Da decenni la sociologia e le scienze umane analizzano il progressivo disgregarsi dei legami e delle relazioni. Non stupisce dunque che la solitudine sia considerata una delle maggiori insidie della nostra epoca. Media e opinione pubblica la descrivono come un morbo da combattere. Governi e istituzioni per la salute pubblica si sono mobilitati. In pochi, però, sottolineano che la situazione contemporanea è il frutto di una precisa evoluzione storica. Mattia Ferraresi indaga con straordinaria lucidità le radici di questo fenomeno. E illumina il colossale paradosso che lo ha generato: lo scardinamento delle connessioni profonde con l’altro è, infatti, al cuore del progetto di emancipazione della modernità. Proprio il modello liberale ha posto le basi per una società fatta di soggetti che hanno scelto la solitudine quale via maestra verso l’autocompimento. Nel divincolarsi dalle autorità, dalle gerarchie e dalle costrizioni tradizionali che lo opprimevano, l’uomo moderno si è così ritrovato solo. Il suo ideale di liberazione si è trasformato, oggi, in una prigionia.
innanzitutto è un saggio. Un saggio parecchio rivelatore, che parte da Dante passa per Leopardi e Houllebecq, fino al Joker di Phillips per arrivare alla conclusione che se questo mondo si capisce sempre di meno, se ci capiamo tutti, sempre di meno è anche (se non soprattutto) una questione di solitudine. Vuoi per scelta, vuoi per conseguenze urbanistiche, sociali, social e media. Prendiamo sempre in più la scelta della solitudine, in parte per una questione di benessere psicologico e in parte come minore dei mali. Il problema è che se il tutto si vede dall'alto diventi una specie di Torre di Babele dove nessuno vuole rinunciare al proprio status e la società, consequenzialmente, si disgrega. Il libro di Ferraresi spiega questo, nel dettaglio e in maniera consistente. Apre gli occhi su qualcosa che è nascosta in piena vista.
Partiamo dai punti di forza: è ben scritto e, soprattutto nella prima parte, non mancano spunti di riflessione interessanti e dati su cui riflettere. E dunque? Be', al di là che la seconda e soprattutto la terza parte sono più noiose ed ho avuto l'impressione di un mero sfoggio nozionistico, quello che mi ha davvero disturbato è che ho avvertito un chiaro invito ad abbracciare la religione (lui dice 'qualsiasi', ma è evidente che si richiama quasi unicamente al Cattolicesimo) come antidoto alla parcellizzazione solitaria delle società moderne, di cui addita quelle che a mio avviso sono delle conquiste come mali disgreganti che ci hanno condannato ad capsule solipsistiche. Il diritto di abortire, il femminismo, il laicismo, il diritto alla privacy...tutti serpenti tentatori che hanno condannato l'uomo alla cacciata dall'Eden. Solo il recupero della dimensione religiosa ci salverà, così come il ritorno ai ruoli tradizionali. Ma scherziamo??? Tutto il discorso sulla Torre di Babele non solo non mi ha convinto, ma l'ho trovato piuttosto delirante.
"la solitudine è diventata un allarmante fenomeno di massa proprio quando abbiamo realizzato in massimo grado le nostre aspirazioni di indipendenza."
Grande libro che in poco più di 200 pagine indaga sulla condizione umana contemporanea e ne descrive la via con la quale vi si é arrivati. Con una prosa asciutta e giornalistica Mattia Ferraresi é bravissimo a collegare politica letteratura filosofia e informatica in una ragnatela di informazioni con al centro la solitudine dell' essere.
Un saggio divulgativo sul tema della solitudine. Si parla dei gravi problemi di salute causati da questo dramma, ma è solo l'inizio. Subito dopo si va più in profondità, con una critica alla società moderna, che porta in sé stessa, nelle sue radici, le cause di questo disagio.
La solitudine non è un incidente di percorso ma l'esito inevitabile di scelte politiche e sociali precise. Solitudine e smarrimento come stati esistenziali dell'uomo moderno.