mentre il figlio ed erede Bertie consuma le notti al tavolo del baccarat o nel letto della demi-mondaine di turno, il prestigio della Corona affonda e il trono vacilla sotto i colpi dei repubblicani. Sarà questo l'epilogo di un regno iniziato magnificamente?
Ha esordito nel mondo giornalistico come redattore sindacale del settimanale Mondo Nuovo; tra il 1976 e il 1978 ha commentato prima la cronaca romana e poi la politica interna su l'Unità, in seguito è stato per soli nove mesi da febbraio a ottobre 1989 condirettore del quotidiano romano Paese Sera. Con Giorgio Rossi, ha scritto il suo primo libro: La ragazza dei passi perduti, nel 1986. Nel 1989 ha lasciato la carta stampata per dedicarsi alla televisione: entrato in Rai, si è occupato di politica estera, poi è inviato e, quindi, corrispondente fisso del Tg1 nei paesi mediorientali, con base al Cairo ed a Gerusalemme. È inviato in Afghanistan, sui carri armati sovietici, che si ritirano sotto l'offensiva dei mujaheddin. Poi a Baghdad, nell'autunno del 1990. Quando è scoppiata la prima guerra del Golfo, si è trovato a Gerusalemme e ha raccontato la caduta degli Scud su Israele. Nel 1993 è trasferito a capo dell'ufficio di corrispondenza Rai di Mosca, sotto la presidenza di Boris El'cin. Ha intervistato Michail Gorbačëv, è si è recato a Groznyj, capitale della Cecenia. Nel 1997 è spostato a Londra, occupando lo stesso incarico per la Rai, ma per la capitale britannica. Dopo nove anni nel Regno Unito, nel marzo 2006 è stato posto a capo della Rai di Parigi. È ritornato in Italia nel novembre 2006: è arrivato il momento in cui ha incominciato a dedicarsi alla radio. È stato, infatti, nominato direttore del Giornale Radio Rai (GRR) e di Rai Radio Uno, incarichi che ha mantenuto sino ad agosto 2009. Nel Settembre 2010 ritorna nella sede di corrispondenza britannica della Rai a seguito del reintegro da Parte del Giudice del lavoro.
Cassandra Gold - per RFS . Care Fenici ben trovate, quest’oggi parleremo di un romanzo storico molto particolare che racchiude nelle sue pagine un significativo spaccato della Londra del 1800, con le sue contraddizioni e le sue problematiche; un’epoca che ha conosciuto una grande donna che, combattendo strenuamente per se stessa, la sua famiglia e il suo paese, ha conquistato lo status d’Imperatrice: la Regina Victoria.
Guidata da saldi mentori e sostenuta da un principe consorte lungimirante, Victoria ha conquistato sin dal principio le masse, non per la sua grande beltà o il suo fascino ma per la sua sagacia, la sua intelligenza e la sua grande energia. Il suo matrimonio, fonte di ispirazione per il popolo, è sempre stato la base della sua felicità e del suo potere. Dopo la precoce morte del suo adorato marito, Victoria si rinchiude in se stessa e si isola dal mondo. Il paese, così, diviene preda dei politicanti mentre Bertie, il suo primogenito ed erede al trono, si dà alla vita dissoluta, denigrando se stesso, il paese e la corona. Ma la regina è una donna forte e, nonostante tutto, ne esce sempre a testa alta.
Un libro molto significativo, in grado di mettere in risalto l’umanità della casa reale che, nel dolore e nella gioia, ha sempre cercato di guidare il paese con mano ferma e lungimiranza.
Rispetto a molti romanzi storici, questo manoscritto mi ha intrigato sicuramente per il punto di vista originale dal quale parte per narrare gli eventi. Apparentemente, sembra più una biografia del principe ereditario che della Regina Victoria. Le due personalità s’intrecciano e si confondono in una cacofonia di eventi, descritti con scene pittoresche di grande impatto. La dissoluzione del periodo storico e le tematiche sociali e culturali vengono riportate con chiarezza e drammaticità, in contrasto ai fasti e all’opulenza delle caste nobiliari. Un romanzo forte ma ironico, che sa comunicare nel profondo il messaggio dell’autore: Victoria è sì una regina, ma prima di tutto è una donna.
Così, come donna vive e s’innamora, piange e ride, vive i suoi lutti e gioisce nel dimenarsi in danze sfrenate e liberatorie. Come essere umano ha simpatie e dà favori, pone il broncio e si lamenta. Ma come regina e poi come imperatrice guida le masse, innamorate della sua saggia guida.
Consigliato per un pubblico dai sedici anni in su.
Siamo alla fine del XIX secolo, Victoria è sul trono da quasi 40 anni. L’amore della sua vita, il principe Albert, è morto un decennio addietro e la sovrana, ancora in lutto, vive reclusa tra l’isola di Wight, Windsor e Balmoral. Ovunque, insomma, tranne che a Londra. L’affetto dei suoi sudditi e la loro comprensione verso il suo lutto negli anni sono sciamati: la fame e la crisi hanno fatto da carburante ai focolai di malcontento tra le fasce più povere della popolazione, rinvigoriti dalle parole e dalle azioni sottobanco dei repubblicani. Il Primo Ministro, Gladstone, i suoi consiglieri e le sue stesse figlie premono affinché Victoria si faccia viva a Londra, dove la sovrana regnante dovrebbe stare. Contro ogni buonsenso, però, la regina, testarda e caparbia, continua a tenersene lontana, preferendo la quiete selvaggia delle highlands scozzesi al fumo claustrofobico di Londra.
In questo clima di estrema tensione, il primogenito di Victoria e futuro re, Bertie, continua a condurre la sua vita dissoluta, sperperando il denaro pubblico al gioco, per finanziare le sue amanti o i suoi continui viaggi, diviso tra i piaceri dei boudoir parigini e i salotti delle nobildonne inglesi. I suoi debiti vanno a gravare sulla situazione già drastica delle casse statali, rimpinguate da tasse sempre più onerose che i sudditi, ridotti alla miseria come denunciato nei romanzi di Dickens, non sono più in grado di pagare.
Ciò che mi ha impressionata di questo romanzo è il numero dei personaggi storici tirati in ballo e coinvolti nelle vicende che accompagnano il lettore negli anni cruciali e centrali del regno vittoriano. Si tratta, come l’autore stesso precisa all’inizio, di personaggi realmente esistiti su cui lui ha cucito situazioni e dialoghi verosimili, basandosi su fatti storici documentati. Nondimeno, non si può fare a meno di ammirare la maestria con cui essi sono stati collocati all’interno della narrazione, a come sono stati fatti interagire tra loro, nonché la verosomiglianza e la caratterizzazione a tutto tondo di ciascuno.
4 stelle anziché 5 perché non mi ha convinta del tutto la protagonista indiscussa del romanzo, Victoria. Troppo spigolosa, superficiale, a volte inconcludente, a differenza di Bertie e di sua moglie Alix i quali sono, a mio avviso, insieme al primo ministro Disraeli i più riusciti.
Quanto mi era mancata la corte della mia amata Victoria! Finalmente, dopo qualche tempo, sono tornata a vivere per un po' in una delle epoche più contraddittorie di tutti i tempi. Precisamente ci troviamo nel 1870, trentatré anni dopo l'ascesa al trono di Victoria e nove dalla morte del suo adorato marito Albert. Un periodo complicato per la monarchia inglese, la sovrana infatti vive costantemente in lutto, nel ricordo dell'intelligenza e dell'amore del principe consorte, e decide di ritirarsi nelle sue dimore sull'isola di Wight e in Scozia, affidandosi alle cure del rude John Brown. A Londra si crea dunque l'occasione per tramare ai danni della Corona, i repubblicani potrebbero riuscire a conquistare l'opinione pubblica, soprattutto grazie al comportamento dell'erede al trono. Bertie, primogenito di Albert e Victoria, non è certo il perfetto futuro re, sempre in mezzo a scandali sessuali e tavoli da gioco potrebbe essere lui stesso una minaccia per la monarchia. La storia la conosciamo, la Corona regna ancora viva e vegeta, ma Antonio Caprarica riesce a farci vivere davvero un periodo buio della monarchia, raccontandoci gli intrighi di palazzo e, soprattutto, la forza di una sovrana che va sola contro tutto e tutti e alla fine riesce a risorgere. Particolarmente apprezzato il focus sul matrimonio di Albert e Victoria, una storia d'amore che io adoro.
"Ogni capitolo è talmente ricco di avvenimenti, questioni diplomatiche, colpi di scena, intrighi amorosi e retroscena dell’età vittoriana da offrirci un affresco veritiero, completo per quanto possibile nei limiti di un libro, eterogeneo e acuto di un’epoca che affascinò tutti e ancora oggi ci fa sognare, sebbene erroneamente identificata soltanto nel sogno imperialista britannico, nei balli, nelle feste, nell’enorme ascesa inglese a livello mondiale. Eppure, tra queste pagine scopriamo che Londra non era solo questo: miserabili ridotti alla fame, malattie, quartieri degradati, sporcizia e polveri di carbone, mancanza di diritti, scontri, rappresaglie, attentati architettati in stanze segrete. Ecco, allora, perché “La regina imperatrice” è un libro che va letto da chiunque ami la storia inglese: poiché è realista, senza imbellettamenti né artifici, dunque un documento storico che – con le dovute differenze rispetto a un vero e proprio saggio – può tornare utile nella conoscenza dell’epoca vittoriana".
Chi meglio di Caprarica per descrivere e raccontare una delle sovrane più rappresentative e importanti del Regno Unito? In uno stile scorrevole, molto "English" e pacato, Caprarica ci racconta una Vittoria molto più umana di quella narrata dalle cronache ufficiali e in perenne contrasto con un erede poco meritevole del titolo di reale. Molto interessanti le vicende di sfondo alla narrazione, tra i tentativi di riforma della Camera dei Comuni e una nobiltà interessata solo a divertimenti e privilegi.