Caro Sig. Glattauer, le ho mai raccontato di quella volta che mi era finito il caffè, e la vicina di casa non ne aveva?
A parte gli scherzi, partiamo dall'inizio: la storia.
Al giorno d'oggi, l'amore nato su Internet, non è sicuramente una grande idea, nel senso che adesso è diventato eccezionale innamorarsi incrociando il proprio sguardo per la prima volta in un bar.
Eppure, cari i miei lettori, nonostante le mie premesse sul caffè, io sono una tipa romantica. È difficile a credersi, ma è la pura verità. ù_ù
Ragione per cui, nonostante la trama non si possa dire originale, ho preso questo libro, confidando di leggere un vero e proprio codice cavalleresco di altri tempi, solo adeguato all'evoluzione della tecnologia. Essì, perché in fondo, le e-mail, che cosa sono se non le vecchie care "epistolae"? E a tutti è capitato di inveire contro le nostre nonne o mamme, quando abbiamo scoperto che le loro lettere d'amore.. no, non le hanno conservate "..Perché? Che le tenevo a fare? Ah, però erano bei tempi, tuo padre/tuo nonno, mica s'addormentava sul dondolo come adesso!", quando noi invece, avremmo voluto immergerci nella loro storia d'amore fatta di parole, allusioni.. e niente più. Era questo il bello!
Perché è questo il sapore che io volevo ritrovare in questo libro.
Peccato che Lei abbia voluto impacchettare la storia con una carta da regalo surreale. Per carità, scritto benissimo, ma decisamente insipido. È matematicamente impossibile che una corrispondenza del genere si possa svolgere in questo modo ai tempi nostri. Così forse la terrebbe mia mamma oggi, con la mentalità di ieri.
Dai, Glattauer, ammettilo, ti sei mantenuto troppo sulla favola.
Il mistero di non volersi conoscere ci stava tutto, ma due persone normali dopo tre e-mail, avrebbero ad esempio già incominciato a darsi del tu, in modo naturale, senza forzature, senza per questo apparire dei volgari e loschi personaggi che sporcano la storia. Invece tu hai voluto forzare la mano. Questi due poveracci si danno del tu, appena a fine libro, giocano a stuzzicarsi e a lanciare sassetti, salvo nascondere immediatamente la mano, per non farsi scoprire e per paura di perdersi appena il gioco si farà veramente serio. Tutto bellissimo, però non puoi allungarmi questo benedetto balletto da gambero per tutto il libro.
E la trovata dell'amica di lei? Vogliamo parlarne? No, non parliamone perché c'è gente che non l'ha letto, e non mi piace fare recensioni spoiler.. comunque ti dico solo che era assolutamente inverosimile e lontana mille miglia da come potrebbe andare nella realtà.
Adesso tu dirai, caro il mio Sig. Glattauer: "Ma i libri, non è che sono dei documentari, i libri servono per far evadere, i libri ti fanno sognare".
E no!!! Qua ti sbagli.
Perché dipende dalla base su cui decidi di impostare un libro.
Se mi avessi raccontato di due che si incontrano nel subconscio di una seduta spiritica, e si ritrovano a condurre un ménage à trois con la medium, pur di far continuare la loro storia d'amore, ecco, io ci avrei "creduto" fino alla fine, perché saresti partito da una premessa poco plausibile per raccontare l'impossibile.
Ma qui utilizzi una base che ormai è alla portata di tutti, perché tutti abbiamo conosciuto gente su Internet, tutti ormai ci siamo fatti i nostri segreti pensieri sulla vita di uno sconosciuto su cui ci siamo imbattuti per caso sul web. E quando hai delle premesse del genere, le possibilità sono infinite, ma escludono categoricamente che la "gestione" di una storia eterea e delicata, nata in questo modo , si possa svolgere come l'hai descritta tu.
Unica nota di merito: l'ultima pagina. La fine più o meno me l'aspettavo così, ma mi hai sorpreso lo stesso. Secondo me è perché non sapevi come continuarla o farla terminare. Però, sta di fatto che mi hai sorpreso. Anche se ridurre un libro a cinque righe di merito, per di più in ultima pagina, è riduttivo, lo ammetterai anche tu, no?
Ti do tre stelline per lo stile. Scrivi bene. Una maestra, nella tua pagella potrebbe scrivere: "Il ragazzo ha delle buone potenzialità, che ahimé, sfrutta solo a metà."
Quindi, che le devo dire ancora, caro Sig. Glattauer? (recupero il Lei, dopo essermi abbandonata senza accorgermene a darle del Tu per metà della recensione)
Si impegni... la prossima volta.