3.5
Boccadorso è stato un libro molto difficile da leggere.
Non tanto per le sue tematiche o per le atrocità subite in miniera, ma perché è l’incubo dei grammar-nazi. Seriamente, pensavo di piangere sangue all’inizio della lettura.
La storia è narrata sotto forma di diario da Newt, un ragazzino che ha passato buona parte della sua breve vita nei meandri di Boccadorso e sta imparando a leggere e a scrivere. Ergo, il testo è impregnato di tutti gli errori ortografici del caso.
Considerando che questo libro è destinato ai ragazzi, non so quanto sia utile per l’apprendimento dell’italiano… e non voglio saperlo.
Mettendo da parte questo grosso problema logistico, la storia in sé non è così malvagia. Per riassumere la trama in una frase si potrebbe definire come: “cosa sarebbe successo se Katniss Everdeen fosse finita a lavorare in miniera invece di offrirsi volontaria per gli Hunger Games.” E il paragone con Katniss non è messo a caso.
Boccadorso è un romanzo claustrofobico e crudele data l’ambientazione, colmo di lavoratori sfruttati e deperiti che vivono in condizioni atroci. Spremuti fino all’ultima goccia d’energia, vengono tenuti sotto il torchio del Signore, padrone della miniera che viene paragonato in continuazione a Dio. Hanno il divieto d’assemblea, devono pagare per poter usufruire degli strumenti che servono per il lavoro e la vita scorre così, cadenzata tra morti ed esplosioni.
Newt non ha prospettive migliori, perché la miniera è l’unica cosa che conosce, ma tutto cambierà con l’arrivo Devlin. Dapprima restio a sopportare il nuovo arrivato, Newt si sentirà stranamente attratto da lui e dalle sue idee tant’è che s’installerà una scintilla pericolosa: la speranza.
E vai con la ribellione!
Ma non sarà un percorso facile e privo di rischi.
Tra controllo, favoritismi, morti, stupri, violenza e chi ne ha e più ne metta, Boccadorso non ci va leggero con i traumi fisici ed emotivi che soffrono i personaggi nel quotidiano. Per quanto crudele, il realismo ci piace. Inoltre, ho apprezzato molto l’elemento religioso presente nella trama. A prima vista sembrerebbe quasi scontato, ma in realtà è uno dei modi più spregevoli con cui il Signore ha pieno controllo della miniera e dei suoi operai. È stato un buon tocco di classe per una storia che di classe non ha nulla.
Questa tematica va a scontrarsi con l’operato di Thomas, il più meritevoli di tutti. È proprio lui a insegnare a Newt e agli altri ragazzini l’importanza dell’alfabetizzazione e delle storie. Motivo per cui ho davvero apprezzato il suo personaggio. Un uomo erudito dall’inizio alla fine. Aggiungo anche l’ottima l’evoluzione del personaggio di Newt, ma per motivi di spoiler non approfondisco.
Per concludere, credo che il problema principale del libro sia stata proprio la narrazione. Certo, lo distingue dagli altri per la sua peculiarità (e il risparmio di editing), ma a mio avviso non è riuscita a creare l’empatia necessaria per trattenere il lettore verso la fine del romanzo. Mi aspettavo molto di più date le premesse (e più effetti pirotecnici), lo ammetto, ma sopratutto mi è dispiaciuto che non ci sia stato il giusto impatto alla morte di alcuni personaggi. Non di tutti, sia chiaro, perché sono rimasta basita diverse volte per come gli avvenimenti hanno preso una piega più che cruda.
Ciononostante si è rivelata una “piacevole” avventura, una di quelle che nel loro piccolo possono essere ricordate nel tempo. Se riuscite a schivare lo scoglio della grammatica, potrebbe essere un spunto per una lettura diversa dal solito.