Harry Sidebottom costituisce una delle voci più interessanti dell'attuale panorama della narrativa storica. I motivi sono essenzialmente due.
Primo, Sidebottom è un accademico di provato valore, quindi leggendo un suo romanzo storico si impara sempre tanto tanto tanto e, ovviamente, la sua narrazione non può non essere pienamente credibile sul piano della ricostruzione storica. Secondo, Sidebottom non è un "conservativo" e ama introdurre elementi che, di solito, non fanno parte del "romanzo storico comune" (cioè quel romanzo in cui abbiamo un soldato/ufficiale che fa imprese militari o direttamente il punto di vista di un imperatore/re/console). Nel romanzo, ad esempio, Sidebottom aveva introdotto elementi tipici del romanzo d'azione moderno, in cui vi era cioè una "squadra" che doveva compiere una ben specifica missione in territorio nemico.
Anche in questo "Il ritorno del centurione" abbiamo elementi sperimentali per il genere. Anzittutto, l'autore lascia l'usuale ambientazione del III secolo d.C. e si sposta addirittura nella Calabria (allora Bruzzio) del II secolo a.C. Un cambio radicale! Da Impero a Repubblica, dall'Oriente alla più (per noi) vicina Italia meridionale. Cambia anche radicalmente l'ambientazione. Non più re, imperatori e popoli barbari, ma una colonia militare romana, Temesa, fatta per lo più di contadini e piccoli nobili, oltre all'ambiente geografico della Sila.
Dal punto di vista tematico, la sperimentazione sta nel voler introdurre elementi del genere "mistery" nel romanzo storico. Con Sidebottom, ovviamente, non abbiamo alcuna invenzione moderna calata in un contesto antico, ma un attento studio delle fonti che gli hanno permesso di scegliere qualcosa di "misterioso" adatto per l'antichità.
Un altro elemento di novità è costituito dal protagonista, Gaio Furio Paolo, legionario veterano che dopo pochi anni di servizio, in cui ha partecipato al sacco di Corinto del 146 a.C., torna a casa. Il passato del protagonista è parte viva del romanzo: molti capitolo sono infatti flashback sull'esperienza della guerra. E' proprio in guerra Paolo, oltre a conquistare una corona civica e del bottino, ha sviluppato quelli che noi oggi chiamamo PSTD, disturbi da stress post traumatico (sulla loro esistenza anche nell'antichità il dibattito storico è acceso) a seguito proprio degli eventi del sacco di Corinto. Tale disturbo si manifesta sotto forma di apparizione mitologiche da cui il protagonista è tormentato.
L'autore costruisce sapientemente l'ambientazione (colonia romana, la Sila, i culti locali, i contrasti tra romani e bruttii ecc) e l'atmosfera (un veterano che torna a casa e trova alcune cose cambiate, la freddezza degli altri ecc.). Entrambi questi aspetti hanno davvero "carattere" e contribuiscono grandemente all'immersione nel romanzo.
Ci sono però alcuni difetti, ovviamente. Il cuore del romanzo è costituito dai misteriosi omicidi che iniziano ad insaguinare la piccolo colonia poco dopo il ritorno del nostro Paolo a casa. Tali omicidi sembrano avere un carattere rituale (i corpi sono torturati e smembrati) e addirittura magico (si vocifera di un ritorno di un eroe mitologico locale), in linea con le credenze dell'epoca. Il nostro Paolo inizia ad indagare per scoprire la verità, sia perché vuole allontanare i sospetti dalla sua persona sia per altre motivazioni.
Il problema del romanzo sta proprio in questo: la trama. L'autore non riesce a creare la giusta tensione. Il mistero, che alla fine viene svelato, è abbastanza previdibile, così come lo sono i colpevoli degli omicidi. C'è un certo distacco emotivo e narrativo tra i capitoli-flashback che ho detto sopra e quelli ambientati nel presente. Le varie vicende, insomma, non si amalgamano bene. Per buona parte del romanzo la domanda sarà "ma tutti questi eventi accaduti a Corinto, come si connettono agli omicidi?". Senza dire se la risposta è positiva o negativa, dico solo che non mi ha lasciato soddisfatto.
Comunque, rimangono capitoli scritti dannatamente bene, come sempre per Sidebottom. Lo stile è fluido e scorrevole, ricco di dettagli evocativi. L'autore riesce davvero a farci cosa pensava e come si comportavano le persone dell'epoca. E' davvero un suo grande merito quello di riuscire a comunicarci in una ottima forma narrativa (come stile e parzialmente come trama) le sue grande conoscenze di accademico e storico.
Infine, nota di demerito per l'editore, che ha cambiato il titolo da un più sobrio "The return" in questo "Il ritorno del centurione", il cui protagonista... non è un centurione! Passi per la copertina con dei soldati romani di epoca sbagliata, ma un titolo così è decisamente fuorviante, oltre che falso.
In definitiva il mio voto è 5, nonostante le perplessità che vi ho detto sulla trama. Per me è comunque perché, personalmente, in un romanzo storico cerco anzitutto la possibilità di apprendere cose nuove e in secundis una trama avvincente. Per qualcun altro potrebbe essere un 4, o forse anche un 3 se, come è legittimo che sia, chiede ad un romanzo anzitutto intrattenimento e tensione narrativa e solo in seconda battuta una funzione "didattica".